Pensiero del giorno #1301

Potrebbe essere un primo piano raffigurante 1 persona

I rapporti umani sono così dannatamente imperfetti e sopravvalutati.
In ogni momento ci preoccupiamo di fare il bene di qualcun altro, e poche volte il nostro.
“Mi starò aprendo troppo?”
“Soffrirò se mi dono più del dovuto?”
“Starà con me ma penserà ancora a qualcun altro?”
“Mi amerà nonostante i miei chili di troppo, o i miei difetti? “
Non facciamo che porci le stesse domande.
Cambiamo in direzione degli altri, pretendendo che ci completino, e poi ritorniamo ad essere gli stessi di prima, con i medesimi dilemmi, al termine delle delusioni.
Credo che dovremmo contare sugli altri il meno possibile.
Stare al fianco di qualcuno, è di gran lunga meglio che dipendere da quest’ultimo.

Letizia Turrà

Il cimitero di Staglieno, tra leggende e misteri.

Il cimitero di Staglieno deve la sua fama non solo ai vari poeti, scrittori, filosofi (tra i molti Mark Twain, Ernest Hemingway, Friedrich Nietzsche, Guy de Maupassant) che ivi si sono avvicendati parlando di questo luogo misterioso e meraviglioso e alle celebrità qui sepolte (le più note Giuseppe Mazzini, Fabrizio De Andrè, Nino Bixio, Mary Costance Lloyd – moglie di Oscar Wilde e molti altri).

Il cimitero di Staglieno inaugurato il 1° gennaio 1851, si erge su una vastissima superficie di 30 ettari (un’area di 330.000 m2) ed è un esempio di architettura e scultura funebre unico in Europa.

Statua raffigurante “Il tempo”

Molte sono le storie e le leggende qui racchiuse, visibili nei volti di personaggi enigmatici e “congelati” nel tempo da preziosi marmi di un bianco candido, ormai divenuto cinereo per via dello smog e l’incuria che queste preziose opere hanno subito nel corso dei decenni.

D’altronde occuparsi di queste statue è un compito arduo e costoso, e in molti casi gli eredi dei sepolti si sono ormai estinti da tempo.

È un vero peccato, ma una visita qui è assolutamente raccomandata non solo per gli amanti dei cimiteri come la sottoscritta, ma anche per scrittori, poeti, scultori, disegnatori che qui potranno trovare uno stimolo per le loro forme d’arte.

Nei 7 km percorsi ho potuto ammirare simboli, materiali di pregio, figure misteriose, dediche poetiche che straziano il cuore e racconti di vita collegati a quei personaggi, come nel caso della “venditrice di noccioline”, al tempo Caterina Campodonico, una donna vigorosa e fin troppo indipendente per l’epoca (parliamo del 1881).

Vi basti pensare che fece realizzare la sua statua da uno degli scultori più famosi dell’epoca, Giovanbattista Vigo, al quale commissionò il lavoro per una cifra astronomica, mai quantificata. Proprio lei, che era analfabeta e una venditrice di noccioline e canestrelli.

Sebbene fortunata perché sarà ricordata per l’eternità grazie alla statua che da decenni è la più visitata e sorprendentemente reale e definita del cimitero di Staglieno, non si può dire lo stesso per i sentimenti: fu sposa di Giovanni Carpi, un fannullone e ardente bevitore che la malmenava. Caterina pagò letteralmente la sua libertà, consegnando all’uomo 3000 franchi affinché la lasciasse libera di proseguire la sua vita senza di lui.

A quel tempo l’avvenimento destò scandalo tra parenti, e sgomento fra i compaesani. Come poteva una donna da sola, senza la protezione di un marito, cavarsela e riuscire a creare un impero economico di tale portata (dai nipoti era definita “a lalla ricca” – la zia ricca).

