Matteo e Beatrice, storia di un bambino autistico.

matteo

Sono trascorsi tre anni tra gioie e dolori dal momento della nascita di Matteo, distribuiti in maniera equa, senza farci mancare nulla.

Anche io sono cambiata molto, passo le giornate chiusa in casa con lui per evitare troppi stimoli esterni che possano far scaturire delle crisi.

Comunichiamo attraverso un lettore, una specie di computer, perché non parla bene.

Usiamo gli occhi, le mani (quando non passa il tempo a scuoterle nervosamente), e alcuni oggetti come bicchieri, bottoni e cubetti di legno, che lui utilizza per farmi recepire determinati messaggi.

Ciascun cubetto corrisponde ai cibi che gli piace mangiare, i bicchieri a quello che desidera bere e i bottoni ai vestiti che vuole indossare per andare a scuola o per uscire.

L’altro giorno ho letto una stupenda definizione sui bambini autistici: loro non sono scrigni chiusi, ma tesori da scoprire.

Posso assicurare che è vero.

Ho imparato molte più cose da quando sono a contatto con questa realtà, che in tutta la mia vita.

Ho scoperto cosa significhi non avere tempo per sé neppure per fare una doccia, ma sentirsi al sicuro nell’abbraccio del proprio bambino perché lui non bada al tuo odore, ma solo alle coccole che riceve da te.

Apprezzo di più ogni singolo istante che ci viene donato, perché non so mai se il giorno dopo si sveglierà stando peggio della sera precedente.

E non oso neppure pensare al fatto che potrebbe non risvegliarsi affatto.

I medici mi hanno detto che devo nutrire poche speranze nei confronti di un miglioramento.

Matteo riesce a fare calcoli complicati, ma non è in grado di dirmi che mi vuole bene.

Spesso piango, sola nella mia stanza, perché so che per quante saranno le volte in cui io potrò dirgli che lo amo, lui non potrà mai ricambiarmi, facendo lo stesso.

Vivo sentimenti contrastanti a causa dei suoi sbalzi d’umore, poiché alterna momenti di quiete a momenti in cui può diventare improvvisamente violento.

L’estrema solitudine dietro cui mi sono trincerata e che anche l’esterno ci ha imposto, ha contribuito a rendermi ancora più instabile.

Non ho mai più vissuto né provato un amore forte come quello per Axel, ma sono felice, oggi più che mai.

Il mio Sampei scarabocchia poesie e pensieri di carta, insieme immaginiamo di recarci in un posto lontano, oppure fingiamo che lui sia un cavaliere coraggioso, venuto a salvarmi dalla fortezza nella quale un drago mi tiene imprigionata.

Non sempre sono conscia di quali pensieri passino per i sentieri della sua mente, ma so che adoro il suo mondo “volante”, che non ha sempre sostanza.

Addirittura lo invidio quando liberamente si isola, senza che sia necessario doverne spiegare il motivo.

Lavoro solo tre giorni a settimana, gestendo gli ordini di posta elettronica, direttamente da casa.

Prima correvo continuamente a destra e a sinistra. Ora posso permettermi di vivere con maggiore tranquillità la quotidianità, perché con un bambino che ha questa sindrome è doveroso compiere un passo alla volta.

Il mio cielo è grigio porpora, Letizia Turrà

https://goo.gl/ixwQWP

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