La tua mancanza s’è fatta montagna

La tua mancanza s’è fatta montagna,

ghiaccio perenne che affonda nel cuore

ho provato a non pensarti, ho provato a odiarti

ho preteso di cancellarti come fossi un errore su un foglio scritto a matita

sarebbe bastata una gomma e magicamente ti saresti dissipata.

Non posso chiederti dove sei,

perché io so già dove sei: nel mio respiro, nel battito del petto,

sei nelle mani che qui sono rimaste a vegliare,

sei nella bocca che pronuncia parole,

nei sorrisi accennati che significano amore, rabbia, compatimento.

Sei nell’aria che respiro, nelle persone che incontro,

nelle foto che non sei stata tu a scattare,

nei silenzi che tanto amo, nelle mie provocazioni che a volte infliggo quasi non volutamente.

Sovente penso al fatto che ti ho amata perché sei distante,

perché non posso più averti, né goderti.

Forse se fossi sempre stata qui non ti avrei amata così,

non avrei apprezzato ogni tuo sguardo, né avrei compreso il tuo incedere lento.

Forse saresti stata un peso, o forse no.

La tua mancanza si è fatta montagna, è divenuta discesa e poi salita ripida.

A volte è più faticoso doverla sopportare.

Altre volte, è più semplice e tollerabile.

Eppure non mi dimentico di te neppure per un attimo.

Ti penso con l’incessante voglia di abbracciarti, con una ruggine che non si placa,

come un bambino che attende impaziente la mattina di Natale,

come la goccia che si affaccia dalla foglia esaltata per il fatto di cadere giù.

Letizia Turrà – To my mother

Contro la #violenza

#noallaviolenza #rispettoperledonne

woman's face

Troverai qualcuno che ti ami,

qualcuno che sappia quanto vali,

che ti tocchi solo per accarezzarti,

che ti stringa forte a sé consapevole che come te non c’è nessuno.

Troverai il bene sulla stessa strada che credevi di aver perso, a causa del male.

Troverai chi accetta i tuoi chili, le tue smagliature e le imperfezioni che spesso odi.

Troverai l’amore, proprio quando avrai smesso di aspettare.

Troverai il sole, e sarà bellissimo.

Tu…non smettere di cercare.

Letizia Turrà

L’amore di una mamma megattera

«Mamma è grossa, come una megattera. Anzi, la mamma è una megattera, perché sui suoi fianchi prominenti ci sorge il sole nei primi giorni d’autunno, quando stende fuori i panni che profumano ancora di sapone di Marsiglia e lavanda essiccata. Persino il suo canto ricorda quello delle balene di Dunkerque che vidi una volta sola, anche se nessuno mi crede. Ho chiesto a un sacco di persone al molo se avessero mai visto una megattera. Molti di loro mi hanno preso per pazzo, altri in simpatia perché forse hanno visto cose ancora più straordinarie di una balena, qui. Il respiro di mia madre quando stira assomiglia al fruscio delle onde che si sfregano fra loro portando sulla riva conchiglie e pesci morti. Amo il fiato caldo della mamma che si deposita sul centro della mia testa quando mi bacia la fronte, e poi la asciuga dalle goccioline di sudore. Sembra uno di quei soffi eterni destinati a non morire mai, proprio come le balene in balìa delle onde. Sento che la mamma è l’unica in grado di comprendermi, l’unica che sappia cosa mi passa per la testa. Proprio così, la mamma è la cosa più grande del mondo. E la mia, è una megattera».

Letizia Turrà
(2020)

📷Emma Hartvig

A prescindere da me.

Foglie secche che saltellano sulla statale come rane spaventate

Alberi scossi da un vento freddo e ostile

Tergicristalli esauriti da poche gocce di pioggia

Tutto cambia, a prescindere da me

Il tuo entusiasmo per le cose

L’ammorbidente che sceglierai

Il tuo proseguire e lentamente costruire

Tutto muterà, a prescindere da me

Un canto in lontananza

L’assenza, poi la mancanza

Il tuo sorriso nascosto, poi plateale

Il primo amore, le lettere strappate

Tutto avverrà, a prescindere da me

La tua lontananza per me disarmante

L’inchino davanti a un pubblico che sarà solo tuo

Le cose che non mi dirai per la paura di sbagliare

Gli errori che avrai commesso mentendo persino a te

Tutto questo sarà, a prescindere da me

I libri che ho scritto

Le pagine che i miei polpastrelli avranno solcato

I tuoi capelli stretti in un elastico

Quella stessa mano sulla tua spalla a dirti che andrà tutto bene

Tutto verrà cancellato, a prescindere da me

La felicità di sapere che nulla è eterno

Le pieghe di un vestito che mi starà stretto

Le critiche che ingoierò un giorno ridendo, e l’altro piangendo

Le rughe sul volto che faranno appassire gli occhi

I segreti che possiedo e che non rivelerò a nessuno

Questo tempo passerà, a prescindere da me.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0410

gray and red happily ever after wooden signage

Non credo nei fuochi di paglia, piuttosto credo che i rapporti si formino lentamente come acqua che scorre spontanea, e senza forzature.

