Le scelte che si fanno con la ragione e quelle che si fanno col cuore…

capire-se-è-innamorato

-“Ho deciso di iscrivermi all’Università, che ne pensi?”, mi disse Cesare un mercoledì mentre pranzavamo in centro.

-“E’ una splendida idea direi, perché me lo chiedi, non era già previsto che tu proseguissi negli studi di filosofia?”

-“Bè, la realtà è che vorrei farlo, ma non qui, volevo iscrivermi all’Università di Pavia.”

Il cibo mi andò di traverso: “Vuoi scherzare? Pavia? E’ così lontano! Non essere ridicolo Cesare! Cos’è l’ultima follia del principino?”

Mi guardò deluso.

-“Dico sul serio e sai anche un’altra cosa? Tu verrai con me in questo viaggio, ti voglio al mio fianco, qualunque sarà la mia scelta.”

Non mi entusiasmava affatto l’idea di seguirlo in quella che per me era una scemenza, soprattutto non volevo seguirlo neppure così lontano.

Ad ogni modo, partii con lui, lo feci proprio per il suo bene, perché sapevo che era ciò che desiderava.

Non era fatto come me, Cesare sceglieva con la ragione e raramente col cuore, rischiando di imbarcarsi in esperienze poco sicure.

Durante il viaggio in treno, mi teneva stretta la mano, felice che condividessi con lui quella nuova esperienza.

Arrivati a Pavia, ci imbattemmo in una cittadina interessante, ricca di monumenti risalenti al tempo degli antichi Romani, particolarmente ricca di locali e di gente di ogni nazionalità, turisti e passeggeri di viaggio, alcuni tra i quali avevano scelto di restare lì per viverci.

Entrammo all’Università per vederla da vicino. All’interno più stanze e corridoi che in un labirinto, aveva quasi l’aria di un manicomio in stato di abbandono, un posto che si lascia ma che non si dimentica, come tutte le cose lasciate lì ad essere divorate dal tempo.

Un cortile quadrato con le statue dei famosi rettori atte a commemorarli faceva da cornice iniziale ai visitatori curiosi, come lo eravamo noi.

Guardavo le statue e in contemporanea il terreno. Le radici puntavano ai piedi come rovi violenti, come punte di un ago, le statue da bianche erano ora diventate oscuri rifugi per i piccioni, effigi a ricordare l’onore dovuto a quegli uomini che tanto si erano adoperati per la medicina e la cultura generale, per gli studi glottologici, economia, politica e scienza delle finanze, storia del diritto romano, letteratura.

Infinite statue e grate, finestre dalle quali aleggiava aria di studi, ragazzi, studenti, con la mente carica di obiettivi e sogni.

Mi strinsi forte al suo fianco.

-“Sei davvero sicuro di voler venire qui a studiare? Vuoi finire come quelle statue piene di cacca di piccione sulla testa? Guarda che tristezza, poca cura e negligenza.”

Si voltò di 180 gradi guardandomi dritto negli occhi.

-“Sai cosa diceva sempre il nonno Francis? Nessun vento può essere favorevole se il marinaio non sa dove andare. Direi che è giunta l’ora che io decida dove voglio investire le mie energie.”

Sospirai senza aggiungere altro. Sapevo bene che vi sono momenti in cui aggiungere anche solo una sillaba superflua a un dialogo importante, rischia di bruciare le emozioni autentiche in anticipo, e non volevo lui avesse l’impressione che a causa della mia disapprovazione io mancassi di rispetto alle sue sensazioni.

Tratto da “Il labirinto di orchidee – Niente è come sembra” di Letizia Turrà

Photo: Google

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