Non esistono genitori perfetti!

 

 

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Non esistono genitori, né figli perfetti. I figli si generano, non soltanto metaforicamente. Si insegna loro a rafforzarsi, senza cinismo e con fiducia.

Esistono però conflitti che alcuni figli (genitori oggi) non hanno ancora risolto dentro di sé poiché non si sono mai posti il problema di comprendere i propri genitori per gli errori commessi in passato.

La frustrazione che ne deriva, in alcuni casi, può arrivare a distruggere il giudizio che il figlio in qualità di futuro genitore avrà della sua vita e della nuova famiglia che ha creato. Tenderà spesso a scappare dalle relazioni troppo impegnative e dai problemi quotidiani, finendo per ricercare a tutti i costi una persona simile in tutto e per tutto al genitore che ha costituito quella mancanza nei suoi confronti; così facendo si sentirà autorizzato sempre di più a dare agli altri la responsabilità di un proprio, personale errore.

Dovremmo puntare meno il dito sui nostri genitori, e porre l’attenzione su che tipo di genitori NOI vorremmo essere. Perché dare il meglio ai nostri figli non sempre equivale al meglio per loro, se poi non li rispettiamo.

I genitori e i figli non si scelgono; ogni giorno ci si sceglie, e si resta insieme nonostante le difficoltà.

Riflettete più spesso prima di parlare di altri o prima di attribuire ad altri la causa del vostro malessere.

Scrutate dentro di voi, ATTENTAMENTE.

Letizia Turrà

ph: Repertorio famigliare (Gaia abbraccia il suo papy)

Legami, legati.

 

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Legami.

Legami.

Si scrive uguale, ma il significato cambia ogni volta.

Ci sono legami che somigliano alle corde bagnate dall’acqua salata; restano così saldi che ti rendono impossibile scioglierli, seppure tu ci metta tutta la tua volontà.

Quei nodi sono grovigli dell’anima e stringono fortissimi, al punto da farti sanguinare.

«Legami». Si dice a chi vogliamo che ci possieda.

«Ho dei legami con quella persona». Asseriamo quando ci sentiamo innamorati, forse invischiati in un rapporto dal quale non vogliamo uscire.

Certi legami diventano parte della nostra identità, delle nostre notti, dei nostri pensieri quasi in maniera compulsiva, la stessa ossessione con la quale reprimiamo il pensiero di spezzare la corda che trattiene i nostri polsi.

Scioglimi, slegami, lasciami andare – vorremmo dire ai nostri pensieri più appartati.

Vattene – vorremmo urlare a chi amiamo, ma ci sta facendo male per un motivo qualunque.

Ma come si lascia andare qualcosa al quale siamo così legati, come un pensiero, ad esempio?

Legami, legati.

Restiamo legati, intrappolati qui, nella tormenta, tra le onde, tra il dire e il fare che non vede mai il suo compimento.

Letizia Turrà

ph: Unsplash.com

Amo quello che non dura.

 

Carla Van de Puttelaar TER

 

Quasi tutte le storie, prima o poi, si rendono insopportabili al ricordo. Anche quelle più belle, che tendono ad essere svilite dalla memoria, lasciandoci un grande vuoto esistenziale.

Morirò con questa mia tendenza a voler scartare la possibilità di un legame con ogni cosa che mi contorna.

Per questa ragione ho sempre preferito gli incontri occasionali alle relazioni sentimentali.

Nell’occasionalità risiede la maggiore voglia di scoprirsi e scoprire l’altro, che non diverrà mai scontato. È come ritrovarsi in un territorio inesplorato dove ogni giorno sarai preda dei tuoi impulsi più abietti, quelli che non mostreresti mai a nessuno.

Un giorno esplori un’isola remota come un uomo maturo che non credevi mai ti sarebbe piaciuto, e un altro giorno un uomo “croccante”, dal sapore ancora indefinito.

Così l’esplorazione continua nel tempo, senza trovare mai la sua fermata; quella ricerca spasmodica non richiede impegno da parte tua, né costanza alcuna; non devi attendere che il telefono squilli né devi incastrare appuntamenti in agenda; non devi nemmeno preoccuparti di cancellare ogni traccia di quell’uomo dal corpo, e dalla mente.

Il fortuito ti dà l’occasione di sentirti libera da ogni vincolo, impedisce in qualche modo al tuo cuore di soffrire; placa la tua ira quando non hai nessuno con cui parlare poiché impari a non volere più nessuno al tuo fianco che ti svuoti, o usi le tue fragilità per colpirti.

Perché stai pur certo che succederà: tutto ciò che avrai condiviso con una persona per gran parte della tua esistenza un giorno ti si rivolterà contro, diventando la parte orrenda del tuo vivere, il coltello che frange nel tuo fianco, le lacrime amare che bruceranno appena al di sotto del palato per poi smarrirsi, scendendo lungo la gola.