Un giorno può esservi il conflitto, il giorno dopo la compassione, quello ancora l’immedesimazione, e infine il dialogo.

Gli approcci affettuosi violenti mi spaventano, perché celano in sé un disequilibrio.

Preferisco costruire nella verità, che stare lì a smembrare pezzo per pezzo un sentimento nel quale ho creduto fermamente.

Letizia Turrà

#Pensiero del giorno 1709

girl walking towards the sea

Siamo CHI scegliamo di ESSERE.

Non ci sono trascorsi che tengano, se non siamo noi a stabilire che quello che molti definiscono “passato” dovrà segnare il nostro cammino.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi: Io non sono i miei genitori.

Non sono ciò che mi hanno insegnato o il male che mi hanno fatto.

Posso scegliere di essere diversa da tutto quello che mi è stato inflitto o che è stato erroneamente tramandato attraverso i dialoghi sbagliati, i pregiudizi sul mio aspetto, quelle idee imposte che non combaciavano con i miei bisogni.

Non concederò l’alibi a me stessa di pensare che quello che mi hanno fatto possa influire su come mi comporterò nella vita.

Ogni giorno dovreste ripetere a voi stessi quanto siete importanti per voi e per il resto del mondo e dimenticare, anche solo per un istante, il male ricevuto.

Letizia Turrà

Essere orfani

Hanno qualcosa di differente negli occhi, gli orfani.

A volte orfani di carezze o di attenzioni che rendano migliori l’esistenza; molto più spesso prede di un’assenza trasformatasi in solidità, e reale consapevolezza d’esser rimasti soli al mondo.

Gli occhi dell’orfano si modificano diventando lago ghiacciato; basta un colpo malfatto nella crepa, ed ecco fuoriuscire di colpo l’acqua, copiosa, inarrestabile, che tutto modifica e tutto spazza via in un sol colpo.


Hanno la tenacia di chi vuole difendersi, gli orfani, di chi lotta per donare un sorriso a qualcuno che si sente triste per i più disparati motivi.


L’orfano può essere molto empatico e al tempo stesso trasformarsi nel peggiore omicida che tu abbia mai potuto incontrare.


Il distacco è la parte più viva nel loro inconscio, non faticano a lasciare andare le persone perché la vita ha chiesto loro di essere forti, più forti della roccia che raffigura ogni privazione.


Hanno il coraggio iniettato negli occhi, gli orfani, e tanta rabbia che imparano a domare con virtuosità.


Hanno la solitudine nel cuore, gli orfani, poiché sanno che nulla ci appartiene veramente, che tutto è destinato a terminare, un giorno dopo l’altro.


Se incontrate un orfano, riconoscerete subito questi tratti distintivi della sua personalità.


Poiché essere orfani non è qualcosa che trasforma solo noi, ma anche coloro che si imbattono sulla nostra strada.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #0209

È così che faccio con tutto ciò che amo davvero: lo nascondo, sicura di stare proteggendolo.

Se assecondo troppo la luce del sole, temo di lasciare scoperto il cuore; così facendo rischierei di lasciare entrare chiunque si avvicendi.

Allora ancor più mi chiudo in me stessa, costruendo un involucro di sentimenti tutti differenti: il bene alla luce del sole, l’amore tenuto nascosto, al sicuro, dentro di me.

Letizia Turrà

Grazie per ciò che è stato.

È stato piuttosto triste, perché negarlo. Si diventa tristi anche quando si perdono piccole cose a cui davi valore; e non è necessario che fossero grandi di dimensioni, poiché erano grandi nel cuore.

Nove anni passati al nostro fianco, ti abbiamo accudito e amato oltremodo e sei diventato il quinto elemento della famiglia. Nove anni in cui tutti gli amici sorpresi si chiedevano come fosse possibile possedere un pesce rosso così longevo!

Sono stati tanti i momenti felici, che nel momento in cui sei morto, anziché piangere ho voluto (e ho dovuto) ringraziarti per quel che era stato.

Grazie per aver reso le nostre vite felici e piene, sei stato fortunato perché sei stato molto amato.

È questo che ho detto alle bambine quando sono scoppiate in un pianto inconsolabile.

Della morte non dovremmo piangere ma ringraziare con fiducia, con fede, e sapere che una vita ha senso se è stata sì ricolma d’amore.

Il tuo posto è vuoto ora, nell’aria la brezza estiva e in sottofondo il profumo di un sugo di pomodoro.

Guardo la boccia, ma non è più ricolma d’acqua. Vorrei si smaterializzasse da sola. Vorrei sparisse dalla mia vista.

Resto seduta qui, davanti a un computer a elaborare internamente quanto mi sta succedendo.

Sempre io a chiedermi come mai te ne sei andato proprio ora che mi sento più fragile, in un momento in cui un tuono è giunto a squarciare il mio cielo.

Non trovo, e non voglio forse, sapere se c’è una spiegazione. Ripeto a me stessa che devo essere sempre più forte, che non devo mollare, che devo ringraziare il vento che ora scuote leggermente i fili d’erba del mio giardino, che devo gioire per la mia vita ancora presente, anche quando sento che vorrei abbandonarla.

