Ground Control to Major Tom: David Bowie, “The Starman”.

 

david

 

Lo conobbi grazie a quello splendido brano del luglio del 1969: “Space Oddity”.

Ne rimasi subito incantata per quelle sonorità pop e rock allo stesso tempo, una sorta di viaggio mentale e spirituale per l’ascoltatore.

Il controllo da terra interloquisce con il Maggiore Tom, un astronauta in missione, che per la prima volta vede il Pianeta Blu dall’alto e ne rimane profondamente affascinato.

E da ieri, la Star mondiale David Bowie, può dire di poterla vedere per davvero.

Ci ha lasciati ieri, lo apprendo oggi dai giornali, a soli 69 anni e poco dopo aver pubblicato il suo ultimo disco dal titolo “Blackstar”.

E’ stato un cancro a stroncare la sua vita, una malattia che sempre più spesso non perdona.

Personalità eclettica, piena di contrasti personali e sessuali (si vocifera fosse bisessuale), Bowie ha saputo guadagnarsi con la sua arte un posto tra le stelle, laddove avrebbe sempre voluto essere.

Nato a Londra l’8 gennaio 1947, è già una star a metà degli anni sessanta, nota per il suo stile musicale che riconduce a un pop raffinato, fuori dagli standard comunemente noti al tempo.

Il piccolo David si trasferisce a sei anni da Brixton, sua città natale, a Stansfield Road, dove mostra interesse per la musica d’oltre oceano, al punto che quando la sua insegnante gli chiederà cosa vuole diventare da grande, lui risponderà: “L’Elvis britannico”.

Il fratellastro Terry giocherà un ruolo determinante nelle sue scelte ribelli. Egli infatti, è amante della musica Jazz (ascoltava Coltrane e Dolphy) e diventerà ben presto il fautore delle idee sperimentali del giovane David, che si sente stimolato dalle note e da quelle sonorità ricche di beat, romanticismo e qualità strumentale.

Il suo primo scritto “The Man Who Sold the World”, nasce proprio per ispirazione di Terry, il quale si toglierà la vita gettandosi sotto un treno a seguito del ricovero in un ospedale psichiatrico per schizofrenia nel 1985.

Comincia a prendere lezioni di Sax dal suo idolo, il sassofonista jazz Ronnie Ross, riscuotendo poco successo ma dichiarando in seguito: “Quello strumento divenne per me un emblema, un simbolo di libertà”.

Già dal 1962, di pari passo con la formazione di una band musicale studentesca, David inizia a comporre brani originali. Questo fattore diventa un limite per il giovane, che si vede costretto a suonare cover di artisti più o meno famosi, pur avendo un mondo interiore complicato e creativo al di fuori del comune.

In quello stesso anno, a causa di un litigio per una ragazza, proprio un membro del gruppo, George, rifilerà un pugno sull’occhio a David, che da quel momento riporterà danni permanenti causati da una midriasi, che farà apparire i suoi occhi come fossero di due colori differenti.

Nell’agosto del 1963 eseguono un’audizione per la Decca Records, senza successo. Motivo per il quale David abbandonerà definitivamente il gruppo.

Alla carriera discografica, si affianca anche quella cinematografica, con alcune sue piccole apparizioni in alcuni sceneggiati americani della BBC.

Finalmente, l’11 luglio 1969, in contemporanea con la missione Apollo 11, uscirà la famosa “Space Oddity”, registrata in due diverse versioni, che arriverà al quinto posto delle classifiche mondiali.

Le registrazioni proseguiranno per tutta l’estate, fino alla pubblicazione.

Sarà uno dei pochi, se non l’unico, a potersi permettere di inserire all’interno dei suoi brani diversi personaggi dalle diverse personalità, tutti Alter Ego inventati da Bowie, come il notissimo  Ziggy StardustHalloween JackNathan Adler e The Thin White Duke (il sottile duca bianco, mero richiamo alla superiorità della razza ariana, tanto propagandata e voluta da Adolf Hitler).

Da allora la carriera di David si moltiplica (a giusta ragione) nel globo, portando con sé la scia di oltre quarant’anni di successi inarrestabili, di amicizie controverse, di voci sulla sua sessualità, di zeppe alte e abbigliamento che richiamano l’androginia, di misteri dietro quello sguardo enigmatico, dai due colori differenti.

L’Uomo giunto da Marte, dalle stelle, è stato riconsegnato al suo pianeta e di canzoni, su questa Terra, non ne canterà più.

Non so più se mi mancherà Ziggy, Jack, The White Duke…o David.

Il mio cuore da oggi sa che mi mancherà una parte importante della musica, che va oltre i suoi Alter Ego. Quel qualcuno che in modo quasi sconvolgente, ci ha abbandonati dopo averci lasciato un immenso patrimonio musicale e tendenziale.

Certi artisti non si sfornano più, e certe cose non tornano.

E pensare che proprio nel 2002 diceva: “Sono sempre stato così, sono molto negativo. Davvero non intendo esserlo, ma non sono affatto d’accordo con l’idea del progresso e dell’evoluzione. Penso che queste cose siano strutture che abbiamo creato per essere in grado di sopravvivere nel caso non ci sia per noi alcuna ragione di esistere.”

Un dono quasi irreale il suo, che non scriveva i suoi brani con l’aspettativa di mostrare se stesso, ma con la sola volontà di amare quanto avesse creato, quasi come fosse l’ombra di un dipinto, malinconico e perverso.

“La mia intenzione è di incapsulare quello che vedo attorno a me, l’ambiente ed il tempo, con la musica, così che se potessi guardare indietro al mio lavoro dal 1980 vedrei gli anni 70 attraverso i miei occhi, come una serie di dipinti”, sosteneva sempre.

Love u always Mr. Bowie, goditi le stelle Major Tom… noi pure aspetteremo il  momento nel quale brilleremo nel firmamento.

A presto,

 

Letizia Turrà

Photo: Google Photo

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2 pensieri su “Ground Control to Major Tom: David Bowie, “The Starman”.

  1. Post bellissimo, vorrei condividerlo sulla mia pagina di Facebook col tuo permesso: adoro David Bowie e Space Oddity è una delle mie canzoni in assoluto!Ciao, aspetto il tuo consenso (citando la fonte ovviamente) Inviato dal BlackBerry Z10 diVincenzo Carollo Da: letizia turràInviato: lunedì 11 gennaio 2016 09:52A: vincenzo.carollo@gmail.comRispondi a: letizia turràOggetto: [New post] Ground Control to Major Tom: David Bowie, “The Starman”.

    a:hover { color: red; } a { text-decoration: none; color: #0088cc; } a.primaryactionlink:link, a.primaryactionlink:visited { background-color: #2585B2; color: #fff; } a.primaryactionlink:hover, a.primaryactionlink:active { background-color: #11729E !important; color: #fff !important; }

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    letiziaturra82 posted: ” 

     

    Lo conobbi grazie a quello splendido brano del luglio del 1969: “Space Oddity”.

    Ne rimasi subito incantata per quelle sonorità pop e rock allo stesso tempo, una sorta di viaggio mentale e spirituale per l’ascoltatore.

    Il controllo da t”

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