“E’ quando pensiamo di non avere più possibilità, che si riapre uno spiraglio per noi.”

2.-Modern-Times-Hiroshi-Sugimoto-Fondazione-Bevilacqua-La-Masa-Venezia-2014

Londra, 30 marzo 2014

 

<<E con questo fanno centoventitre scatole, Signorina. Firmi qui il foglio, la consegna in Italia avverrà entro e non oltre tre settimane a partire da oggi.>>

<<Scusi dimenticavo di dirle che quella scatola di legno non è da caricare sul camion, la porterò sull’aereo con me, grazie.>> disse riprendendo in mano la sua scatola dei ricordi.

<<Capisco, allora fanno centoventidue scatole, un bel mucchio di roba per una casa di soli 90 metri quadrati. E’ una bella casa!>> disse il fattorino dei traslochi.

<<Era molto più di questo. Era la mia casa.>> disse poggiando la mano sulla cassetta postale riportante la targhetta “Wood-Rovani”, e constatando quanto i due cognomi messi insieme cozzassero terribilmente.

Prima di lasciare la zona si recò presso la casa di Mr. Titor per riconsegnare le chiavi.

<<Entri, le ho preparato un tea al bergamotto, è italiano, così non sentirà la nostalgia del posto che sta lasciando.>>

Non potè fare a meno di crollare in un pianto disperato davanti al vecchio.

Egli aveva conosciuto lei e John, li aveva visti crescere insieme e costruire giorno per giorno quel rapporto che da innocente amore tra due ragazzini, era mutato nel sentimento forte di due adulti.

<<Avanti bambina, non faccia così, le cose finiscono e ricominciano, vedrà che è soltanto una crisi passeggera. E’ davvero sicura di voler lasciare la casa?>>

<<Non tornerà Sig. Titor, conosco bene John. La perdita di sua madre lo ha sconvolto. Dallo scorso 27 marzo non è stato più lo stesso. Non è rimasta traccia della persona che conoscevo. Non tornerà più quel ragazzo cupo, dagli occhi dolci e le parole lapidarie.>>

Voltandosi ella vide una foto sulla credenza; c’erano raffigurati tre bambini.

<<Sono i suoi figli quelli?>>

<<Sì, sono Matt, Cindy e Rupert, tre bravi figlioli. Cindy è morta dieci anni fa, stava bene, poi improvvisamente una notte ebbe una febbre vertiginosa e lamentò dei dolori fisici molto forti. Avvenne tutto rapidamente, come la diagnosi: leucemia. Vedere morire tua figlia a dieci anni credo sia la cosa più scioccante a cui ti possa capitare di assistere. E’ una cosa che non dimentichi, che ti lacera dentro, insieme a lei. Vorresti essere tu quello che muore, senti che saresti anche in grado di sopportare meglio quel dolore, ma la verità incomprensibile, è che non si è mai pronti alla morte, sia che sia la propria, sia che sia quella delle persone a te più care. Vede Patricia, per molto tempo io e mia moglie ci siamo chiesti come avremmo fatto ad andare avanti, a proseguire nella nostra vita come nucleo famigliare. Matt era piccolo e noi pensammo di non avere più amore da dare, quella perdita ci aveva seriamente svuotati. Quando un anno dopo mia moglie scoprì di essere incinta di Rupert, fu il segno che il cielo non ci aveva abbandonati e che ci era stata riservata un’altra possibilità. Dovevamo coglierla, e ripartire. E’ quando pensiamo di non avere più possibilità, che si riapre uno spiraglio per noi. Ora lei si sente sola, sconfortata e delusa. Ma un giorno questo dolore sarà lontano, così lontano da farle apprezzare questo evento negativo.>>

Abbracciò il vecchio e si diresse a Kensal Green, per salutare sua madre Amy.

Si era levato un gran vento e proprio allora, in quell’istante, ricordò di quanto odiasse il vento fin da bambina; era sempre stata terrorizzata da quel fischio riottoso che si insinuava tra le finestre.

Sedette piano ai piedi della tomba, e cercò di imprimere nella sua mente un ultimo ricordo, che le restasse addosso come un tatuaggio.

<<Ciao mamma, questa volta sono sola e sono venuta a salutarti perché per lungo tempo, andrò via per pensare. Magari tornerò a Venezia un giorno, o magari a Milano, la città che tu amavi tanto. Mi manchi mamma, mi manca tutto di te, persino il tuo risotto pronto che infilavi nel microonde. Ti ricordi che lo prendevo dal centro anzichè dai bordi, e puntualmente mi scottavo? Poi piangevo, tu mi sgridavi e di nuovo, amorevolmente, mi pulivi il muso e mi davi un bacio. Mi sentivo al sicuro con te, con te soltanto. Ti ho portato i tuoi fiori preferiti, i gigli. Londra è bellissima oggi, c’è un sole primaverile ed in questa stagione io e John avremmo fatto una piacevole passeggiata a Greenwich. Mi sono sempre chiesta se la felicità sia un bene riservato a poche persone. Dicono che in media un essere umano sia felice per due anni complessivi durante il corso della sua intera vita. E’ evidente che io ho usato tutta la mia riserva di quella felicità ed ora è terminata. Ora ti lascio mamma, ma so che la tua anima è sempre al mio fianco. Restami accanto.>>

Uscì da Kensal Green lasciando la morte alle sue spalle, senza voltarsi indietro.

Estratto dell’ultimo romanzo dell’autrice Letizia Turrà “Il posto più bello del mondo è da nessuna parte”

VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE DELL’OPERA RIPORTATA.

Image credits: Modern-Times-Hiroshi-Sugimoto-Fondazione-Bevilacqua-La-Masa-Venezia-2014

 

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