Vorrei tornare a ieri.

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Vorrei immergere i piedi nell’acqua fredda; vorrei realizzare tante cose; vorrei essere più me stessa e meno me stessa; vorrei fotografare di più; parlare di più con persone che parlano di meno; voglio una casa piena di azulejos; voglio passeggiare in un bosco che mi faccia dimenticare del tempo ch’è appena passato.

Vorrei ricoprire la mia casa di fiori; gioire della mia felicità mescolandola a quella di altri; vorrei che la vita si fermasse come un’istantanea Polaroid; vorrei avere un orologio per sapere che ora è e una bilancia, per sapere quanto peso; vorrei quindi non dover passare il tempo a pesare le parole che dovrei usare per compiacere gli altri ignorando quanto dovrei e vorrei compiacere me stessa.

Vorrei essere un aquilone per volare solo quando c’è vento; per muovermi solo quando c’è necessità di muoversi; per spostarsi solo se qualcuno decide di mettermi sottobraccio quando esce.

Vorrei essere ortolana, ingegnere, studiosa, ricercatrice, archeologa, poetessa, scrittrice, saggia. Ma non per passione, per mestiere; qui sembra che se non segui il mestiere, poi alla fine è come se non avessi realizzato nulla.

Vorrei rivivere una quarantena interiore; quella attuale ha modificato il mio interno, radicalmente; mi ha cambiato le idee; ha frantumato molte delle mie certezze; ha rafforzato quelle poche che sento di possedere; mi ha fatto scendere dal piano di sopra in cui abitavo fino alle cantine, sottraendo alla mia volontà un gran numero di supposizioni e pregiudizi.

Vorrei tornare a ieri mattina: un uccellino era rimasto impigliato nella rete tra i miei pomodori; l’ho liberato e ancora stordito l’ho condotto all’esterno vicino alle siepi; mentre lo facevo gli ho cantato una melodia improvvisata; ero altrove; la melodia proveniva da un altrettanto Altrove; mi sono sentita in pace; l’uccellino mi ha ringraziata con lo sguardo.

Vorrei vivere senza la foga di avere sempre qualcosa che ho dimenticato di fare; vorrei vivere senza la paura di arrivare un giorno a non volere più leggere né scrivere; non voglio diventare disillusa come molte persone che conosco; non voglio combattere per imporre la mia come molte persone che conosco, perché non mi serve; voglio sentirmi leggera e permettermi anche di non dire ad alcuno come mi sento; vorrei incontrare qualcuno come me per poi allontanarmene, come qualche volta è accaduto.

Vorrei incontrare persone che dichiarino apertamente di essere un fallimento e di sentirsi alienate, a volte, come accade anche a me; e magari incontrerò qualcuno che comprenderà che tutto il mare di parole che scrivo non sono casuali, ma da interpretare e portare in tasca come fossero accendini che dimentichi volutamente di avere, quando scrocchi la sigaretta a un altro per via del tuo universo insolente, e lo fai in cerca di un rapporto umano; ti interessa solo poter rivolgere lo sguardo alle sigarette facendo cadere in basso gli occhi per poi rialzarli quando ringrazierai; sorriderai dopo la prima sbuffata perché sai che le sigarette sono in borsa; hai anche il famigerato accendino ma è preferibile scroccarle per quella stizza di pigrizia che pervade le tue ossa.

Vorrei incontrarmi tra vent’anni e scoprire che non sono affatto cambiata; che dentro sono rimasta sempre la stessa ragazza speranzosa che le cose migliorassero, che le persone pure migliorassero; che tutti facessero la differenziata e che vivere rappresentasse una tribolazione in meno.

Letizia Turrà