“Mi dispiace”, quella parola tanto difficile da pronunciare.

BELLISSIMA

<<Mia madre cercava l’amore Sig. Scott, e lo ha trovato nelle persone sbagliate.>>

Scoppiò in un pianto a dirotto, disarmante per l’uomo.

<<La prego non faccia così. Io sono qui, può piangere per tutto il tempo che vuole, se lo desidera.>> poggiò la mano sulla sua spalla.

In quel momento ella avvertì tutto il suo calore, così presente, così importante, così imponente.

<<Mi perdoni Patricia, mi perdoni per averle chiesto di raccontarmi qualcosa che va oltre la sua sopportazione.>> dolcemente distaccò la mano facendo passare un dito sotto alla sua scapola.

<<Non è colpa sua, il vero problema è che ogni volta che apro questa parentesi io sto da cani. Non è stato facile per me. Non è facile sapere di non poter più giocare con i tuoi compagni di infanzia perché i loro genitori, sapendo di quale malattia è morta tua madre, impongono ai figli di evitarti perché loro non prendano la stessa malattia. Ho passato un’infanzia da sola, a farmi venire le spalle larghe per non prendere le botte a scuola dai miei compagni. Ho imparato a fregarmene dei giudizi altrui, ho imparato a rispondere alle offese, a guardare il cielo per quello che è, un tappeto di stelle così lontane tra loro da non riuscire mai, proprio mai, a toccarsi. E pensare che la gente crede ancora alla storia delle costellazioni…>>

Rimase in silenzio.

<<Qual è la parola che le viene più difficile pronunciare?>>

Ci pensò un po’ su.

<<Mi dispiace. “Mi dispiace” è in assoluto la parola più difficile da dire, rispetto alla parola “scusami”. Perché la seconda si dice per educazione, ma la prima si dice per sentimento, perché senti dentro il dispiacere per aver fatto del male a qualcuno, o magari per aver deluso chi amavi o, peggio ancora, per aver deluso te stessa. Ecco, io non riesco a dire mi dispiace neppure a me stessa, per tutte le volte che mi sono tolta un pezzo di cuore e l’ho donato a chi non lo meritava, come John.>>

<<John è l’uomo che l’ha spinta a trovare quello che stava cercando in quel mercatino?>>

<<Lo sa Scott, lei ha il potere di leggere dentro le persone e non so proprio come possa farlo. Sembra conoscermi più di quanto io non conosca me stessa. John è l’uomo che mi ha stretta con le braccia del vero amore e quando anch’io ho stretto forte, ha mollato la presa facendomi provare l’orrore di un salto nel vuoto. L’ho amato, lo amo ancora e forse lo amerò sempre.>>

<<Bukowski diceva che le persone sono lo spettacolo più bello al mondo. Io ritengo che possano anche essere la delusione più grande, se lo vogliono. Mi auguro solo lei non smetta di credere all’amore, che è invece tutt’altro che deludente. Troverà la busta con i soldi all’ingresso. Grazie per avermi dedicato il suo tempo. Mi dispiace di averla fatta piangere e lo dico davvero sentitamente, mi dispiace. il nostro tempo è finito.>>

<<Abbiamo già finito? E’ volato il tempo, non me ne sono neppure resa conto.>>

<<Il tempo è relativo, la cosa fondamentale è come sarà trascorso prima che si torni a guardare le lancette.>>

Patricia sorrise abbassando gli occhi e si diresse verso la porta.

<<A domani Scott.>>

<<Non lo dica.>>

<<Cosa?>>

<<A domani. Non dica mai quella parola, se non ha la chiara intenzione di ritornare.>>

“IL POSTO PIU’ BELLO DEL MONDO E’ DA NESSUNA PARTE”   (2016) di Letizia Turrà

TUTTI I DIRITTI SULL’AUTORE SONO RISERVATI, VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE.

Photo: Google artists

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