Quando ebbe problemi di salute, gli stessi parenti anziché accudirla litigarono per la sua eredità. Ma Caterina, fortunatamente, non morì in quella circostanza. Fu così che nacque la statua che oggi si trova nel Porticato Inferiore a Ponente commissionata dalla stessa al famoso Vigo. Si resta impressionati dalla veridicità di questa figura marmorea, non intaccata né dalla polvere né dal tempo, che pone il suo sguardo severo sul visitatore. Sembra quasi che sia lì a ricordarci che fermezza e determinazione uniti ad una grande forza di volontà fanno sì che ogni problema e pregiudizio del mondo vengano spazzati via.

E di pregiudizi Caterina dovette subirne molti, la sua tomba è infatti posta poco al di fuori delle più ricche e sontuose che si trovano all’ingresso nell’area principale; fu quasi uno sfregio per chi possedeva il titolo nobiliare dover tollerare che il suo spazio fosse condiviso con una venditrice di noccioline, umile e anche troppo indipendente (ricordiamo che all’epoca una donna che sceglieva di vivere senza la protezione e il sostentamento economico del proprio marito rappresentava uno scandalo inammissibile). Sul suo conto aleggiano ancora pettegolezzi che alcuni considerano leggende: pare che Caterina avesse ereditato quel gruzzolo da attività illegali, quali l’usura.

Ma questa è un’altra storia.

Qui non giace solo la ormai famigerata Caterina.

Nella sezione del cimitero inglese, infatti, troviamo anche la moglie (e madre dei due figli) di Oscar Wilde, Mary Costance Lloyd, morta a soli 39 anni per un’occlusione intestinale.

Di molti altri non si conosce la storia precisa, la si può solo intuire dalle statue incredibilmente realistiche e rifinite nei minimi dettagli. Sembra quasi di poter condividere la sofferenza di coloro che piangono il loro defunto, quasi sempre collocati alla base della tomba, sconsolati e tristi.

Il celebre Giuseppe Mazzini giace accanto alla madre Maria, sepolto sotto una tomba monumentale scavata nella roccia e posta in uno dei punti sopraelevati accanto ad alcuni dei Mille che con lui fecero la storia d’Italia (Settore E, Tomba numero 4, ma troverete le indicazioni per arrivarci).

Anche il poeta e cantautore Fabrizio De Andrè trova riposo qui, tra alberi secolari e vicoli che si snodano nel vento.

Molte storie colpiscono il cuore, come quella della piccola Entella Contini, morta a 9 anni divorata dalle onde con il suo salvagente lasciando i genitori colmi di dolore che qui apposero queste parole: “A 9 anni mentre andava alla carezza dell’onda e folleggiando sorridea alla vita”.

La piccola Entella Contini morta il 22 luglio 1921.

Tante storie di uomini gloriosi, donne, bambini, e persone qualunque senza memoria. Tutti esseri umani, con le loro debolezze e le sfide di una vita quotidiana molto dura, che molti di noi ignorano.

Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante monumento

Qui si può osservare cosa significasse il trapasso glorificato ma temuto, la morte che porta dietro di sé storie di dolore e sofferenza che tutti, ricchi o poveri, ci ritroveremo ad affrontare per forza di cose.

Serve a ricordarci che siamo tutti uguali davanti alla morte.

Non esiste ricchezza né monumento funebre che ci renda diversi (o maggiormente meritevoli) davanti a lei.

Letizia Turrà

Potrebbe essere un'immagine raffigurante monumento

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e monumento
Potrebbe essere un'immagine raffigurante monumento

Image credits: Letizia Turrà, Cimitero di Staglieno, dicembre 2021.

La tua mancanza s’è fatta montagna

La tua mancanza s’è fatta montagna,

ghiaccio perenne che affonda nel cuore

ho provato a non pensarti, ho provato a odiarti

ho preteso di cancellarti come fossi un errore su un foglio scritto a matita

sarebbe bastata una gomma e magicamente ti saresti dissipata.

Non posso chiederti dove sei,

perché io so già dove sei: nel mio respiro, nel battito del petto,

sei nelle mani che qui sono rimaste a vegliare,

sei nella bocca che pronuncia parole,

nei sorrisi accennati che significano amore, rabbia, compatimento.

