Il mio cuore sepolto.

Vorrei incontrarti e chiederti come stai, come stai col tuo corpo, col tuo sorriso, se è ancora quello di un tempo o se qualcosa nel frattempo è venuto a mancare; se in questo spazio, tanto indefinito e lontano da noi, tu abbia trovato il tuo modo di esistere e di stare al mondo.

Ho pensato di scordarti, ho provato a cancellarti, ho strappato le tue foto, ti ho pensato nei momenti peggiori pretendendo quasi la tua cattiveria, in cambio. 

Tuttavia, a poco è servito tentare di annientare una parte del mio cuore che volevo vedere sepolta.

Sono stata capace di pensare che potevo farlo. Ma se ora ti vedessi, se solo ora ti avessi qui di fronte a me, so che forse una lacrima solcherebbe il mio volto, una patina oscurerebbe il mio sguardo, dilaterebbe la mia pupilla, mi sporcherebbe la faccia di trucco.

Probabilmente le mani tremerebbero, il cuore accelererebbe il suo battito. 

Tenterò in ogni modo di cancellarti, di spodestarti dal posto sul quale ti sei insidiato con assoluta violenza.

Seppellirò questo cuore, giuro che lo farò: la terra umida lo divorerà e inghiottiranno le radici tutto ciò che ne resta. 

Vorrei incontrarti e chiedermi come stai, senza tutto ciò che è stato. E se mi sentissi dire che finalmente stai bene allora vorrei poter sorridere, per smettere di soffrire.

Letizia Turrà 

ph: Andrea Torres Balaguer

Sono una di quelle…

Sono una di quelle cresciute con le audiocassette, l’anoressia, il bullismo, le carezze brevi ma incisive di mia madre e dei miei nonni, gli insulti di chi non mi comprendeva.

​Sono una di quelle che ha inciso sui vinili, frequentato le discoteche, vissuto gli anni belli e bui di una città senza tempo.

Sono quella dalle confidenze notturne mai rivelate a nessuno, quella dalle foto in bianco e nero, quella ancorata al passato ma fiduciosa nel domani.

Sono una di quelle vendicative se occorre, materna sempre, ingenua con chi lo merita.

Sono me stessa sempre, e mi voglio bene con tutti i miei difetti, le mie ferite, le sconfitte, le vittorie di chi sa che ogni giorno vivere è una fortuna, un privilegio.

Sono una di quelle che non dimenticano il bene ricevuto, e ci pensano bene prima di restituire il male, perché il male non serve, non fa crescere.

Ed io voglio crescere consapevole e fiera, ogni giorno di più; voglio essere quella persona che in futuro incontrerò, che potrebbe essere di ispirazione per me e alla quale affiderò la mia mano sapendo di stare facendo la cosa giusta.

Letizia Turrà

PH: Alessandro Accordini (sito https://www.lensculture.com/alessandro-accordini-1982?fbclid=IwAR0fmxTk_FevU-gxOdlJj-IzGasPYphtndX2TshZpjYmnKP0d5f_Wgwm-lQ)

Sito Facebook https://www.facebook.com/alessandro.accordini.82

Vorrei tu fossi…

Vorrei tanto tu fossi la mia pace, la mia terra, l’anello da portare al dito, la fede in Dio che ho perduto. Vorrei tu fossi il perdono che non riesco a concedermi, la nostalgia del mare, l’acqua che penetra nei miei polmoni e mi fa sentire di affogare. Vorrei tu fossi la mancanza, il desiderio anelato, la mia rabbia che trova un rifugio. Vorrei tu fossi le parole che non ho detto, le urla che ho fatto scivolare nel vento, i libri su cui le frasi ho sottolineato, il taccuino in tasca che aspetta di essere aperto. Vorrei tu fossi ghiaccio, poi sole, poi lacrima e infine pioggia.​

Vorrei tu fossi passato e invece resti incastrato qui, in un presente senza tempo, né risoluzione.

