Il primo caleidoscopio che ti fa capire la profondità del tuo essere…

profilo alessandra lombe

Il nonno si rivolgeva a me come fossi un’adulta perché era consapevole della complessità del mio essere.

Lo capì proprio quando mi regalò il primo caleidoscopio prodotto da una ditta tedesca che produsse anche i primi giochi di legno in Italia.

Iniziai a studiare affascinata l’oggetto portentoso. Tutti quei colori che gravitavano assumendo forme sempre diverse, quei frammenti triangolari e quadrati colorati come piccoli pezzetti di vetro che ruotavano al movimento della mia mano.

La totale immersione della vista dentro il misterioso buchino dal quale era possibile intravedere un altro lato del mondo, quasi come qualcosa di sconosciuto aldilà del mondo stesso che vivevo e percepivo.

Di solito utilizzavo per un paio di giorni un gioco e poi prendevo la fatidica decisione: lasciarlo nel cassetto per passare ad altro oppure smembrarlo per vedere al suo interno cosa contenesse.

Fin da bambina amavo vedere nel profondo delle cose, quindi decisi che era arrivato il momento di capire cosa vi fosse all’interno del caleidoscopio.

Ricordo ancora la mia delusione quando scoprii che altro non era che un cilindro contenente pezzetti di plastica ed iniziai a piangere chiedendo a mio nonno perché mi avesse regalato un oggetto che mi aveva illuso di essere ciò che non era.

-“E’ questo il punto. Ti sei creata un’aspettativa ed essa è stata delusa. Succede così quando abbiamo il desiderio di vedere oltre le cose, oltre quello che c’è. Vedi? Non è che un oggetto, privo di significato se non fosse che sei tu a dargli il valore che possiede. Quindi sei tu con la tua visione che lo rendi importante. Ma lui, lui è solo un oggetto, un puro intrattenimento per bambini. E come tale va preso. Non può diventare il misterioso oggetto dei tuoi desideri, a meno che non sia tu stessa a volerlo fare diventare tale.”

Non riuscii a capire le sue parole, in quel momento vedevo solo la mia delusione.

 

“Il labirinto di orchidee, niente è come sembra” di Letizia Turrà

Image: Google Alessandra Lombe

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