Le avversità…

passione

Le avversità mi sono sempre servite per capire che la vita non è una fiaba dove tutto magicamente appare e scompare, ma è una sfida continua fatta di problemi e lesioni interne. Solo chi ha varcato la soglia del dolore e la affronta superandola nel livello più alto riesce a comprendere quanto sia importante ogni singola esperienza e quanto quel dolore che sembrava così insuperabile, sia un ulteriore mattone che si aggiunge alla nostra struttura morale.

Ed io quel dolore fatto di mattoni lo avevo conosciuto bene e continuavo ancora a viverlo.

Il dottore me lo aveva detto che non sarebbe stato un passaggio facile. Una malattia come il cancro ti fa attraversare momenti che vorresti solo cancellare e non rivivere mai più.

L’unica scelta che puoi fare è decidere di vivere al meglio il tempo che ti rimane e quello che trascorre.

Ero in attesa del peggio dopo quanto era successo la notte precedente.

Pensavo che Cesare sarebbe andato via per sempre ora che aveva avuto da me ciò che voleva.

Le cicatrici, che fino a quel momento non mi facevano male, avevano ricominciato a tirare come se avessi piccoli aghi sotto l’ascella.

Passai la mattina a letto ripensando alla notte con lui.

Era come se avessi ancora le mani di Cesare nuovamente su di me. Potevo anche sentire il suo respiro e rivedere i suoi occhi meravigliosi.

Per tutta la notte mi aveva stretto come si stringe qualcosa che non vogliamo vedere andare via e che temiamo di perdere.

Eravamo ormai due adulti consenzienti, che rispondevano alla loro unica volontà, quella di stare insieme.

Contro ogni mia previsione pessimistica, venne a trovarmi nel primo pomeriggio.

Mi sembrò di aver fatto un salto indietro di cinque anni improvvisamente quando lo vidi arrivare in jeans con sottobraccio un mazzetto di narcisi.

-“Se non la smetti di portarmi fiori mi farai ammalare di qualcos’altro!” gli dissi accarezzandogli il viso.

-“Nessuno è mai morto per eccesso di fiori, semmai per il contrario!”

Mi baciò tentando di togliere la bandana dalla mia testa.

-“Non farlo, ti prego. Provo ancora un certo imbarazzo nel farmi vedere senza capelli.”

-“Sbagli sai, dovresti accettare anche questo lato di te. Balla, canta, sorridi come facevi una volta. E se corri fino a perdere fiato che ti importa? E’ così che si assapora la vita, quando le ginocchia sanguinano e il tuo occhio non vede l’orizzonte. Troppo pensare, poco agire. Troppo volere, troppo poco Amore. Ora ti vestirai e verrai fuori con me.”

Letizia T.

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