Letizia Turrà

ph: Annemarieke van Drimmelen

Leggende e misteri sul Cimitero Monumentale di Milano – PVLVIS ES ET IN PVLVEREM REVERTERIS

Il Cimitero Monumentale di Milano racchiude al suo interno una storia lunga e piena di mistero. Venne inaugurato dopo un travagliato periodo il 2 novembre 1866 e qualche anno dopo divenne sede del primo forno crematorio d’Europa. Il forno venne finanziato dall’imprenditore massone Alberto Keller con una cospicua offerta (fu osteggiato dalla Chiesa che ne vedeva un ingresso diretto all’inferno).

Le statue che qui troverete trasformano questa ampissima superficie di 250 mila metri quadrati in un museo a cielo aperto, silenzioso e riflettente la poetica che un tempo legava l’uomo alla morte, che qui viene glorificata rendendo giustizia alla poesia che la vita rappresenta.

Molti sono i riferimenti e le simbologie rappresentate su alcune lapidi o edicole appartenute alla Massoneria, associazione su base iniziatica che lega molte delle sue attività a un complesso cerimoniale esclusivo ed esoterico. Ne sono un esempio i simboli riportati del compasso, le squadre, l’occhio, il triangolo, la stella a cinque punte, l’àncora…e molti altri.

​Le celebrità sepolte venivano selezionate in base a criteri definiti nel 1884 da una commissione che indicò tre categorie: gli illustri, i benemeriti e i distinti nella storia patria.⁣⁣


⁣⁣​Molte le leggende e i misteri che qui prendono vita. Nel famedio troviamo la tomba del Manzoni realizzata ​dall​o​ scultore Giannino Castiglioni.​ Su essa v’è una piccola storia che narra di quando la tomba fu aperta da alcuni operai per via dell’insediamento del basamento su cui ora si trova; pare che un raggio di luce, illuminando la bara, fece apparire il corpo del Manzoni fosforescente (si trattava ovviamente di un’illusione ottica, dal momento che la salma, imbalsamata, si trova in una teca di vetro). Di conseguenza, anche la leggenda sul lungo mantenimento della salma è facilmente esplicabile, data l’imbalsamazione di Manzoni.

Un altro mistero riguarda le spoglie di Giuseppe Parini che morì nel 1799 e la cui tomba fu spostata dal cimitero della Mojazza​ verso il Monumentale​.​ La sua salma, però, non raggiunse mai il Cimitero Monumentale. ​ ​Alcuni sostengono che i resti vennero smarriti durante il trasporto, mentre alcuni operai sostengono di essere giunti sul posto e di aver trovato la tomba vuota. Cosa potrebbe essere accaduto? ​Non lo sapremo mai.

​Altri personaggi illustri sono ivi sepolti, tra i quali​ Carla Fracci, Alda Merini, Salvatore Quasimodo e molt​i sono i monumenti commemorativi nella parte inferiore​ per le più spiccate personalità politiche e le eccellenze italiane.

Il punto che più lascerà colpiti è quello dove è situato il primo forno crematorio d’Italia, ormai in disuso. 

PVLVIS ES ET IN PVLVEREM REVERTERIS – recita la scritta sopra i forni davanti ai quali troneggiano due bancali ricoperti di sacchi, opera del famigerato Maurizio Cattelan. L’opera “Lullaby”​ ​- NINNA NANNA​ – è stata realizzata dall’artista raccogliendo in sacchi ​le macerie del PAC- Padiglione d’arte Contemporanea di Via Palestro, causate da una bomba nell’attentato di matrice mafiosa del 27 luglio 1993.

Questa esposizione presso il Cimitero Monumentale è particolarmente significativa in quanto oltre al suo valore artistico e simbolico, si propone come memoriale per le 5 vittime che in quell’attentato persero la vita.