Sei nell’aria che respiro, nelle persone che incontro,

nelle foto che non sei stata tu a scattare,

nei silenzi che tanto amo, nelle mie provocazioni che a volte infliggo quasi non volutamente.

Sovente penso al fatto che ti ho amata perché sei distante,

perché non posso più averti, né goderti.

Forse se fossi sempre stata qui non ti avrei amata così,

non avrei apprezzato ogni tuo sguardo, né avrei compreso il tuo incedere lento.

Forse saresti stata un peso, o forse no.

La tua mancanza si è fatta montagna, è divenuta discesa e poi salita ripida.

A volte è più faticoso doverla sopportare.

Altre volte, è più semplice e tollerabile.

Eppure non mi dimentico di te neppure per un attimo.

Ti penso con l’incessante voglia di abbracciarti, con una ruggine che non si placa,

come un bambino che attende impaziente la mattina di Natale,

come la goccia che si affaccia dalla foglia esaltata per il fatto di cadere giù.

Letizia Turrà – To my mother

Dust Devil © Brian Bowen Smith

Ph: Brian Bowen Smith : Drivebys au Carl Gustaf

Contro la #violenza

#noallaviolenza #rispettoperledonne

woman's face

Troverai qualcuno che ti ami,

qualcuno che sappia quanto vali,

che ti tocchi solo per accarezzarti,

che ti stringa forte a sé consapevole che come te non c’è nessuno.

Troverai il bene sulla stessa strada che credevi di aver perso, a causa del male.

Troverai chi accetta i tuoi chili, le tue smagliature e le imperfezioni che spesso odi.

Troverai l’amore, proprio quando avrai smesso di aspettare.

Troverai il sole, e sarà bellissimo.

Tu…non smettere di cercare.

Letizia Turrà

L’amore di una mamma megattera

«Mamma è grossa, come una megattera. Anzi, la mamma è una megattera, perché sui suoi fianchi prominenti ci sorge il sole nei primi giorni d’autunno, quando stende fuori i panni che profumano ancora di sapone di Marsiglia e lavanda essiccata. Persino il suo canto ricorda quello delle balene di Dunkerque che vidi una volta sola, anche se nessuno mi crede. Ho chiesto a un sacco di persone al molo se avessero mai visto una megattera. Molti di loro mi hanno preso per pazzo, altri in simpatia perché forse hanno visto cose ancora più straordinarie di una balena, qui. Il respiro di mia madre quando stira assomiglia al fruscio delle onde che si sfregano fra loro portando sulla riva conchiglie e pesci morti. Amo il fiato caldo della mamma che si deposita sul centro della mia testa quando mi bacia la fronte, e poi la asciuga dalle goccioline di sudore. Sembra uno di quei soffi eterni destinati a non morire mai, proprio come le balene in balìa delle onde. Sento che la mamma è l’unica in grado di comprendermi, l’unica che sappia cosa mi passa per la testa. Proprio così, la mamma è la cosa più grande del mondo. E la mia, è una megattera».

Letizia Turrà
(2020)

📷Emma Hartvig

A prescindere da me.

Foglie secche che saltellano sulla statale come rane spaventate

Alberi scossi da un vento freddo e ostile

Tergicristalli esauriti da poche gocce di pioggia

Tutto cambia, a prescindere da me

Il tuo entusiasmo per le cose

L’ammorbidente che sceglierai

Il tuo proseguire e lentamente costruire

Tutto muterà, a prescindere da me

Un canto in lontananza

L’assenza, poi la mancanza

Il tuo sorriso nascosto, poi plateale

Il primo amore, le lettere strappate

Tutto avverrà, a prescindere da me

La tua lontananza per me disarmante

L’inchino davanti a un pubblico che sarà solo tuo

Le cose che non mi dirai per la paura di sbagliare

Gli errori che avrai commesso mentendo persino a te

Tutto questo sarà, a prescindere da me

I libri che ho scritto

Le pagine che i miei polpastrelli avranno solcato

I tuoi capelli stretti in un elastico

Quella stessa mano sulla tua spalla a dirti che andrà tutto bene

Tutto verrà cancellato, a prescindere da me

La felicità di sapere che nulla è eterno

Le pieghe di un vestito che mi starà stretto

Le critiche che ingoierò un giorno ridendo, e l’altro piangendo

Le rughe sul volto che faranno appassire gli occhi

I segreti che possiedo e che non rivelerò a nessuno

Questo tempo passerà, a prescindere da me.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0410