Grazie di tutto Nino. Grazie.

Leti.

#Pensiero del giorno

man sitting on brown grass field playing with smoke

Che male c’è se tutto quello che voglio è racchiuso nella semplicità?

Che male c’è se non pretendo nulla, se parlo poco, se scelgo accuratamente le persone con cui confessarmi, se l’unica felicità che ritengo di conoscere si cela dietro una nostalgia consapevole?

Cerco solo umanità in mezzo al nulla, perché nulla mi aspetto.

Voglio solo giornate verdi, campi incolti, spighe dorate.

Voglio un cielo sotto cui respirare e gambe, per camminare lentamente verso strade che non conosco.

Voglio acqua sul mio cammino che mi rinfreschi e sassi su cui inciamperò, per rimpiangere le mie scarpe.


Letizia Turrà

ph: Unsplash.com

Non è niente, sono qui; ci sono sempre, e ti aspetto.

My mother Maria Teresa

Io ti aspetto, ti aspetto sempre.

So che un giorno non molto lontano io ti ritroverò.

Mi affaccerò alla finestra, e là ti vedrò, con il tuo sorriso magnetico che mai potrò smettere di amare.

Sorrideremo insieme, e tutto mi sarà stato più chiaro e ogni dubbio verrà placato: il peso che per tutti questi anni ha attorniato il mio petto, gli incubi che tormentavano le mie notti, quel bisogno estremo di solitudine che mi portava a stare lontano da tutti, il senso enorme di vuoto seppure la mia vita fosse piena.

Giungerai con un vestito bianco e nel mio cuore proverò un sussulto alla sola tua vista.

Finalmente varcherò quel cancello che ci separa e ti stringerò la mano, forte, e tu farai lo stesso.

Abbracciandoti annuserò l’odore dei capelli tuoi ormai sbiaditi; sapranno di rosa e di un mare cobalto; la tua stessa pelle saprà dei coralli che imprigionano i pesci e i tuoi occhi saranno il miele che scorre sugli alberi in primavera; le tue parole saranno il suono caldo d’agosto e le tue labbra, l’afa dopo una pioggia copiosa.

Io ti aspetto, ti aspetto sempre. Ti aspetto come l’alba aspetta il giorno, e il declino del giorno la notte.

Sei parte dei ricordi in cantina, delle parole ammassate nei miei libri, delle pagine di un vecchio quotidiano, dei sorrisi delle mie figlie, dell’orgoglio di appartenere a te e a papà, dei giorni in cui ti ho odiato e poi ti ho compianto, del declivio che ha accompagnato le mie perenni salite.

Auguri mia amata, dovunque ti trovi, io ti sono accanto proprio tanto, e come ogni persona che ama, ti aspetto.

Io ti aspetto, ti aspetto sempre.

Letizia Turrà

(Dedicato a mia madre per i suoi 56 anni non compiuti)

46 Cose da sapere per diventare #saggi

woman wearing white dress sitting sofa chair

Ci sono diverse cose che dovremmo sapere se vogliamo raggiungere la saggezza:


Saper lasciare andare ciò che non ci appartiene perché mai niente ci apparterrà davvero.

Saper proseguire dopo una delusione cocente.

Saper credere che esiste la bellezza collaterale, e che essa governa questa Terra.

Saper sorridere e accantonare le sconfitte.

Saper dire “NO” quando occorre.

Sapersi dire SI con l’autentica voglia di premiarsi.

Sapersi guardare allo specchio, senza vergognarsi di quel che siamo diventati.

Saper dire ai nostri figli cosa veramente ci fa male, e abbracciarli forte, perché ci insegnano miliardi di nuove nozioni oltre a nutrirci di emozioni che costituiranno i nostri reali valori.

Sapere accettare anche un’esistenza senza figli, perché quello che conta è essere fieri delle proprie scelte.

Sapere che invecchiando potremmo diventare come i nostri genitori, se non peggio.

Sapere che tutte le persone hanno dei limiti e non dobbiamo per questo biasimarle.

Sapersi complimentare con chi ha fatto un ottimo lavoro.

Sapere che ci sarà sempre qualcuno che non riconoscerà il nostro operato, e mancherà di rispetto al nostro ruolo.

Saper godere della felicità emanata da un altro che ha raggiunto un traguardo per noi difficile.

Sapersi complimentare con chi fa scelte che noi non comprendiamo, perché la scala di priorità di ciascuno di noi è differente, e tutti vanno rispettati.

Sapere che i confronti della nostra vita con quella altrui non servono a nulla, ma proprio a nulla, se non a renderci infelici.​

Sapere accettare le diversità e difenderle con i denti, se necessario.

Saper festeggiare in ogni momento.

Sapere quando è il momento di restare in silenzio.

Sapere quando è giusto parlare, e schierarsi nei confronti di qualcosa che ci rappresenta.

Sapere che siamo ricchi un giorno e poveri un altro, senza farne un dramma.

Sapere evitare con destrezza certi pettegolezzi o maldicenze.

Sapere valutare tutte le informazioni che ci vengono date, con raziocinio.

