L’esperienza umana di chi scrive… dal mio punto di vista.

Omaggio a Schiele vittorio polidori

Questa mattina mi interrogavo su cosa volesse dire aver scritto/letto un libro “completo”.

Per completo intendo qualcosa che faccia dire al lettore: non mancava nulla.

Così ho realizzato che è quasi impossibile che la nostra opera piaccia a tutti, ma che è fondamentale semmai prefissarsi una cosa: scrivere di qualcosa che ci appartenga senza la paura del giudizio altrui.

Mi è balzato all’occhio un articolo sul tema che ho trovato interessante di Martino Savorani, il quale cita testuali parole:

“Cos’è che rende grande un libro? (questa è una domanda che ogni scrittore dovrebbe porsi) L’ingegnosità di una storia? La destrezza dell’autore? Il numero di pagine del volume? La capacità di sorprendere il lettore? L’elemento novità della pubblicazione? E se, invece, quello che fa la differenza fosse l’esperienza umana comunicata? Ma cos’è quest’esperienza umana? Quando è davvero di valore?

Uno scrittore dovrebbe struggersi su questo quesito, dovrebbe non scrivere più un rigo finché non trova qualcosa di vero e buono da dire. Cos’è questo qualcosa di vero e buono?

Troppo facile raccontare una vita di qualcuno, magari immaginario, che salta tra alti e bassi. Troppo difficile, invece, dire qualcosa di positivo, di veramente positivo. Non uno slogan, non un messaggio per il bene della folla, ma qualcosa di personale e fortemente reale che possa essere positivo per l’autore e per il lettore, per tutti. Questo è il compito di un grande scrittore.”

Molte fra le persone che mi leggono mi dicono che si rivedono in ciò che scrivo, eppure qualcuno a volte mi ha detto che sembrava quasi io avessi voglia di concludere in fretta il mio racconto.

Mi sono quindi resa conto che questo potrebbe rappresentare un punto debole, ma allo stesso tempo ciò che ho scritto è esattamente lo specchio della mia anima e di ciò che sento, non mi sento di stravolgerlo per renderlo più fruibile o economicamente più fruttuoso per le case editrici, da qui la scelta dell’uso del self publishing per autopromuovermi.

Ciò che mi auguro invece è di riuscire a comunicare ciò che sento, aldilà della trama, delle parole e dei predicati verbali che nulla hanno a che vedere con quanto il mio cuore vuole comunicare.

Il messaggio che vorrei dare è che bisogna credere in se stessi, il vostro mito dovete unicamente essere voi stessi. I vostri doni, invece, hanno il dovere di essere elargiti agli altri, per aiutarli anche a comprendere laddove la loro stessa storia sia incompleta.

Perchè talvolta ciò che ci manca in un libro è rappresentato da quella parte di noi stessi che pure ci manca, ecco perchè un’opera merita a volte di essere riaperta tempo dopo la prima lettura, quando saremo “pronti ad accoglierla”.

Vi abbraccio e vi ringrazio per le critiche e il sostegno, che mi vedono condividere con voi la mia “esperienza umana“.

A presto,

Letizia T.

Image: Omaggio a Schiele –  Vittorio Pulidori

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