L’amore al pianoforte.

pianoforte

 

Salì lentamente le scale, in un silenzio talmente profondo che ogni gradino sembrò potesse inghiottire i suoi tacchi.

Volle testare realmente con mano la pesantezza di quel mazzo di chiavi e l’enorme responsabilità che Gustavo, il loro custode aveva nei confronti di esse, e di Scott.

Delle leggere note di pianoforte, man mano che si avvicinava, giunsero al suo orecchio.

Aprì la porta delicatamente, cercando di non disturbare con le quattro mandate per aprirla. Così la spinse, e sempre delicatamente, diede due sole mandate.

Appena nell’ingresso, vide Scott al centro del salotto di spalle; quelle meravigliose note provenivano dal suo pianoforte.

Quasi con passo morbido si avvicinò a lui per carpirne i tratti somatici.

Aveva due spalle grandi e le mani molto lunghe, che sembravano accarezzare i tasti in avorio di un vecchio Niemeyer.

Buttò lo sguardo sullo spartito per capire di quale brano si trattasse.

“Nord, Sergio C.”; le note gravi e insidiose sembrarono parlare alla sua anima.

Con la memoria percorse un campo di grano che aveva visto da bambina, con le spighe che le arrivavano al di sopra del ginocchio, e quell’unico desiderio di buttarsi per terra a fare “la farfalla”.

Fu quando lo vide in viso, che non fu più in grado di distinguere la realtà dal sogno.

Gli occhi di Scott erano vitrei, quasi trasparenti, celati dai lunghi capelli castani, che gli ricadevano sulle spalle.

Ricurvo sullo strumento, la guardò poco prima di concludere il brano con le ultime dieci note, acute e delicate.

Gli occhi le si bagnarono di lacrime.

<<Buonasera, Patricia.>> sorrise con un flebile richiamo al suo nome.

<<Buonasera Scott.>>

<<Sono davvero felice di vederla, il fatto che sia venuta mi fa capire che è pronta per andare oltre e che sa guardare col cuore, al cuore degli altri.>>

<<Lei suona divinamente. Non sentivo da tempo queste emozioni nel sentire qualcuno suonare.>>

<<Lei non suona nessuno strumento?>>

<<Mi sarebbe piaciuto. A dodici anni i miei mi avevano iscritto ad una scuola di pianoforte, teoria, solfeggio e canto lirico, ma non mi appassionò mai veramente.

Dicevano a mia nonna: “E’ intelligente, ma non si applica”. La realtà è che per applicarmi in qualcosa io devo sentire una spinta interiore più forte, qualcosa che mi scuota interiormente.>>

<<Sieda accanto a me.>>

Sedette al fianco di Scott sullo sgabello lungo dalla seduta in pelle morbida.

Avvertì immediatamente quel calore che la lasciò inebriata ed il profumo della pelle di Scott, inconfondibilmente vicino alla sua profumazione preferita: l’Acqua di Parma.

Prese la sua mano e la portò sul tasto del Do, carezzando le sue dita.

<<Sol fa mi mi re re do, re do re mi mi, fa mi fa sol…>> ripeteva Scott con un soffio di voce.

Poi la guardò dritto negli occhi: <<Posso suonare per lei ogni volta che vuole. Non c’è niente che non farei per lei… Patricia.>>

Il cuore sussultò finendole interamente in gola, al punto che le parve potesse essere in grado di masticarlo.

<<Scott, ho bisogno di sapere che cosa vuole da me. Quelli che lei chiama esperimenti non hanno niente a che fare con tutto questo.>>

<<E’ perché no? Definisca “esperimento”. Davvero non ricorda come tutto è iniziato? Provi a ricordare la prima volta in cui ci siamo conosciuti e poi saprà rispondere a questa domanda.>>

<<Lei mi rubò il libro al quale ero interessata, ecco come è che è iniziata. E se mi sta chiedendo di definire un esperimento, per me è qualcosa che si inizia per provare e poi se va bene ok sono tutti contenti, altrimenti si interrompe. Non è così?>>

<<Lei non è cosciente di quanto possiede. Di quanto male mi fa vedere ciò che invece ha rubato a me? Parlo del mio cuore. Ogni pomeriggio, da un mese a questa parte i miei battiti accelerano quasi fino a cessare, prima che arrivi lei. Quando lascia la mia casa, io avverto un vuoto che non riesco a sopportare. Non vivo più. Se lei non dovesse più venire io morirei, e nulla per me avrebbe più senso.>>

Rimase gelata di fronte a quella confessione. Non si erano mai spinti tanto oltre.

Era priva di difese, nuda.

TRATTO DAL NUOVO LIBRO DI LETIZIA TURRA’

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Image credit: Facebook

 

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