La Necropoli identifica la “città dei morti” ed è un’area prestigiosa dove gli esponenti dei casati più agiati​ bramavano di essere sepolti.

L’Edicola​ ​Campari ​(proprio lui, quello famoso per l’aperitivo) con la sua maestosa lunghezza di 8 metri (il massimo della concessione per lo spazio) ​è un vero capolavoro: si tratta di un gruppo scultoreo realizzato in bronzo su un massiccio basamento.⁣
⁣​L’opera è dello scultore Giannino Castiglioni e r​appresenta l’Ultima Cena. 


Inutile dire che, ogni volta che vi capiterà di tornare in questo luogo, non potrete fare a meno di restarne affascinati. 

Qui si trova anche il cimitero Ebraico, in gran parte trascurato. Sono moltissime le tombe dei bambini. Troneggia la cappella della Famiglia Segre e di molte altre famiglie importanti.

Q​uesto è sicuramente uno dei luoghi più importanti ed evocativi per la città di Milano. Tutti ci ritroveremo lì, diretti verso l’unica tappa comune a tutti gli esseri viventi.

La morte sublima l’amore nell’eternità. Proprio come recita la scritta posta su questo arco: Morte non scioglie amor ma lo sublima e nell’eterna speme lo rafferma“.

​Letizia Turrà

ph: Letizia Turrà, ottobre 2022

Non sono mai la stessa persona.

Come tutte le donne, non sono mai la stessa persona.

​Posso essere assai semplice, e complessa allo stesso tempo.

Posso essere profonda e allo stesso tempo avere voglia di inseguire qualcosa di superficiale, che non mi avviluppi nella tremenda noia del prendermi troppo sul serio.

Posso essere una grande ascoltatrice, e allo stesso modo parlare senza sosta.

Posso avvertire il canto di cose tanto lontane che pochi potrebbero udire, e allo stesso tempo chiudere le orecchie per il troppo rumore.

Posso dormire al buio e nelle ore di luce.

Posso essere una grande amica, e allo stesso tempo lasciare andare coloro che mi hanno delusa, soprattutto se li ritenevo amici.

Posso trattarti bene o male, a seconda del tuo atteggiamento.

Posso trattenere con me un bene a lungo e nel frattempo, accettare di portare in tasca solo l’effimero.

Il più grave errore sarà ritenerci scontate, tentare di farci sentire inferiori o poste in secondo piano rispetto a un’altra donna, manipolarci per ottenere il nostro consenso.

Una donna non si inganna.

Amarci è la sola alternativa, comprendendo che in ognuna di noi si celi un oceano di segreti, e che in noi dimorino sentimenti spesso contrastanti.

Letizia Turrà

Ph: Charles Etomora

Un modo per meditare.

Credo che sia necessario mantenere uno spirito positivo e un animo sano, scevro da ogni sporca convinzione portata da un altrove spesso troppo differente da noi.

Abbiamo davvero poco tempo per lottare contro i mulini a vento.

Le energie vanno preservate, utilizzate per scopi benefici e per donare quanto di più prezioso abbiamo a chi ne ha davvero bisogno.

Se non applichiamo questa pace quotidianamente, allora non troveremo mai il modo di vivere nella serenità che tanto ricerchiamo negli altri, quando in realtà si cela già dentro di noi.

Meditate su quanto state seminando, perché il raccolto sarà la risposta.

Letizia Turrà

Sto soffiando sulla tua fronte.

Sto soffiando sulla tua fronte, puoi sentirlo?

Ora soffio nella tua bocca, in quella piccola fessura dove più volte il mio nome s’è fatto spazio.

Ora ti soffio sul cuore, poi sollevo la tua mano destra e insieme tendiamo le braccia verso l’alto facendo finta di volare.

Puoi sentirlo? Puoi vederlo, vedermi?

Vago cieca per le strade, sorda e muta come qualcuno che non esiste. Solo, cammino come farebbe chiunque possedesse un paio di gambe robuste e forti.