Sapere che ci sarà sempre qualcuno che vive per noi e attende una nostra telefonata.

Sapere che talvolta le persone rimangono nel nostro cuore, ma non per forza nella nostra vita.

Sapere che ci sarà sempre qualcuno che fa qualcosa meglio di noi.

Sapere che possiamo solo imparare da chi ne sa più di noi.

Sapere riconoscere i segnali del nostro corpo, imparando a rispettarlo.

Sapere che ci sono cose che non si possono comprare.

Sapere accettare che alcune cose che si possono comprare, non rientrano tra quelle che possiamo economicamente permetterci.

Sapere gestire le compulsioni e le ossessioni.

Sapere che uno schiaffo oggi, può tramutarsi in una carezza domani.

Sapere che se un giorno ci sentiremo feriti, ne giungerà subito un altro in cui saremo noi a ferire.

Sapere che esiste una causa-effetto per ogni cosa.

Sapere che esistono il bene e il male.

Sapere scegliere quali fra le due cose si desidera applicare senza dimenticare gli esiti.​

Sapere che esiste un coraggio oltre le nostre paure.

Sapere che niente è così piccolo e insignificante al punto da doverci far sentire più grandi.

Sapere che le apparenze ingannano, eccome. 

Sapere piantare un albero, coltivare un orto, stringere la terra tra le mani.Saper praticare tutto con passione.​

Sapere quando è il momento di partire.

Saper decidere quando è il momento di restare più a lungo.

Saper pronunciare parole sensate come “grazie”, “ti penso”, “ti voglio bene”, “ti amo”.

Sapere che non si può piacere a tutti, e che comunque non è assolutamente necessario che questo avvenga per forza, per sentirci compiaciuti e accettati.​​

Sapere che sempre, qualunque cosa staremo attraversando, nonostante la vita ci sottoporrà a delle prove che non possiamo superare, esiste una forza enorme, potente, grandiosa senza la quale non potremmo vivere.

Sapere perdonare tutti coloro che non sono stati come avremmo voluto, e perdonare e abbracciare noi stessi, più spesso di quanto già non facciamo.


Letizia Turrà ​

woman hiding her face using bouquet

#sincronicità

Suona orribile da dire, ma col tempo ho compreso che non esiste alcuna sincronicità tra certe persone.

A causa dell’entusiasmo iniziale siamo solo portati a pensare che esista un collegamento alchemico, che il destino ci abbia fatti incontrare, che ci deve essere una correlazione tra l’universo, quelle splendide persone, e noi.

Non sempre è così.

Nella realtà più cruda probabilmente incontreremo persone “specchio”, vale a dire quelle che molto ci assomigliano al punto da sembrarci quasi i fratelli che non abbiamo mai avuto.

Stiamo in quel caso conoscendo meglio noi stessi e questo ci farà incappare anche nelle parti di noi che teniamo oscure e celate. È principalmente la nostra stessa energia che attira quel genere di persone.

Ecco perché bene e male si intersecano così facilmente nella nostra vita, con un ritmo costante che ci fa sentire quasi in subbuglio.

Altro che alchimia magica! Prima ce ne accorgeremo, prima ci scrolleremo di dosso la polvere della delusione che arriverà nel momento in cui quelle persone che tanto apprezzavamo, si riveleranno.

Perché state pur certi che le persone non cambiano, semplicemente si rivelano per quel che sono davvero.

Ecco perché dovete donare a pochi la vostra preziosa presenza.

Tenete strette quelle persone che dimostrano costanza, ringraziandole spesso per la loro permanenza nella vostra vita.

Allontanate e ringraziate invece quelle persone tossiche che oltre al bene vi hanno avvelenato l’esistenza. Ringraziatele e lasciatele andare, senza nulla più volere e pretendere.

Siete voi i migliori amici di voi stessi, e dovete volervi bene al punto da non permettere a nessuno di usurpare la vostra fiducia.

Letizia Turrà

Pensiero del giorno #1406

person holding brown sand during daytime

Ho conosciuto persone che ho amato enormemente, al punto da incastrarle tra le sillabe di inchiostro dei miei scritti e dei miei libri. Ritenevo che parlare di loro mi avrebbe portato del bene, e in molti casi è stato così.

Tuttavia, questo modo di scavare che ho praticato naturalmente, ad alcuni è apparsa come una noncuranza e li ha “invitati” a guardare troppo dentro di sé.

Più tentavo di dare loro una “casa”, più queste persone sembravano voler fuggire dalla finestra di quel sentimento.

Ho perso alcuni amici importanti per questa mia tendenza a voler andare sempre oltre; oggi credo che si possa volere bene a qualcuno anche da lontano, senza che questo comporti per forza intralciare i suoi passi.

Amare vuol dire soprattutto tutelare, non fare in modo che le persone coinvolte si sentano allo scoperto, quasi nude e sprovviste di una protezione che le faccia sentire a proprio agio.

Amare è volere il bene dell’altro, anche qualora questo si traducesse in distanza per sempre.

Se amate qualcuno, tenetelo per voi, stretto, dentro il vostro cuore.

Solo così si proteggono coloro che amiamo davvero.

