le cabinet d’avocats…

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Silenzi assordanti.

Porte che si aprono e si chiudono da un estremo all’altro del marmo illuminato da raggi di luce perpetuati per un istante, senza che lo sguardo si sollevi mai dalle scarpe eleganti.

Segretarie ripiegate sulle scrivanie, annoiate e stanche. Fuori è caldo e la concentrazione è diminuita.

Da qualche parte è anche possibile intravedere l’obiettivo di una macchina fotografica con la capacità di “bloccare” momenti che diverranno storia.

Poi il fotografo posa la sua macchina, prende il suo caffè, lo stesso da vent’anni, bagnato da una punta di latte intero. Avanza verso la sala mensa con la mano sinistra in tasca, sempre la stessa mano.

Fa da eco l’anima in queste stanze dai soffitti prominenti.

Molte le domande, troppi i perchè, ci si sente alla resa dei conti: troppo vecchi per cambiare, troppo legati a certi ricordi per lasciare.

O forse non si è mai pronti a lasciare. Non lo si è mai neppure di fronte all’obiettivo della macchina fotografica, capace anch’esso di sorprenderci nel momento inadatto.

Riguardando quelle foto non si vedono persone, ma famiglie, sogni, obiettivi che si volevano raggiungere.

E ancora sguardi, e silenzi, in quei corridoi, dove il tempo un giorno si fermerà.

Non è che un viaggio quello dello sguardo, destinato a terminare da un estremo all’altro del marmo su pavimenti che riflettono scarpe eleganti.

Letizia T.

Photo: Internet

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