Ho pianto.

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Giuseppe Gradella photographer

 

È successo di nuovo. Ho pianto.

Mi sono guardata allo specchio; ho sporcato ancora una volta i miei occhi di rimmel; ho sentito dolore; ho avvertito l’incomprensione delle mie parole da parte di chi amo; ho urlato parole che avrei desiderato fossero sassi da scagliare; ho fatto un giro dell’isolato per prendere aria e le lacrime si sono cristallizzate sulle guance come stalattiti; ho messo le mani in tasca stringendo i pugni; ho allungato il passo per non sentire il freddo nelle ossa; ho ripreso in mano il telefonino con l’intento di chieder(ci) scusa; ho ripensato a mia madre; ho risentito il dolore lacerante perforarmi lo stomaco; ho avuto di nuovo paura di dire “ti amo”; ho desiderato che mi fosse detto “ti amo”; ho ripreso il controllo di me stessa; ho sentito i miei tacchi sopravvivere in un vicolo solitario; ho trovato la strada chiusa e sono tornata indietro; sono rimasta a sentire che suono avesse il silenzio; ho ripensato alle persone che amo; ho pensato che io ci sono sempre ma non c’è mai nessuno per me; ho pianto di nuovo; ho asciugato le narici sentendomi sola come quando ero piccola; ho pensato che non era giusto, ma che ancora ne vale la pena piangere; ho riflettuto sul giorno in cui nemmeno questo avrà più un senso; ho pensato che non volevo avere ragione anche se avevo ragione ché la ragione non mi serve a niente e non mi ha mai dato soluzioni; ho pensato che ho paura che le cose arrivino a complicarsi al punto che soffrirò come tutte le altre volte; ho trattenuto la rabbia; ho rinunciato a scrivere il messaggio che avrei voluto scrivere; mi sono messa a scrivere al buio così che nessuno potesse notarmi; ho bevuto un caffè amaro come la saliva che sentivo provenire dallo stomaco; ho pensato che non voglio rinunciare alla mia felicità; ho pensato che voglio più tempo per me stessa; ho pensato ai miei venti anni e mi sono morsa le labbra; ho pensato a quante cose ancora dovrò scrivere e leggere prima di dirmi completa; ho raggiunto subitaneamente la consapevolezza che non sarò mai completa; ho pensato che la prossima settimana è Natale e mia madre mancherà ancora; ho pensato anche a mio padre; ho sorriso a denti stretti e ho ingoiato l’ultimo groppone per oggi.

Ho pianto. Ora sorrido. Magari domani torno a piangere di nuovo e non lo scriverò, perché non voglio che tutti lo sappiano.

Certe lacrime devi tenerle dentro, è giusto così, che alla gente alla fine mica importa delle tue lacrime.

Ognuno asciughi le sue, che è meglio.

Letizia Turrà

ph: Giuseppe Gradella

2 pensieri su “Ho pianto.

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