Letizia Turrà

Ti prometto

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Peggio di chi vuol ricordare ma dimentica, c’è chi dimentica facendo finta di ricordare.

Ti prometto che ti ricorderò sempre, anche quando sul mio volto

i solchi rassomiglieranno a strade deserte e labirintiche.

Ti prometto che ci sarai sempre nei miei giorni

anche in quelli che dovrò per forza archiviare per via del tempo.

Ti prometto che non ti scriverò, neppure quando saprò che vorresti sentirmi.

Prometto di non abbandonarmi mai ad una sconsolata nostalgia che non servirebbe.

Ti prometto che sarò felice

perché è questo che avresti voluto più di ogni altra cosa.

E se un giorno non ci sarò più, vienimi a trovare.

E se prima sarai tu a mancare, ti prometto che verrò io a trovarti

così potrò tenerti ancora una volta la mano.

Letizia Turrà

Nessuno di noi è felice davvero, da solo.

“Non è andandotene che risolverai i tuoi problemi.” lo tiro per un braccio.

“Tu non capisci vero? Per te io sono ancora il tuo bambino. Nessuno dei miei modi di attirare la tua attenzione ha sortito alcun effetto. Tu non fai che preoccuparti della moto, senza comprendere che la moto non è che un modo per rafforzare la mia autostima.”

“Autostima, ma di cosa parli? Sei un ragazzo forte e bello, non hai problemi di nessun genere.”

“Sono gay mamma. Mi hai sentito? Quelli come noi hanno problemi, di ogni genere. È una scelta sofferta, ponderata la mia. Amo un uomo da oltre un anno ed ora vado a vivere da lui. Era solo questione di tempo e ve lo avrei comunicato.”

“Non me ne hai mai parlato fino ad oggi.” ribatto pietrificata.

“Adesso sai come ci si sente ad essere l’ultimo a sapere le cose.” distacca il braccio violentemente, avviandosi verso la porta.

“Tuo padre lo sapeva?”

“Che importanza può avere?”

“Ne ha per me. Lo sapeva sì, o no?”

“Gliel’ho detto solo ieri sera. Quello che è successo mi ha aiutato a vuotare il sacco. Non ce la facevo più a mentire. Non è semplice convivere con un segreto del genere. Ho deciso che ero stanco di fingere. Ho deciso che voglio vivere ogni istante della mia vita felice, d’ora in poi.”

“Sei felice con lui?” chiedo.

“Sì, lui mi rende felice.” sorride.

Sono incredula di fronte a questa confessione, eppure cosciente che tutto questo è giusto.

È così che le cose dovevano andare. Lascerò che sia il destino a scegliere quale sarà la mia strada d’ora in poi, seppure non accetti di non avere mai compreso a fondo i miei figli.

“Quindi vai?” chiedo triste.

Annuisce, poi mi dà un bacio sulla fronte.

Mi fa male quando lascia le sue chiavi di casa sul tavolo.

So che mi sta dicendo “non torno più da stasera, non aspettarmi”, e che questo suo lasciarmi sarà definitivo.

Credevo fossimo forti, invece siamo tutti frangibili, è questa l’unica cosa certa.

Ora sono davvero rimasta sola.

Ripenso ad Axel, ai suoi occhi grandi e profondi.

Oggi lascerà l’Italia, e chissà se mi sarà concesso mai di rivederlo.

Non ho neppure il coraggio di prendere in mano il mio dannato telefono, per sentire un’ultima volta la sua voce. Ho timore di pronunciare ancora il suo nome, sapendo che subito dopo ciò che avvertirò sarà un senso di enorme vuoto.

Io e la mia vita perfetta…improvvisamente ho scoperto che ognuno di noi ha mentito all’altro per lungo tempo, e anche a se stesso.

Ho dato una revisionata al mio concetto di stabilità e di perfezione, prendendo coscienza che si può anche incappare in un binario sbagliato nella vita, senza che quest’ultimo ti fornisca alcun preavviso.

Così ho seguito il binario del cuore, che era quello che mi sembrava più indicato, e che invece mi ha fatto deragliare.

Non so come si faccia a ripartire da zero alla mia età.

È tutto un inganno quello che ti vede restare da solo per scelta.

Nessuno di noi è felice davvero, da solo.

Letizia Turrà, Il mio cielo è grigio porpora – estratto

Ciao Franco…

Ritratto di Franco Battiato | GAi - Giovani Artisti italiani

La mia memoria si è persa dentro la forza luminosa delle tenebre e distogliendo lo sguardo dalla luce che rabbuia il mondo è scomparsa tra le nere acque di un pauroso mare.

La mia memoria si è persa per raggiungere i luoghi di incanto e magia, che profumano di inganno.

Tra riflessi d’ambra e sentori di incenso si è risvegliata dal sogno per farsi regina di una conoscenza che contempla mille verità, ma non reclama verità alcuna.

Ha viaggiato tra i dispersi infiniti di un assolato deserto e avanzando immobile dal più potente dei richiami, è giunta tra i giardini segreti di Damasco, silenziosa e pura fino all’animo.

