Il posto più bello del mondo è da nessuna parte.

 

LETIZIA COPERTINA DEF

Il 2016 è iniziato in modo un po’ drammatico.

Il 10 gennaio, appena ventiquattro ore dopo aver compiuto 69 anni, David Bowie se n’è andato, lasciando questa terra e ritornando alle stelle, luogo da cui probabilmente era arrivato per poi scegliere di fermarsi qui tra noi, a regalarci bella musica e l’illusione che questo mondo accetti la diversità, l’anticonformismo e la libertà espressa da ogni essere umano.

Insieme a lui una carrellata di personaggi storici, scrittori (Umberto Eco), attori, musicisti, ci hanno lasciati.

Allora mi sono fermata a riflettere sul fatto che in questa vita impermanente non lasciamo mai davvero qualcuno, finché il nostro ricordo e la nostra energia rimangono qui.

La vita è un sottilissimo filo cui è attaccata la morte, l’unica tappa sicura in questo mondo di incertezze e l’unica che ci insegni davvero qualcosa, perchè quando soffriamo per la perdita di persone care o perdiamo qualcosa alla quale teniamo, comprendiamo cosa significhi dare valore a ciò che ci circonda.

Da molto tempo (in realtà da quando avevo dieci anni) vivo di queste riflessioni, al punto da aver esteso la mia ricerca fino al profondo significato di questa nostra esistenza, perché ci sono momenti in cui la vita ti impone d’esser forte.

Mi considero fortunata per aver avuto una vita da artista, perchè è stato come aver vissuto centinaia di vite, ho incontrato volti, maschere più o meno grottesche e sofferenti, riuscendo a vederci sempre qualcuno dietro, non soltanto ciò che appariva agli occhi.

Quella che viene narrata in questo libro è una storia basata su eventi realmente accaduti. Tuttavia, per evitare ogni riferimento a persone o fatti, i nomi sono stati modificati e alcuni luoghi e cenni storici sono frutto di invenzione, creati al fine di rendere più “romanzesche” le vicende.

Il tentativo era semplicemente quello di raccontare la storia di una persona che è riuscita a riscattarsi dopo acute sofferenze e, di conseguenza, si è cercato di dare al lettore la certezza (o l’illusione) che non tutto il male arriva per distruggerci, a volte esso giunge a noi per insegnarci qualcosa di ancor più importante.

Scrivere di Patricia è stato molto difficile, ho dovuto togliere la mia pelle per indossare nuovamente la sua, una pelle dimenticata e con vent’anni di polvere addosso che urlava per riuscire a venire a galla.

La musica, eterna mia compagna fino a quando vivrò, mi è stata di aiuto in tutto il percorso, in ogni riga, in ogni rilettura, in ogni notte in bianco persa a litigare con me stessa e con la storia stessa, quando qualcosa “non filava”.

In tutte le righe sono presenti David Bowie e John Lennon.

A quest’ultimo devo soprattutto il titolo di questo libro, perchè come lui stesso scrisse in una cartolina inviata ad un amico e archiviata nel libro “Le lettere di John Lennon”: “Il posto più bello del mondo è da nessuna parte“, ed io ho sempre ritenuto che fosse vero.

Ho utilizzato molti dei titoli per descrivere gli spazi temporali, al fine di rendere omaggio ad alcuni brani che sono stati importanti nel corso della mia vita.

Ciascuno di essi ha tirato fuori qualcosa di me, nel bene e nel male.

Dedico questo romanzo alla mia famiglia, l’unica piccola isola felice ma la più vera che io sia riuscita a creare, composta da mio marito, che ha lavorato con me alla copertina di questo libro sostenendomi sempre e alle mie due figlie, le persone più speciali che io conosca.

La fonte di ispirazione più grande è rappresentata dalle persone che mi circondano nella vita reale e quelle che mi supportano attraverso la rete, gli amici scrittori e fotografi, che riempiono il mio cuore di fiducia nel prossimo (compito non sempre facile), e presso i quali ho riscontrato conforto e amicizia; sono stati per me importanti per le loro storie che erano sepolte in un cassetto, e non vedevano l’ora di uscire per far parlare di sé.

Ringrazio immensamente tutti loro perché mi hanno insegnato il valore più grande: quello di credere nei propri sogni e lottare; altresì la cosa ancora più importante: imparare a perdonare chi ci ha fatto del male, seppure il male peggiore arrivi sovente proprio dall’interno delle famiglie, non solo da un mondo esterno.

Scrivere questo romanzo infatti ha contribuito a farmi perdonare i miei genitori per gli errori da loro commessi, ho imparato ad amarli con maggiore profondità, li ho compresi scendendo fino al loro abisso, e ho scelto di archiviare ogni sbaglio.

Ringrazio gli amici scrittori horror, che mi hanno aiutata a delineare il profilo di questo genere di scrittori, di alcuni di loro ho sentito le profonde ferite ed in qualche modo questo mi ha aiutato a curare anche le mie.

Ringrazio chi mi ha sostenuta per la descrizione dell’autopsia, in particolare la studentessa di scienze biologiche Federica Filippini per la consulenza e la guida all’uso di termini specifici, e grazie anche a chi mi ha prestato i suoi libri per documentarmi, e chi mi ha seguito passo dopo passo in un tema finora mai affrontato, ma che mi ha molto appassionato.

Ringrazio Monica D’Eri che mi ha seguito nella correzione delle bozze, per la sua grande amicizia, un legame che seppure distanti dura da quasi vent’anni. Monica sei una persona davvero speciale.

Ringrazio la fotografa Anna Scarselletti per avermi dato l’opportunità di utilizzare la sua foto di Oxford Circus a Londra, luogo in cui il libro si conclude. Quell’immagine è stata determinante nella scelta della realizzazione e della grafica.

Grazie anche a Edi, un artista albanese che nel 2001 realizzò il mio ritratto (in sovrapposizione alla copertina), soprattutto per aver fermato un momento importante della mia vita, uno di quelli che determinò il mio cambiamento interiore ed esteriore.

Sfortunatamente non ho più avuto sue notizie dal 2002. Non ho idea di dove possa trovarsi oggi, ma quando guardo quel ritratto che da anni è situato nel mio ufficio a casa, mi auguro sempre lui sia sotto a un cielo positivo, beato, a guardare le stelle.

Un infinito grazie va alle persone amiche sui Social, Rita, Maria Nadia, Eugenio, Renata, Emanuele, Maria, Raffaella, Valentina, Nancy, Edgar, Roberto, Riccardo, Daniele e tante altre che mi sostengono, alle quali rivolgo quotidianamente, in ogni istante, il pensiero più bello e a Debora, che è stata di ispirazione per quest’opera.

Grazie a Patricia, a Scott, a John e Jack, che mi hanno insegnato a tirare fuori cose di me che non avrei mai ritenuto possibili potessero emergere.

Grazie infine a Mr. Pitor, il quale mi ha insegnato cos’è la vera felicità.

 

Letizia T.

Image: Copertina romanzo “Il posto più bello del mondo è da nessuna parte” di Letizia Turrà

 

 

 

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