Ma sono gambe pesanti, ingigantite da traumi.

Ora ti tengo la mano, puoi stringerla anche tu? Forniscimi l’illusione di essere ancora qui. Fa che il mio canto leggero diventi musica che riempie gli spazi dello spazio dove tu, ora sei.

Chiudo gli occhi, sono una bambina: c’è una festa con tanti addobbi fatti di carta e plastica colorata; ci sono tre pagliacci grandi e grossi che sorridono con i loro occhi scuri e dei vestiti giganti; c’è mio padre pettinato con la gelatina e abbigliato con un vestito beige e una camicia larga color panna che si stringe fin sopra il collo donandogli ancor più le fattezze di un ramo secco.

Io e Jonas siamo vestiti per bene, puliti e profumati come due gemme; posso avvertire il peso del mio codino posto in cima alla fronte che mi fa sentire ridicola. La mamma siede su una sedia con l’aria affranta e gli arti gonfi; non le importa di perdersi la festa. Non festeggia da anni alcuna ricorrenza.

Come una mano mansueta la musica lontana mi sfiora il volto bagnato da lacrime sbarazzine. 

Mi sento inquieta perché ho sempre odiato i pagliacci. Dicono bugie: lo vedi quando ridono, che stanno fingendo; si intravede dal rossetto sbavato sui denti quando gesticolano disarmonicamente e poi subiscono le risate malsane del pubblico.

Solo chi, come me, costretto da sempre a portarsi addosso un mare di odori e di sapori della gente che incontra, può avvertire la loro tristezza profonda, uguale alla mia.

Letizia Turrà

Vigile attesa

Ci sono persone che costruiscono ponti e intraprendono emozioni alla stregua di un volo e poi ci sono io, che spesso rimango in “vigile attesa” rispetto alla vita che ho scelto di praticare: prendo tempo per respirare e attendo che qualcosa cambi, e ancora pazientemente resto in attesa di qualcosa che arrivi, mentre lentamente cambio e muto io; io che lascio fare alla vita per la maggior parte del tempo e che nel mio lento trasmutare mi scopro sasso e poi alga e fiume e ancora acqua, che sfocia nel mare.
Ci si concentra di più sulla vita semplicemente restando fermi, a volte.

Letizia Turrà

Tu sola sei un minuto di silenzio in questo mondo pieno di grida…

Lacrime di legno è stato pubblicato molto tempo fa (dico questo forse perché due anni e mezzo per gli scrittori prolifici che incontro sui Social rappresentano un’eternità).

Tutti pensano che se non scrivi ogni mese allora hai smesso di farlo per sempre; che se non canti allora hai deciso di appendere il microfono al chiodo, e così via.

Tuttavia, ogni cosa che ho prodotto con la mente e con il cuore ha richiesto un lento processo dovuto prima di tutto al rispetto di ogni mio singolo cambiamento che a sua volta ha comportato innumerevoli ore di sonno perse e una marea di incertezze e/o crisi personali alle quali sono grata, per avermi reso la persona che sono oggi.

​Tutti si aspettano che il proprio libro diventi un film; nel mio caso è diventato un brano musicale, come meglio si confà ad una cantante con il mio trascorso.

Gabriele Granducci, che ha amato molto questo libro, ha scritto un brano che ha personalmente musicato, dedicato proprio a questo pezzo di anima che mi rappresenta.

Molti non sanno che questo libro è stato scritto per mia madre, nella speranza che i “senza voce” un giorno potranno essere uditi da tutti. Ne parlo molto poco ma la sua costruzione è stata ponderata, delicata, strutturalmente complicata poiché ho usato un narratore maschile per affondare mani e corpo in una storia difficile e pregna di contraddizioni. La foto è una delle prime che iniziai a scattare dopo l’acquisto della mia reflex: rappresenta uno stormo nei cieli di Roma al tramonto di una giornata di settembre. Il volo di quegli uccelli mi aveva accompagnata per una buona parte del tragitto, così avevo voluto rendergli omaggio con questa immagine.

