Sulla mia tomba voglio che vengano piantati dei gigli…

L’ennesima lesione ha preso forma; inizialmente era apparsa come una grossa bolla piena d’acqua dietro al collo, adesso è una macchia rossa indelebile come vernice, e il resto del corpo ne è pieno.

Anni di cure non sono stati sufficienti a nascondere il mio terribile segreto.

La mia anima imputridita si aggira ora tra le stanze della mia casa, come fossi uno spettro.

Jules non ha mai aperto la porta, e non ha voluto più vedermi. Deve avere capito tutto, e mi odia per tutto il dolore che gli ho procurato.

Ho sempre pensato che il male fosse qualcosa da propagare, non ho mai accettato che rappresentasse solo un mio fardello; le sofferenze dovevano essere condivise, per essere davvero reali.

E con la mia scelta ho distrutto la vita di molte persone che mi hanno amata, mentre io non ho mai conosciuto bene il significato della parola “amore”.

Non conoscevo né desideravo l’amore, quindi come avrebbe potuto farmi del male?

E invece l’unico amore che ho conosciuto è stato un amore malato, di una malattia atroce, che mi sta consumando dall’interno e che pian piano giungerà a impossessarsi anche del mio volto sfigurato.

Sulla mia tomba voglio che vengano piantati dei gigli, non profumano ma sporcano, con i loro pistilli color dell’oro.

Tutti amano e odiano i gigli.

Sarò qualcosa che viene ammirato ma odiato, per i suoi effetti collaterali.

“Lacrime di legno”, Letizia Turrà

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ph: George Gvasalia from unsplash.com

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