Amo quello che non dura, è questa la sola realtà.

Amo e desidero ardentemente quel vivere a metà, sospesa tra la ragione e il pentimento, tra una carezza e il rimorso di non avere dato abbastanza.

 

Letizia Turrà

ph: Carla Van de Puttelaar

Non posso vivere con, o senza di te.

 

ves Trémorin, Les amants magnifiques

Non posso vivere con, o senza di te.

Così ti tengo lontano, perché amarti è strappare la carne mia dalle ossa; continuare a volerti è qualcosa che riempie la mia vita, più della tua presenza.

La tua assenza non è per me oblio, incertezza, paura dell’ignoto, terrore del buio.

No, io so che tu mi ami sconfinatamente e senti me, nello stesso modo in cui io sento te.

Il nostro amore è eterno, nessuno potrà portarlo via. Il nostro sentimento è un minerale ricco di vita perpetua, che non si estingue con facilità.

Restami ancora aggrappato, seppure solo col pensiero. Non farmi morire dentro un amore semplice, effimero. Rendimi libera nel pensiero di volerti, di averti, di stringere ancora la tua carne fra le dita.

Rendimi perfetta nel ricordo che ci ha visto unirci.

Affonda dentro il corpo e dentro l’animo profondo che ho predisposto per te.

Non sarai mai davvero pronto ad andare via, né andrai mai via da me.

Mia vita, mio tutto, mio cuore, mio mare.

Letizia Turrà

Perché non mi richiami?

 

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Mi sono messa a osservare la pioggia; ho udito piano il suo scroscio tra i rumori del traffico e della città.

Quei sottili fili argentati mi hanno ricondotta verso uno strano ricordo; un percorso della mente che forse un tempo mi apparteneva.

Ora non più.

Non so dire perché mi sia seduta a guardare. Il cielo piangeva ed io non ho avuto paura di vederlo soffrire.

So che entrambi stiamo soffrendo; entrambi siamo artefici di un medesimo dolore.

Perché deve risultare tanto difficile recuperare quel filo che ci lega? Perché non prendi in mano la cornetta affinché io riesca ancora a sentire la tua voce?

Perché non mi chiami? Non ti ho più sentito.

Letizia Turrà

ph: Rétrospective – Sébastien Lifshitz

ph: From video “Call me back again”, Paul Mc Cartney & Wings, 1975

 

Biscotti, amore… e fantasia.

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Articolo numero 200 per il mio Blog.

Sabato mattina, e tanta voglia di dolcezza.

L’orologio segna le 8.32; è il primo giorno di autunno.

Mi sveglio di buonumore tra le risate delle mie piccole. Siamo sole in casa, fuori c‘è il sole.

Voglio preparare qualcosa di buono. Gli ingredienti mi sono sempre più chiari: il burro, lo zucchero, la farina, le uova.

Genuinità e amore faranno il resto.

Oggi festeggio con mia figlia, insieme abbiamo imparato a fare i biscotti ed io ho imparato a lasciarla fare mentre impasta e sento gli occhi bruciare per l’emozione di vederla tanto coinvolta.

Mi chiedo se ricorderà di questi momenti passati a impastare e infornare biscotti a forma di cuore con la sua mamma.

Lei dice di sì. Sorrido. Ci conto. ❤️

 

 

È uno di quei giorni…

 

Cayeux et Mers les Bains, 12 juillet 2015
ph: Christophe Audebert

È uno di quei giorni in cui vorrei sentire la sabbia che scotta sotto i piedi mentre corro verso un’acqua che scoprirò essere gelata; uno di quei giorni in cui vorrei che la musica Bossanova si trovasse dovunque io mi trovo mentre bevo qualcosa che mi donerà ebbrezza; uno di quei giorni in cui farei l’amore a lungo, per poi restare nuda per tutto il tempo; uno di quei giorni in cui ti bacerei le labbra e poi dalle stesse farei uscire qualche poesia inquieta di un nostalgico Pessoa; uno di quei giorni in cui mi mancano i tuoi passi che risuonano nella mia casa, silenziosi e quieti.

È uno di quei giorni in cui non so più che giorno è, né a che ora verrà il tramonto. Tutto si tramuta in attesa dell’inarrivabile.

Buone vacanze,

Leti ❤

Odette

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Nei giorni che precedettero la morte di Odette, le nuvole fluttuarono nel cielo come batuffoli di ovatta.

Quel che riesco chiaramente a ricordare è che smisi improvvisamente di sentire l’odore della morte e anche mia madre divenne priva di odori.

Niente più ricordava la sua figura di megattera. Era ora appassita, sbiadita, come una foto sovraesposta dai contorni bianchi e bruciati.

Una gracile farfalla che non volava più, ma tornava alla sua natura legata agli abissi più profondi, che per tutta la vita l’avevano attesa.

