La tua mancanza s’è fatta montagna

Tetons © Brian Bowen Smith

La tua mancanza s’è fatta montagna,

ghiaccio perenne che affonda nel cuore

ho provato a non pensarti, ho provato a odiarti

ho preteso di cancellarti come fossi un errore su un foglio scritto a matita

sarebbe bastata una gomma e magicamente ti saresti dissipata.

Non posso chiederti dove sei,

perché io so già dove sei: nel mio respiro, nel battito del petto,

sei nelle mani che qui sono rimaste a vegliare,

sei nella bocca che pronuncia parole,

nei sorrisi accennati che significano amore, rabbia, compatimento.

Sei nell’aria che respiro, nelle persone che incontro,

nelle foto che non sei stata tu a scattare,

nei silenzi che tanto amo, nelle mie provocazioni che a volte infliggo quasi non volutamente.

Sovente penso al fatto che ti ho amata perché sei distante,

perché non posso più averti, né goderti.

Forse se fossi sempre stata qui non ti avrei amata così,

non avrei apprezzato ogni tuo sguardo, né avrei compreso il tuo incedere lento.

Forse saresti stata un peso, o forse no.

La tua mancanza si è fatta montagna, è divenuta discesa e poi salita ripida.

A volte è più faticoso doverla sopportare.

Altre volte, è più semplice e tollerabile.

Eppure non mi dimentico di te neppure per un attimo.

Ti penso con l’incessante voglia di abbracciarti, con una ruggine che non si placa,

come un bambino che attende impaziente la mattina di Natale,

come la goccia che si affaccia dalla foglia esaltata per il fatto di cadere giù.

Letizia Turrà – To my mother

Dust Devil © Brian Bowen Smith

Ph: Brian Bowen Smith : Drivebys au Carl Gustaf

Contro la #violenza

#noallaviolenza #rispettoperledonne

woman's face

Troverai qualcuno che ti ami,

qualcuno che sappia quanto vali,

che ti tocchi solo per accarezzarti,

che ti stringa forte a sé consapevole che come te non c’è nessuno.

Troverai il bene sulla stessa strada che credevi di aver perso, a causa del male.

Troverai chi accetta i tuoi chili, le tue smagliature e le imperfezioni che spesso odi.

Troverai l’amore, proprio quando avrai smesso di aspettare.

Troverai il sole, e sarà bellissimo.

Tu…non smettere di cercare.

Letizia Turrà

L’amore di una mamma megattera

«Mamma è grossa, come una megattera. Anzi, la mamma è una megattera, perché sui suoi fianchi prominenti ci sorge il sole nei primi giorni d’autunno, quando stende fuori i panni che profumano ancora di sapone di Marsiglia e lavanda essiccata. Persino il suo canto ricorda quello delle balene di Dunkerque che vidi una volta sola, anche se nessuno mi crede. Ho chiesto a un sacco di persone al molo se avessero mai visto una megattera. Molti di loro mi hanno preso per pazzo, altri in simpatia perché forse hanno visto cose ancora più straordinarie di una balena, qui. Il respiro di mia madre quando stira assomiglia al fruscio delle onde che si sfregano fra loro portando sulla riva conchiglie e pesci morti. Amo il fiato caldo della mamma che si deposita sul centro della mia testa quando mi bacia la fronte, e poi la asciuga dalle goccioline di sudore. Sembra uno di quei soffi eterni destinati a non morire mai, proprio come le balene in balìa delle onde. Sento che la mamma è l’unica in grado di comprendermi, l’unica che sappia cosa mi passa per la testa. Proprio così, la mamma è la cosa più grande del mondo. E la mia, è una megattera».

Letizia Turrà
(2020)

📷Emma Hartvig

A prescindere da me.

Foglie secche che saltellano sulla statale come rane spaventate

Alberi scossi da un vento freddo e ostile

Tergicristalli esauriti da poche gocce di pioggia

Tutto cambia, a prescindere da me

Il tuo entusiasmo per le cose

L’ammorbidente che sceglierai

Il tuo proseguire e lentamente costruire

Tutto muterà, a prescindere da me

Un canto in lontananza

L’assenza, poi la mancanza

Il tuo sorriso nascosto, poi plateale

Il primo amore, le lettere strappate

Tutto avverrà, a prescindere da me

La tua lontananza per me disarmante

L’inchino davanti a un pubblico che sarà solo tuo

Le cose che non mi dirai per la paura di sbagliare

Gli errori che avrai commesso mentendo persino a te

Tutto questo sarà, a prescindere da me

I libri che ho scritto

Le pagine che i miei polpastrelli avranno solcato

I tuoi capelli stretti in un elastico

Quella stessa mano sulla tua spalla a dirti che andrà tutto bene

Tutto verrà cancellato, a prescindere da me

La felicità di sapere che nulla è eterno

Le pieghe di un vestito che mi starà stretto

Le critiche che ingoierò un giorno ridendo, e l’altro piangendo

Le rughe sul volto che faranno appassire gli occhi

I segreti che possiedo e che non rivelerò a nessuno

Questo tempo passerà, a prescindere da me.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0410

gray and red happily ever after wooden signage

Non credo nei fuochi di paglia, piuttosto credo che i rapporti si formino lentamente come acqua che scorre spontanea, e senza forzature.

Un giorno può esservi il conflitto, il giorno dopo la compassione, quello ancora l’immedesimazione, e infine il dialogo.

Gli approcci affettuosi violenti mi spaventano, perché celano in sé un disequilibrio.

Preferisco costruire nella verità, che stare lì a smembrare pezzo per pezzo un sentimento nel quale ho creduto fermamente.