Fu un momento magico, che andava fermato. Così come avrei voluto afferrare le mani e la vita di mia madre, vietandole di andare via.

Ecco cosa è per me Lacrime di legno. Lacrime che si fermano su un volto giovane, ma trasformato in antico da una malattia devastante. Chi poteva o doveva parlarne, se non io?

Merita di esistere, come molti altri libri che ho letto.

Mi sento onorata per il gesto di Gabriele, ma so perfettamente che le parole non riescono a rendere giustizia a ciò che sto provando.

Perciò vi incollo qui le sue, semplici e dirette come è lui, una persona preziosa che la vita ha messo sulla mia strada.

Questa è la storia di Giulio

curava il cimitero di paese

Angelica non era morta

era solo andata via…l’unica che avesse amato.

Così mordeva il giorno col sesso

un’ora ostinata e senso di vuoto

Tu sola sei un minuto di silenzio in questo mondo pieno di grida

Tu sola sei un minuto di silenzio in questo mondo pieno di grida

Un giorno eccola di nuovo

“Vieni via con me” – gli dice

“Aiutami a raggiungere mia figlia, sarà il nostro ultimo viaggio”

Lei ha una condanna nelle vene

ma lui si emoziona ancora

E via on the road again

con lacrime di legno…

Tu sola sei un minuto di silenzio in questo mondo pieno di grida

Tu sola sei un minuto di silenzio in questo mondo pieno di grida

…Tu sola sei un minuto di silenzio in questa testa piena di grida!

​Grazie Gabri!​

Link per acquisto libro https://www.amazon.it/Lacrime-legno-Letizia-Turr%C3%A0-ebook/dp/B07B3R93DL/ref=sr_1_4?qid=1655976662&refinements=p_27%3ALetizia+Turr%C3%A0&s=digital-text&sr=1-4&text=Letizia+Turr%C3%A0

Qualcosa che capovolga la giornata…

Mi sentivo sola, così ho deciso di cucinare qualcosa di confortevole. Devo ancora metabolizzare qualcosa che resta bloccato qui, in fondo allo stomaco.

La musica triste in sottofondo poteva migliorare le cose.

Mi sentivo comunque sola, ma in qualche modo velatamente felice nell’attesa che qualcosa avvenisse.

Ho preparato la pasta al forno con besciamella e olive, una cosa che non faccio così spesso.

Ho messo in sottofondo Shawn Phillips e la mia mente si è capovolta riportandomi a giornate d’infanzia.

Mi sentivo ancora sola.

Poi è venuta Claudia, m’ha portato le ciliegie e tutto sommato ora va bene.

Pochi gesti che cambiano le giornate.

Di questo sono in cerca.

Leti

Pensiero del giorno #3105

Ciò che ammiri negli altri, è qualcosa che già tu possiedi dentro di te.

Così come la forza, la fede, la reciprocità, la comprensione, la crudeltà, l’amore profondo, la solitudine, la gioia; sono tutti sentimenti che già vivono dentro di te.

Fa in modo che diventino punti di forza, e non ti sentirai mai troppo fragile.

Letizia Turrà

Image: Ťømåš Ťhėəňđ

La scrittura

Ho sempre usato la scrittura come dono carnale, come liberazione da tutte le repressioni che noi esseri umani troppo spesso ci infliggiamo.

Se la scrittura non rappresenta uno strumento di evasione, di comunicazione, di discioglimento dei preconcetti, di salvezza per alcune vite, di supporto e stimolo, non vedo allora cosa altro possa esserlo.

Letizia Turrà

Idillio

Qui tutto è silenzio, qui mi sento bene,

i pascoli sono freschi e puri

e le chiazze d’ombra e di sole

vanno d’accordo come bambini giudiziosi.