Jonas pianse tanto come non l’avevo mai visto fare.

Mi stupì vedere quanto un uomo può soffrire quando deve separarsi da ciò che ama.

Noi non accettiamo di perdere, mai. Sviluppiamo un senso di appartenenza con i nostri affetti più stretti, che ci inducono a pensare che non finirà mai il ciclo di quel sentimento.

Ed invece anche una donna grande come la mamma se n’era andata ed insieme a lei la sua energia più profonda.

Dopo poche settimane io e mio fratello completammo la casa sull’albero, senza dirci nulla. Non una parola sull’accaduto, e non certo perché non avessimo argomenti. Solo che qualsiasi dialogo avrebbe rovinato quella costruzione che era diventata più l’edificazione del nostro rapporto, che un ammasso di legni posti di fronte a un fiume su un albero secolare.

Preferimmo lo stesso silenzio con il quale avevamo scelto quell’albero, silenziosamente, fra tanti. O forse fu lui a scegliere noi, proprio come il destino sceglie di darti una madre che poi ti strapperà dalle mani troppo presto.

Non eravamo pronti a restare da soli; forse in fondo nessuno lo è mai per davvero.

 

Letizia Turrà, 2019

Ph: Natalia Drepina

Ama impetuosamente, Senti forsennatamente, non c’è altra vita.

 

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Parlavo proprio ieri del suicidio.

Eravamo a tavola, di fronte a un piatto di pollo ripassato in padella e quasi ridevo al pensiero del rimescolio di quegli avanzi del pranzo riproposti come talvolta ti si ripropone la vita: rimestata insieme ad altri ingredienti che te la fanno apparire come nuova e più gustosa da assaggiare.

Nel banchetto della vita ci finiamo tutti prima o poi, volenti o nolenti; è il gioco violento e meschino degli eventi.

Tenevo un libro sul tavolo; un libro che amo, uno di quelli che ogni volta che ne apro anche solo un lembo, sembra avere il potere di rispondere ad ogni mia domanda interiore.

Mia sorella mi chiede incuriosita di chi sia quel libro.

«È di Sergio Claudio Perroni» rispondo stizzita, quasi con la pretesa che lei sappia chi è.

Sbarro gli occhi, per un attimo mi rendo conto che forse alcune persone e le loro parole appartengono solo a noi; anche Sergio, forse, apparteneva solo a me che ritrovo nei suoi scritti un significato immenso alla stregua di un macigno, inaccettabile da mandare giù.

Le racconto di una conversazione avuta con lui lunga appena quattro righe su Messenger, nella quale mi ringraziava per il fatto di condividere i suoi scritti e mi chiedeva con tono canzonatorio di citare anche il titolo dell’opera per invogliare il lettore a ricercarla. Poche frasi, asciutte e gentili seppure affilate. Scopro dalle parole di quanti lo conoscevano intimamente, che era solito esprimersi così con chiunque incontrasse.

Le racconto di come si è tolto la vita e quasi non riesco a trattenere l’emozione, come se quello morto fosse un amico che conoscevo da tempo.

Così il discorso si complica; il cibo in bocca muta in sapore e assume un tono più bruciante; la forchetta viene da me abbandonata sul tavolo perché voglio, devo leggerle le parole scritte nel libro “Entro a volte nel tuo sonno” che tanto ha attirato la sua attenzione.

Veniamo entrambe catturate da quel turbinio di parole semplici, pulite e profonde, taglienti e al contempo sananti.

Sergio si è sparato. Si era recato nel solito bar celando all’interno del cappotto leggero una pistola.

Non lo ha fatto per vigliaccheria, ne sono certa. E non lo ha fatto in modo tradizionale, bensì di fronte a persone ignare di quanto un dolore possa toccarti nel profondo se non ti riguarda direttamente. Così si è ucciso nel centro della città dove risiedeva di fronte ai passanti, in pieno giorno.

Perché abbia scelto di farlo così non mi viene neppure da chiedermelo. Forse perché io lo comprendo, so cosa significhi sentirsi “diversi” tra la gente che vive di luoghi comuni e di credenze tra una parola di speranza e un agnosticismo pedante.

E se servisse compiere un gesto così estremo per risvegliare la massa dormiente che pensa solo a sé, incurante di quanto la circonda? Se quel colpo di pistola quel giorno non abbia davvero cambiato il mondo interiore di qualcuno, consentendogli di vedere al di là del proprio modo di vivere? Se non fosse anche quello di Sergio un invito a VIVERE davvero?

Chissà a cosa deve aver pensato poco prima di premere il grilletto; quello è il pensiero che mi lacera.

Per me è ancora vivo, solo che non ha lasciato fare alla vita come disse una volta in un’intervista. Ha scelto lui per sé e un po’, forse, anche per lei.