Mi hai seguita fin qui, dove il respiro della terra quieta svela i suoi segreti, solo ad ovest, dove la fine è un’accogliente porta d’entrata.

Osservando le nuvole al tramonto scoprirai che tutti i sogni e i luoghi incantati della terra assomigliano alla morte. Il suo richiamo è qui, nella trama colorata del cielo, e forma intrecci di fuoco come vorticose spirali di un Mandala.

Si nasconde tra le dune silenziose ed il loro gioco di armonie segrete è nel suono del vento che le avvolge con la sacralità salvifica di un canto.

La morte è un luogo di libertà che spinge i viaggiatori all’esilio; mutevole fiera figlia del silenzio, abbandono e visione, processo alchemico che tramuta l’ombra in luce nel disordine apparente che concilia gli opposti.

Era qui al crepuscolo, come un nemico di sabbia addormentato, che custodisce sentieri d’amore e di paura.

Né bene, né male.

La morte è racchiusa qui, nel cerchio della vita tra il sogno e l’attesa.

È il riflesso di un’immagine senza tempo venuta a mescolarsi col ritmo dell’universo.

La morte è là, dove si ravvisano i segni del divenire e attecchisce il perdono.

Non distogliere lo sguardo dalla morte e dal suo inganno, seguilo senza farti domande, così come accetti il profumo di un fiore o l’albeggiare di un fertile mattino.

Chi non cede ai sogni e la magia della vita, non conosce né morte né realtà, né conforto.

Solo dimenticando potrai morire e rinascere. Non cambiare il mondo, diventa morte e potrai raggiungere la tua parte immortale.

Che tu sia respiro del vento, riflesso degli astri notturni, ombra della mia assenza, mare calmo o scintilla Divina, apri i miei occhi e ovunque tu sia diretta, portami con te verso un destino di irresistibile bellezza che guidi le infinite possibilità del mio spirito verso la compassione perenne.

Solo chi sottrae il suo cuore alla ferocia dell’ego e innalza templi all’eterno, sa che la morte non muore né mai nascerà.

Franco Battiato, “Attraversando il bardo”

Pensiero del giorno #140521

pink rose in bloom during daytime

Il mio spazio interiore è composto perlopiù da cose che la gente tende a dimenticare;

vivo con la mente di un’accumulatrice compulsiva, ma poi nell’agire mi divincolo subito

da situazioni e persone che mi opprimono

cercando di usare il mio animo come fosse la loro cantina.

Ho compreso che conservare troppo, non equivale a mantenere.

Per considerarsi individui liberi, occorre sbarazzarsi del desiderio di piacere

a tutti i costi a chiunque,

perché l’amore è bello quando è spontaneo,

senza alcuna forzatura.

Letizia Turrà

#Pensiero del giorno

woman riding on swing during sunset

Risplendi ogni giorno.

Donati la possibilità di sbagliare, di frenare, di virare rapidamente verso i tuoi sogni e contro le maledizioni di chi sperava di vederti fallire.

Fai di ogni giorno un giorno perfetto:

Di una caduta un’opportunità;

Di un cambiamento una sfida personale che sarai pronto ad affrontare.

Vivi con lo spirito del bimbo che sei stato una volta.

Abbraccia con le parole quante più persone puoi.

Realizza che sei qui per uno scopo, e quello scopo ti rende vero, autentico.

Sii gioioso, la gioia è come un’ombra che ti perseguita e gli altri non potranno fare a meno di vederla in te.

Cerca di essere un esempio da seguire, e un buon amico per chi ne avrà bisogno.

Ringrazia il tuo petto per il respiro che contiene; ringrazia le spalle che ti coprono dalle delusioni; ringrazia i tuoi gomiti e le tue mani che per te scrivono e si snodano tra le carezze; ringrazia il tuo addome che contiene il tuo secondo cervello, ringrazia le tue gambe che ti sostengono e i piedi, che ti spingono avanti.

Ma più di tutto, ringrazia te stesso e abbracciati, per tutte quelle volte in cui non ti sei ritenuto all’altezza di una sfida o hai dubitato di te e delle tue capacità nelle imprese più difficili.

La vita è una, e siamo noi a scegliere come proseguire.

Letizia Turrà

Dsa e dislessia: che cosa è, chi sono io?

Voglio fare una premessa per chi sta leggendo: non credo di essere mai stata affetta da disturbi dell’apprendimento e, nello specifico caso, una dislessica.

Sono semplicemente la mamma di una bambina che ha un DSA, e molte volte mi sono sentita impotente di fronte a questa realtà, quando giungevano le risposte inconcludenti da parte di educatori e insegnanti, o quando vedevo mia figlia soffrire perché rispetto ai suoi compagni si sentiva menomata.

Che cosa è un Dsa?

Come abbiamo detto è un DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO causato da un malfunzionamento di origine neurobiologica nel soggetto, riconosciuto dalla legge 170/2010.

Qui di seguito il testo contenuto all’interno della suddetta legge:

2. Ai fini della presente legge, si intende per dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.

3. Ai fini della presente legge, si intende per disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.

4. Ai fini della presente legge, si intende per disortografia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.

5. Ai fini della presente legge, si intende per discalculia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

6. La dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia possono sussistere separatamente o insieme.

Per intenderci meglio, vi basti pensare che esistono caratteri appositamente creati per essere letti dai dislessici che in caso contrario, alla decodifica di un dato testo possono vederlo così.

