Confessioni di una Escort – La morte di Andy, capitolo 40

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Ho fatto un sogno terribile.

Mi svegliavo nel cuore della notte con uno strano presentimento, e mi dirigevo verso la stanza dei bambini, senza trovarvi nessuno.

Poi ritornavo a letto e al mio fianco Andy non c’era più. Nessuno era più presente, la casa era deserta e le piante avevano invaso ogni angolo. Della mia voce non restava che l’eco lungo le doppie scale.

Andy e i nostri figli di colpo si erano dissolti dalla mia vita.

Mi sveglio di soprassalto, turbata. Ho sognato di avere dei figli ed è stato inquietante. E’ come se il mio inconscio stia cercando di prepararmi ad un evento che turberà la mia giornata.

Sono molto emozionata infatti.

Andy si è offerto di insegnarmi ad andare a cavallo, prima di oggi non ci ero mai stata.

Il sole è alto nel cielo e lui è bellissimo nel suo solito abito nero, con la sua effigie.

Lo amo nonostante abbia permesso a tutti quegli uomini di usarmi per i loro scopi ieri sera.

Non gliene faccio una colpa, io per prima ho consentito a molti uomini in questi anni di approfittarsi di me.

Mi sorride mentre i suoi capelli assumono una venatura mogano sotto un sole cocente.

Il vento delicatamente li sposta dalle sue labbra fino a dietro l’orecchio.

Mi abbraccia e annusa i miei capelli. Lo fa sempre, e sa che io adoro questa cosa.

<<Perdonami per ieri notte. Ti ho ferita, ma non è facile cambiare ciò che sei sempre stato, in nome dell’amore. Sono felice di sapere che diventerai mia moglie e userò ogni mezzo in mio possesso per proteggerti d’ora in avanti.>>

<<Sì che si può cambiare, dovremmo solo volerlo davvero. Io ti amo, non l’ho mai detto a nessuno perché ho sempre avuto paura di concedermi all’amore, ma tu mi hai insegnato davvero che cosa voglia dire amare. Sono immensamente felice e onorata al pensiero di diventare tua moglie Andy.>>

 

Di colpo il suo sguardo diventa cupo, quasi pietrificato. Il corpo si irrigidisce nel successivo istante, si accascia e precipita verso il basso, cadendo dal cavallo.

Non riesco a capire che cosa succeda. Scendo dal cavallo e mi precipito al suo fianco. Sono bianca per il terrore.

<<Andy, Andy rispondi! Aiuto! Aiutatemi!>> urlo a squarcia gola non appena mi rendo conto che rimane inerme a testa in giù, senza dare alcun segno di vita.

I suoi assistenti accorrono immediatamente comprendendo che la situazione sia piuttosto grave. Il modo in cui è caduto, infatti, gli è stato fatale.

<<E’ morto.>> dice indiscutibilmente scosso l’assistente scuderia al maggiordomo. <<Corri subito in casa a chiamare i soccorsi!>>

<<Ma che cazzo state dicendo!? No, no no!!!!>> grido in preda alla disperazione.

Lui… è morto. Lo hanno detto loro. E’ la verità.

Il mio Andy è morto.

Un infarto a 43 anni ha colpito una persona nobile, fuori e dentro lo spirito. L’uomo che avrei dovuto sposare e amare, per tutta la vita.

Quello che ti dà la Massoneria è la falsa credenza che ogni membro possa essere onnipotente ed eterno come un Dio, pensi che un uomo come Andy, un grande Maestro, un potente avvocato, bellissimo e dai bellissimi capelli, ricco, perbene e di buona famiglia non possa mai morire, e hai davvero l’illusione che possa essere così.

Ed invece anche quelli come Andy muoiono.

Credo che assistere alla morte dell’uomo che amavo, e il vederlo crollare davanti ai miei occhi, fu senza dubbio la sofferenza più grande alla quale la vita avesse mai potuto sottopormi.

Ho passato i giorni seguenti ascoltando a ripetizione, fino a impazzire, Bach Suite Inglese n° 2 – Allemanda, una canzone triste, nostalgica, avvertendo un vuoto immenso dentro.

E’ stato come se potesse ricondurmi a lui, in qualche modo.

Ho pianto, guardando fissa la parete della camera da letto vicino al nostro scrittoio, ed è stato come se quella musica potesse entrare nota dopo nota, nel mio sangue.

Inutile dire che ho anche tentato tre volte il suicidio perchè tanto non me ne frega più un cazzo di vivere.

Purtroppo per me, non ho avuto successo, Gertrude è arrivata poco dopo il primo taglio, e mi ha salvata dalla morte.

Peccato.

Posso ancora vedere le mie mani rimaste aggrappate ai suoi capelli, al punto che non riuscirono da subito a separarmi da lui, non potevo accettare che fosse morto, non così.

Le mie mani stringevano le sue ciocche, ed io non riuscivo a lasciarlo andare.

Ho davanti a me la visione di quegli occhi sbarrati, che dovetti chiudere con le mie dita per non vedere più l’orrore di quella scena. Troppo dolorosa per me, troppo dolorosa per chiunque.

Ora vorrei solo morire.

Il mio matrimonio non c’è più, nove metri di velo giacciono chiusi nella scatola posta nel mio armadio.

Chissà quale sposa più fortunata indosserà il mio abito. Lo modificherà, secondo i propri gusti, così non sarà più la stessa cosa, e questo triste evento verrà spazzato via.

Ho tagliato i capelli, ora sono corti. Non mi sento più Louisiana, né Amanda.

Non sono più niente, niente senza di lui, l’amore della mia vita.

 

 

“Aldilà del muro, diario e confessioni di una Escort” di Letizia Turrà, ottobre 2013

 

 

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