Sono passati molti giorni, e per me è come se non fosse morto. Non credo possa morire mai qualcuno che ha saputo donare così tanto agli altri attraverso i suoi scritti.

E con una punta di invidia leggo gli articoli di quanti lo hanno conosciuto, hanno lavorato con lui o hanno avuto l’opportunità di fotografarlo, come nel caso di Natalino Russo.

Qui il link con il suo ricordo di quei momenti.

http://www.natalinorusso.it/web/sergio-claudio-perroni/?fbclid=IwAR2ASi44RqnN_bQzjuSU5-nEL1qsYnB5IltY1G9oBXFCB_2u2HAeqx2Cwb8

«Forse a chi si toglie la vita manca Dio», mio marito asserisce mentre mi aiuta a caricare la lavastoviglie.

«Non credo che sia questione di Dio. Molte persone non ne hanno bisogno per tutto il corso della loro vita». Rispondo schiettamente.

Prima di andare a letto ieri sera ho riposizionato il libro al solito posto, in cima ai miei libri preferiti, pronunciando dentro di me una piccola preghiera, conscia che potesse anche non servire a niente.

Ciò che desideravo era che arrivasse a Sergio la mia comprensione, la pace di cui tutti necessitiamo, e la mia stima come lettrice, prima ancora che come autrice.

Chi scrive non muore mai per quanto mi riguarda, come ciò che ha scritto di suo pugno, che resta in eterno.

Letizia T.

Link per il libro: https://www.amazon.it/dp/B078XFJTHK/ref=dp-kindle-redirect?_encoding=UTF8&btkr=1

Oggi voglio brindare!!

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Oggi voglio brindare come una sposa nel giorno della sua cerimonia.

Brindo perché sono trascorsi tre anni intensi da quando ho aperto questo spazio che definisco ormai il contenitore delle mie emozioni.

Ché se c’è una cosa della quale sono sicura è che se ogni giorno qualcuno incappa sul mio Blog potrà scoprire che dietro vi si cela una persona come tante altre, che scrive per persone come lei, percependo lo stesso dolore e la stessa gioia.

Oggi festeggio 30.000 visualizzazioni di questo spazio nell’etere, un numero che mi ricorda che seppure piccola nel mondo, con le mie parole la mia voce ed in alcune circostanze la mia presenza, sono riuscita a entrare nel cuore di alcuni di voi.

Qual è la ricetta migliore per un Blog di successo? Me lo chiedono in molti, soprattutto amici e conoscenti che mi vedono fare un sacco di cose.

Rispondo: Un blog non è un’esperienza che si pratica da soli. Scrivi per un utente esterno e prestare attenzione a ciò che comunichi è fondamentalmente imprescindibile. Dopo aver ricordato ciò, è essenziale anche ricordare di essere se stessi, sempre; non avere paura dei condizionamenti esterni; essere pronto e aperto ai fallimenti nella vita di tutti i giorni; uscire spesso dalla propria comfort zone sperimentando cose nuove; consolidare il rapporto con i tuoi lettori; entrare a far parte della vita di chi incontri con ogni singolo tuo organo, cuore compreso.

Ultimo (ma non meno importante eh), la costanza e la resistenza, che premiano nel corso del tempo.

Sì, la resistenza. Perché nei momenti bui della vita comprendi che resistere equivale praticamente a sopravvivere quando gli altri si sentiranno morti per aver usufruito prima di effimere sollecitazioni da parte del mondo esterno mentre tu no, e costanza perché solo praticando quotidianamente e allenando la mente a incamerare concetti e cultura, potrai cogliere qualche piccolo frutto dal tuo “orto”.

Quindi GRAZIE, grazie a voi che seguite il Blog; grazie ai lettori che aiutano i miei romanzi a spostarsi qualche centimetro più in là; grazie a chi collabora con me nel mondo musicale che non ho mai abbandonato e grazie al quale posso sentirmi davvero viva; grazie agli amici, quelli veri, che fanno parte della mia vita e la rendono degna di essere vissuta; grazie alle persone che non vedo più perché non le ho mai dimenticate anche se non glielo dico; grazie alla mia famiglia che sostiene ogni mio passo, lungo o breve possa essere.

Grazie a quegli amici che ci hanno lasciato da poco, perché il vuoto che ora sembra esserci ha creato precedentemente un “pieno” con la loro presenza che ha costituito un valore aggiunto nella mia vita.

E a te che mi leggi dico: Rimani te stesso, le difficoltà giungeranno solo per fortificarti poiché nulla può essere distrutto a meno che non sia tu a deciderlo.

Usa i tuoi doni per aiutare il prossimo, invoglialo a credere in sé. Scoprirai che l’autostima è la chiave di ogni cosa.

Amarsi prima, per poi amare gli altri.

Ti abbraccio, Letizia T.