Voi riuscite a leggerlo?? Lo so, sembra assurdo, eppure è così che alcuni bambini DSA vivono e vedono ogni giorno:

Lo stesso vale per un discalculico che deve eseguire dei calcoli, per molte altre persone considerati banali:

Al fine di garantire una tutela dei soggetti con questo disturbo, viene stilato un PDP – Piano didattico Personalizzato – una sorta di abito fatto su misura (più semplicemente un accordo tra scuola e genitori) che riguarda tutta una serie di strumenti compensativi messi a disposizione di alunni e insegnanti, per effettuare una corretta valutazione dell’andamento e dei relativi progressi dell’alunno.

Tutti i DSA sono differenti, non troverete quasi mai un caso uguale ad un altro.

Il DSA costituisce una limitazione importante nella vita quotidiana.

Tutti i DSA necessitano di essere amati per quello che sono.

In quasi tutti i casi il bambino con disturbi specifici di apprendimento, sarà molto dotato in uno specifico settore, geniale addirittura in quell’ambito, rispetto a molti altri.

Un altro dato fondamentale da conoscere se si vuol comprendere il DSA, è che non ha NULLA, e ribadisco NULLA in meno rispetto ai propri compagni né in termini di intelligenza, né in termini di buona volontà.

Quanti fra noi quando eravamo studenti si sono sentiti dire dagli insegnanti: “è intelligente, ma non si applica”. Santa ignoranza… era la frase standard che sembrava risolvere tutto.

Ci sarebbe da tornare indietro e spiegare un po’ di cose a quegli insegnanti che poco conoscevano di questi disturbi.

Eh sì, perché non c’entra un bel niente l’applicazione, in questi specifici casi: il bambino con questo genere di disturbo ha delle competenze limitate dalla nascita.

UN DSA NASCE DSA, E MUORE DSA, è bene ricordarlo.

Ovviamente queste difficoltà demotivano l’alunno, lo fanno sentire diverso; spesso viene schernito e preso d’assalto dagli insulti dei compagni che lo ridicolizzano per l’uso degli strumenti compensativi (calcolatrice, mappe, tablet e altro) accusandolo di imbrogliare, e di essere facilitato.

Molti abbandonano gli studi precocemente, come conseguenza.

È importante ribadire che:

“Uno studente Dislessico che usa gli strumenti compensativi è come un miope che utilizza gli occhiali.”

Non è una condanna avere un DSA, vuol dire solo che acquisirò in un tempo molto più dilatato le informazioni che altri compagni acquisiranno nel giro di poco tempo.

Se a loro basterà un’ora per fare una verifica, a me servirà maggiore tempo per raggiungere lo stesso traguardo (probabilmente il doppio del tempo).

E questo non servirà a me dislessico per “farla franca”, bensì rappresenterà un modo più efficace di valutazione per l’insegnante (se un bambino ha studiato, che tu gli dia o meno più tempo, il risultato sarà sempre quello di un alunno che ha studiato).

Lo stesso avviene per le interrogazioni orali, che sono da preferire a quelle scritte.

Tutto quello che viene usato come strumento compensativo per un DSA, non è che uno strumento utile all’insegnante per effettuare una valutazione più ampia e concreta dell’alunno e non rappresenta, dunque, un privilegio per lo studente.

Non è una scorciatoia, come molti pensano!

C’è un ragazzo in gamba, il suo nome è Giacomo Cutrera, il quale tiene conferenze sull’argomento da dislessico, ovvero da persona che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza diretta, riscontrando non pochi ostacoli perché la diagnosi è arrivata quando frequentava le scuole medie.

È persino riuscito a laurearsi (anche questa è una bella sfida, poiché non tutti i DSA possono frequentare l’Università).

Cutrera è un ragazzo brillante e parla con leggerezza di un argomento complesso, a tratti “pesante”, perché comprendere la mente di un DSA non è affatto semplice, come non è semplice comprendere cosa provino i genitori che spesso devono affiancare i loro figli in ogni circostanza, con tutte le difficoltà di un momento storico come questo, che ci vede tutti a casa per la didattica a distanza imposta dalla situazione epidemiologica attualmente presente in Italia.

La vita di un dsa è una strada in salita, perché scrivere velocemente, rispondere altrettanto velocemente, leggere più velocemente, è un compito farraginoso per un dislessico.

Cutrera ha stilato una TOP TEN delle cose che i genitori di ragazzi DSA si sono sentiti dire dagli insegnanti nel corso del tempo.

Partiamo dalla fine:

10 – SI, CERTO, CONOSCO LA DISLESSIA, MA CHE COS’E’? (difficile per alcuni ammettere di non sapere).

9 – GLI HO DATO IL DOPPIO DEL TEMPO, E DI CONSEGUENZA GLI HO DIMEZZATO IL VOTO (esiste una legge che spiega perfettamente che una tale condotta è irregolare da parte dell’insegnante, ma come dice lo stesso Cutrera, se un insegnante non vuol saperne di far rispettare la legge, c’è poco che un genitore possa fare).