Qui si libera la mia vita

fatta d’intensa nostalgia,

non so più cosa sia la nostalgia,

qui si libera il mio volere.

Una commozione silenziosa mi prende,

linee attraversano i sensi,

non so, tutto è intrico

e tutto è contraddetto.

Non odo più lamenti

e tuttavia ci sono nell’aria lamenti

lievi, candidi, come in sogno

e di nuovo non capisco più nulla.

So solo che qui tutto è silenzio,

niente più assilli e costrizioni,

qui mi sento bene e posso stare in pace

poiché nessun tempo mi misura il tempo.

Robert Walser

ph: Hélène Vallas

Pensiero del giorno #1705

Accade a molte persone, come è accaduto a me.

È incredibile come la nostra parte migliore ci metta molto, moltissimo tempo per emergere e restare a galla.

Da giovane fuscello molte donne si ritrovano a scoprire di avere una personalità e una identità forti quando sono ormai sormontate da chili, responsabilità e stanchezza.

È il bello della crescita, che ti fa vedere le cose in maniera più nitida, ti fa essere più schietta, meno avvezza al compromesso.

Richiede costanza ed enorme fatica fare quel salto; eppure la gioia risiede tutta lì, quando sai dire no e sai discernere ciò che ti occorre davvero, da ciò di cui invece puoi fare volentieri a meno.

Letizia Turrà

paint: Marcos Beccari

Non reprimere le tue emozioni. Non farlo mai.

-Non reprimere le tue emozioni; fa che vengano fuori, non importa quanto male faccia, una volta passate sembreranno un miraggio lontano e il dolore finirà per dissiparsi, diventando anche qualcosa di buono. Piangi, ma ricorda che sono qui e che possiamo chiudere gli occhi insieme. Chiudi gli occhi adesso, inspira col naso aria buona e fai fuoriuscire il veleno dalla bocca. Quella è aria di scarto, non ti serve, così come i pensieri negativi che ora accerchiano la tua mente.

-Sono stanca. Non so perché mi sento così, sono davvero stanca.

Non riesce a smettere di piangere. Non riesco a farla smettere, e mi sento improvvisamente impotente, venendo travolta da un profondo senso di inadeguatezza. So perfettamente come si sente perché io la sento, sono stata adolescente come lei, ho avuto bisogno di quell’abbraccio che al contrario nessuno sapeva o poteva darmi.

Quante cose sarebbero state diverse, se qualcuno mi avesse parlato con una tale prontezza. Ci vuole saggezza e coraggio per essere forti di fronte a tuo figlio che piange. Perché non è una persona qualsiasi, è qualcuno che è stato nel tuo ventre per tanto tempo e quel nutrimento che gli hai dato è diventato il pane quotidiano composto con un’infarinatura di litigi, incomprensioni, urla, baci, abbracci, delusioni, arrabbiature e riunioni con i professori, voti positivi e voti negativi, giornate partite bene, ed altre, iniziate e proseguite con fragilità.

Le chiedo allora di pensare a una valle verde: ci siamo solo lei ed io, sedute su un prato pieno di fiori gialli e bianchi; ci sono le montagne, nuvole bianche e grandi e un cielo azzurro come quello dei dipinti.

-Inspira e pensa a questa valle verde ogni volta in cui penserai a me.

Ci abbiamo messo un po’, ma alla fine è andata a scuola; i suoi occhi, già grandi, erano diventati enormi diamanti e brillavano a causa di quelle lacrime.

Il suo è un disturbo invisibile. Non si vede, è dentro la sua mente, una mente brillante e talentuosa avviluppata da un groviglio che a volte le crea enormi ostacoli e difficoltà, una caratteristica con la quale si nasce e che la rende ancor più speciale. Un disturbo neurobiologico che ha il nome di Dsa.