Letizia Turrà

#Pensiero del giorno 1709

girl walking towards the sea

Siamo CHI scegliamo di ESSERE.

Non ci sono trascorsi che tengano, se non siamo noi a stabilire che quello che molti definiscono “passato” dovrà segnare il nostro cammino.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi: Io non sono i miei genitori.

Non sono ciò che mi hanno insegnato o il male che mi hanno fatto.

Posso scegliere di essere diversa da tutto quello che mi è stato inflitto o che è stato erroneamente tramandato attraverso i dialoghi sbagliati, i pregiudizi sul mio aspetto, quelle idee imposte che non combaciavano con i miei bisogni.

Non concederò l’alibi a me stessa di pensare che quello che mi hanno fatto possa influire su come mi comporterò nella vita.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi quanto siete importanti per voi e per il resto del mondo e dimenticare, anche solo per un istante, il male ricevuto.

Letizia Turrà

Essere orfani

Hanno qualcosa di differente negli occhi, gli orfani.

A volte orfani di carezze o di attenzioni che rendano migliori l’esistenza; molto più spesso prede di un’assenza trasformatasi in solidità, e reale consapevolezza d’esser rimasti soli al mondo.

Gli occhi dell’orfano si modificano diventando lago ghiacciato; basta un colpo malfatto nella crepa, ed ecco fuoriuscire di colpo l’acqua, copiosa, inarrestabile, che tutto modifica e tutto spazza via in un sol colpo.


Hanno la tenacia di chi vuole difendersi, gli orfani, di chi lotta per donare un sorriso a qualcuno che si sente triste per i più disparati motivi.


L’orfano può essere molto empatico e al tempo stesso trasformarsi nel peggiore omicida che tu abbia mai potuto incontrare.


Il distacco è la parte più viva nel loro inconscio, non faticano a lasciare andare le persone perché la vita ha chiesto loro di essere forti, più forti della roccia che raffigura ogni privazione.


Hanno il coraggio iniettato negli occhi, gli orfani, e tanta rabbia che imparano a domare con virtuosità.


Hanno la solitudine nel cuore, gli orfani, poiché sanno che nulla ci appartiene veramente, che tutto è destinato a terminare, un giorno dopo l’altro.


Se incontrate un orfano, riconoscerete subito questi tratti distintivi della sua personalità.


Poiché essere orfani non è qualcosa che trasforma solo noi, ma anche coloro che si imbattono sulla nostra strada.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0209

È così che faccio con tutto ciò che amo davvero: lo nascondo, sicura di stare proteggendolo.

Se assecondo troppo la luce del sole, temo di lasciare scoperto il cuore; così facendo rischierei di lasciare entrare chiunque si avvicendi.

Allora ancor più mi chiudo in me stessa, costruendo un involucro di sentimenti tutti differenti: il bene alla luce del sole, l’amore tenuto nascosto, al sicuro, dentro di me.

Letizia Turrà

Grazie per ciò che è stato.

È stato piuttosto triste, perché negarlo. Si diventa tristi anche quando si perdono piccole cose a cui davi valore; e non è necessario che fossero grandi di dimensioni, poiché erano grandi nel cuore.

Nove anni passati al nostro fianco, ti abbiamo accudito e amato oltremodo e sei diventato il quinto elemento della famiglia. Nove anni in cui tutti gli amici sorpresi si chiedevano come fosse possibile possedere un pesce rosso così longevo!

Sono stati tanti i momenti felici, che nel momento in cui sei morto, anziché piangere ho voluto (e ho dovuto) ringraziarti per quel che era stato.

Grazie per aver reso le nostre vite felici e piene, sei stato fortunato perché sei stato molto amato.

È questo che ho detto alle bambine quando sono scoppiate in un pianto inconsolabile.

Della morte non dovremmo piangere ma ringraziare con fiducia, con fede, e sapere che una vita ha senso se è stata sì ricolma d’amore.

Il tuo posto è vuoto ora, nell’aria la brezza estiva e in sottofondo il profumo di un sugo di pomodoro.

Guardo la boccia, ma non è più ricolma d’acqua. Vorrei si smaterializzasse da sola. Vorrei sparisse dalla mia vista.

Resto seduta qui, davanti a un computer a elaborare internamente quanto mi sta succedendo.

Sempre io a chiedermi come mai te ne sei andato proprio ora che mi sento più fragile, in un momento in cui un tuono è giunto a squarciare il mio cielo.

Non trovo, e non voglio forse, sapere se c’è una spiegazione. Ripeto a me stessa che devo essere sempre più forte, che non devo mollare, che devo ringraziare il vento che ora scuote leggermente i fili d’erba del mio giardino, che devo gioire per la mia vita ancora presente, anche quando sento che vorrei abbandonarla.

Grazie di tutto Nino. Grazie.

Leti.

#Pensiero del giorno

man sitting on brown grass field playing with smoke

Che male c’è se tutto quello che voglio è racchiuso nella semplicità?

Che male c’è se non pretendo nulla, se parlo poco, se scelgo accuratamente le persone con cui confessarmi, se l’unica felicità che ritengo di conoscere si cela dietro una nostalgia consapevole?

Cerco solo umanità in mezzo al nulla, perché nulla mi aspetto.

Voglio solo giornate verdi, campi incolti, spighe dorate.

Voglio un cielo sotto cui respirare e gambe, per camminare lentamente verso strade che non conosco.

Voglio acqua sul mio cammino che mi rinfreschi e sassi su cui inciamperò, per rimpiangere le mie scarpe.


Letizia Turrà

ph: Unsplash.com