gray and red happily ever after wooden signage

Non credo nei fuochi di paglia, piuttosto credo che i rapporti si formino lentamente come acqua che scorre spontanea, e senza forzature.

Un giorno può esservi il conflitto, il giorno dopo la compassione, quello ancora l’immedesimazione, e infine il dialogo.

Gli approcci affettuosi violenti mi spaventano, perché celano in sé un disequilibrio.

Preferisco costruire nella verità, che stare lì a smembrare pezzo per pezzo un sentimento nel quale ho creduto fermamente.

Letizia Turrà

#Pensiero del giorno 1709

girl walking towards the sea

Siamo CHI scegliamo di ESSERE.

Non ci sono trascorsi che tengano, se non siamo noi a stabilire che quello che molti definiscono “passato” dovrà segnare il nostro cammino.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi: Io non sono i miei genitori.

Non sono ciò che mi hanno insegnato o il male che mi hanno fatto.

Posso scegliere di essere diversa da tutto quello che mi è stato inflitto o che è stato erroneamente tramandato attraverso i dialoghi sbagliati, i pregiudizi sul mio aspetto, quelle idee imposte che non combaciavano con i miei bisogni.

Non concederò l’alibi a me stessa di pensare che quello che mi hanno fatto possa influire su come mi comporterò nella vita.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi quanto siete importanti per voi e per il resto del mondo e dimenticare, anche solo per un istante, il male ricevuto.

Letizia Turrà

Essere orfani

Hanno qualcosa di differente negli occhi, gli orfani.

A volte orfani di carezze o di attenzioni che rendano migliori l’esistenza; molto più spesso prede di un’assenza trasformatasi in solidità, e reale consapevolezza d’esser rimasti soli al mondo.

Gli occhi dell’orfano si modificano diventando lago ghiacciato; basta un colpo malfatto nella crepa, ed ecco fuoriuscire di colpo l’acqua, copiosa, inarrestabile, che tutto modifica e tutto spazza via in un sol colpo.


Hanno la tenacia di chi vuole difendersi, gli orfani, di chi lotta per donare un sorriso a qualcuno che si sente triste per i più disparati motivi.


L’orfano può essere molto empatico e al tempo stesso trasformarsi nel peggiore omicida che tu abbia mai potuto incontrare.


Il distacco è la parte più viva nel loro inconscio, non faticano a lasciare andare le persone perché la vita ha chiesto loro di essere forti, più forti della roccia che raffigura ogni privazione.


Hanno il coraggio iniettato negli occhi, gli orfani, e tanta rabbia che imparano a domare con virtuosità.


Hanno la solitudine nel cuore, gli orfani, poiché sanno che nulla ci appartiene veramente, che tutto è destinato a terminare, un giorno dopo l’altro.


Se incontrate un orfano, riconoscerete subito questi tratti distintivi della sua personalità.


Poiché essere orfani non è qualcosa che trasforma solo noi, ma anche coloro che si imbattono sulla nostra strada.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0209

È così che faccio con tutto ciò che amo davvero: lo nascondo, sicura di stare proteggendolo.

Se assecondo troppo la luce del sole, temo di lasciare scoperto il cuore; così facendo rischierei di lasciare entrare chiunque si avvicendi.

Allora ancor più mi chiudo in me stessa, costruendo un involucro di sentimenti tutti differenti: il bene alla luce del sole, l’amore tenuto nascosto, al sicuro, dentro di me.

Letizia Turrà