Noi ci conviviamo ormai troppo bene, ci siamo educati alla bellezza, contro ogni volere di una società che ti vorrebbe omologato. La bellezza è qualcosa che ti devi imporre di vedere, devi diventare cosciente della sua esistenza, devi sentire la sua presenza, devi afferrarla e apprezzarla, più che mai.

Così ho stretto più volte mia figlia e le ho ricordato di quanto sia bello e importante lasciarsi andare. Di quanto la stanchezza sia qualcosa che tutti sentiamo dentro di noi, persino io e suo padre quando fatichiamo a sollevarci dal letto la mattina per recarci al lavoro.

La stanchezza è anche bellezza, vuol dire che sei vivo. Oggi ho ricevuto un messaggio bellissimo, conteneva le parole di Peppino Impastato, ucciso nel 1978:

Educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Mi auguro che un giorno mia figlia potrà rappresentare il cambiamento nel modo di pensare delle persone che incontrerà e che vi sia una reale presa di coscienza di questo disturbo invisibile; che tutte le persone siano valutate per le loro qualità umane, senza più distinzioni né eccezioni.

Nel frattempo uso le mie braccia per avvolgerla, come ogni madre dovrebbe fare.

Sono qui e sarò qui ogni volta in cui, chiudendo gli occhi, vorrai scorgere la nostra valle verde.

Letizia (la mamma)

Siate gentili, siate pazienti.

Ciò che scriviamo o comunichiamo deve, necessariamente, essere anche gentile.

Non possiamo aspettarci che il mondo migliori, se privato della gentilezza necessaria per vedere fiorire ogni cosa che ci circonda.

La gentilezza è gratuita, non costa nulla. Tuttavia, fatichiamo ad applicarla perché preoccupati che ci porterà via molta energia.

I frutti della gentilezza, effettivamente, sono lunghi nel nascere, e richiedono infinita pazienza prima di risorgere dalla terra.

Il male corre più veloce e spesso i suoi frutti ci sembrano più allettanti.

Ma se coltivate con pazienza i semi della gentilezza, essi sapranno diventare più grandi e ogni giorno appariranno più lucenti.

Abbiate la pazienza di aspettare.

Siate gentili, siate pazienti.

Letizia Turrà

Fissa la tua attenzione su te stessa.

Fissa la tua attenzione su te stessa.

Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai.

Finisci sempre quello che hai iniziato.

Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.

Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.

Metti in ordine quello che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.

Smetti di autodefinirti.

Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.

Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti inutili.

Se non la possiedi, imita la fede.

Non lasciarti impressionare da personalità forti.

Non impossessarti di niente né di nessuno.

Distribuisci con equità.

Non sedurre.

Mangia e dormi lo stretto necessario.

Non parlare dei tuoi problemi personali.

Non giudicare né discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti.

Non stabilire amicizie inutili.

Sii puntuale.

Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo.

Parla solo di ciò che è necessario.

Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.

Realizza le tue promesse.

Georges Gurdjieff, lettera alla figlia Reyna d’Assia

Pensiero del giorno #1104

Ogni volta che ho il desiderio di partire per una vacanza, mi rammarica pensare di lasciare il mio orto incustodito, così non parto e questo non mi rende triste, né meno felice di chi si mette in viaggio.

La mia è stata una scelta attuata con coscienza, non invidio il viaggio di nessun altro e coltivo il mio orto perché so che mi darà buoni frutti.

Dovremmo applicare questo sano principio per tutto.

Allora smetteremmo di attendere che arrivi un evento esterno a cambiarci la vita; ciò che desideriamo davvero è già alla portata della nostra mano.

Letizia Turrà

Fa che la tua anima diventi un Giardino

Fa in modo che il tuo animo sia come un giardino.

Non un contenitore in cui inserire cose materiali, bensì un pezzo di terra, pronto per essere seminato.

Se tutti pensassimo alla vita come un Giardino, non servirebbe grandine né vento, per impedirci di credere che quello sia il più bel giardino fra tutti quelli conosciuti.

Letizia Turrà