8 – LO SO CHE E’ DISORTOGRAFICO, MA COSA C’ENTRA CON LA GRAMMATICA? (Risposta aberrante).

7 – SUO FIGLIO SOFFRE DEL COMPLESSO DI EDIPO PERCHE’ NON HA VOGLIA DI ANDARE A SCUOLA (Ecco come affibbiare alle madri il brutto andamento del figlio, perché vuole stare a casa con la mamma!).

6 – NON GLI DO STRUMENTI COMPENSATIVI PERCHE’ HO PAURA CHE POSSA APPROFITTARE DELLA MIA DISPONIBILITA’ (e qui torno a ripetere, lo strumento compensativo non è uno strumento che serve al ragazzo per fare il “furbo”, bensì serve all’insegnante per valutare appieno le capacità e dare maggiore autonomia).

5 – SUO FIGLIO PRENDE 5, PERO’ LE COSE LE SA, PENSI A QUELLI CHE PRENDONO 5 PERCHE’ LE COSE NON LE CAPISCONO (se le cose le sa, perché gli dai 5???).

4 – NO, NON  SI TRATTA DI DISLESSIA, SUO FIGLIO CAMMINA BENE (per molti, evidentemente, è un handicap come avere una gamba più corta o una grave menomazione).

3 – AH, ORA TUTTI I LAZZARONI DOBBIAMO CHIAMARLI DISLESSICI?? (Definire lazzarone un alunno ponendolo alla stregua di uno che NON vuole studiare o applicarsi, è un gravissimo errore).

2 – HA PROVATO A DARE QUALCOSA A SUO FIGLIO PER FARLO DIVENTARE NON DISLESSICO? (questa non la commento neppure).

1 – SUA FIGLIA HA OTTIMI VOTI, MA NON POSSIAMO DARLE IL DIPLOMA PERCHE’ E’ DISLESSICA (Nulla di più assurdo. Molti dislessici vengono penalizzati nelle valutazioni perché non ritenuti meritevoli rispetto ai loro compagni ai quali invece non è stato diagnosticato questo problema). È ingiusto, oltre che anticostituzionale, perché un ragazzo che ha studiato merita lo stesso trattamento di un altro. Siamo tutti uguali su questa terra! Non solo, per non permettere ad un ragazzo dislessico di diplomarsi deve esserci stata in precedenza una particolare dispensa evidenziata nel PDP. Inoltre l’esonero penalizza la carriera scolastica dello studente con conseguenze negative anche sul percorso sociale e lavorativo.

Fortunatamente molti insegnanti oggi conoscono bene questi disturbi e alcuni applicano rigorosamente quanto scritto nel PDP perché affrontano con empatia il loro ruolo, che è fondamentale. Perché i ragazzi passano gran parte della loro vita a scuola, e l’insegnante dovrebbe avere come scopo primario quello di instillare nell’alunno l’amore per la vita, la fiducia nel prossimo, lo sviluppo delle sue capacità. C’è ancora molto da lavorare per alcuni, purtroppo.

Bene, ora tornando a noi, a voi, a me, quello che voglio dirvi è che se state pensando che la vita di vostro figlio dislessico o discalculico, o disgrafico o disortografico sarà difficile, avete ragione, ma non per questo sarà stata meno piena di amore, soddisfazioni, o meno interessante, perché i ragazzi DSA possono essere davvero molto speciali e lasciarvi di stucco rispetto ai talenti che svilupperanno.

Conoscono perfettamente il loro andamento, sanno quando sbagliano, si rendono conto di quando avrebbero potuto fare meglio, sanno perfettamente riconoscere gli insulti, il bullismo, e le risatine alle spalle quando non riescono a leggere, ad esprimersi, o a superare un momento di debolezza.

Ho vissuto ciascuno di questi momenti con mia figlia Gaia.

Tuttavia non ci siamo scoraggiate, abbiamo stabilito un metodo di studio efficace oltre a un rafforzamento del suo riconoscersi come individuo speciale lavorando sul talento e sull’autostima, riuscendo ad ottenere buoni voti, ed essendo affiancati da insegnanti che lavorano attentamente sulle difficoltà di ciascuno.

Gaia passa quasi tutta la giornata a disegnare, ha un talento unico nell’esprimere ciò che sente attraverso quel mondo dei cartoni definiti “Gli Anime”.

Questi sono solo alcuni dei suoi disegni

So bene che la vita di mia figlia subirà spesso un rallentamento come è già successo. Ci saranno cose che non potrà fare o che non farà come altri ragazzi della sua età ma mi sento fiduciosa, perché so che le cose belle nascono dai momenti difficili, e che nulla ci viene mai regalato senza prima aver effettuato uno sforzo che ci è costato immensa fatica.

Posto qui sotto il link di YouTube di Giacomo Cutrera, che vi consiglio di ascoltare dall’inizio alla fine, vi sarà molto utile anche se non siete dislessici.

Un abbraccio a tutti voi,

Letizia Turrà