Gruppo o non gruppo…questo è il problema!

cuore e cervello

Un gruppo è un insieme di persone interdipendenti che perseguono un fine comune e entro il quale esistono delle relazioni psicologiche reciproche, esplicite o implicite.

Un’altra definizione, più generica, è quella secondo cui “un gruppo è un insieme di persone che interagiscono tra loro influenzandosi reciprocamente”. Affinché tale reciproca influenza possa essere percepita, occorre che il gruppo non superi le 15-20 unità (ecco perché si parla spesso di “piccolo gruppo”).

Il filosofo J.P. Sartre (1970) sosteneva che: una giustapposizione di individui, inteso come raggruppamento, un insieme di persone, non è un gruppo. Affinché lo diventi occorrono tre condizioni:
1 Un interesse comune;
2 Comunicazioni dirette con feed-back;
3 Una “praxis”, vale a dire un’azione comune per conseguire un determinato obiettivo condiviso o rivolta contro altri gruppi.
(Dal sito: farcampus.unito.it)

Diciamo la verità…a quanti fra noi è capitato di essere inserito, più o meno consapevolmente, in un gruppo di Facebook o di WhatsApp?

Ritengo pacificamente che la risposta sia TUTTI, dal momento che molti fra noi dispongono di un accessorio digital-tecnologico al giorno d’oggi.

Ebbene, mi sono spesso chiesta quale sia l’utilità di tali creazioni, o meglio, quale sia la necessità che ci vede tenuti a creare gruppi al cui interno a parte i numeri stratosferici dei membri, non vi sia alcuna o poca interazione, quando in verità non siamo neppure in grado di salutare decentemente le persone che incontriamo per strada.

E’ possibile che tutti i valori che avevamo si siano ridotti all’osso, al punto da avere bisogno di ricreare un ambiente più o meno confortevole con perfetti estranei, di cui ci interessa alla fine solo il like o (come nel caso di whatsapp) il fatto di esserci anche solo per fare numero?

Così facendo non ci troviamo più nella situazione di scegliere in totale libertà di appartenere alle persone che hanno i nostri stessi obiettivi!

Dal momento in cui alla mattina accendiamo il nostro smart-phone (sempre che non sia perennemente acceso notte e giorno), veniamo investiti da inserimenti selvaggi (è un eufemismo) in gruppi di qualsiasi genere, dai titoli e dai fini più improbabili.

“Sesso e passione”, “Solo ragazze italiane”, “Il gruppo di quelli che…”, “Sei di questo mondo se…”, “Dieta mediterranea”, “Resta in forma per la prova costume”, “Fotografi che passione”, “Movimento Nazional Sarcazzo”…di tutto di più.

Su Whatsapp abbiamo invece il gruppo dei genitori (per carità, anche utile), poi quello del Grest, poi quello della grigliata, quello del matrimonio, quello della famiglia, quello del lavoro, quello delle migliori amiche, quello del calcetto, quello del sabato e della domenica.

Tutti questi gruppi hanno un solo risultato comune: NESSUNO FRA I MEMBRI SI CAGA DI STRISCIO.

Proprio così. A meno che non vi sia un compleanno a cui partecipare (e quindi soldi da spendere per il regalo del festeggiato), non piovono in ogni istante inviti spontanei anche solo per passare il tempo a chiacchierare.
Si finisce spesso per mandarsi stupidi video a sfondo erotico o che fanno ridere una, due, tre volte…e alla fine dopo un pò metti il gruppo col silenziatore perché dai…non se ne può più!

Se condividi qualche tua esperienza ti ritrovi spesso a non ricevere alcuna risposta, e quella che arriva è una emoticon del cazzo che non dice nulla, non presuppone nulla, non crea interazione nè interesse. Guarda caso il 90% dei tuoi amici neppure li compra i tuoi libri nel caso in cui tu sia uno scrittore, che diavolo vuoi che gliene freghi di motivarti o di condividere la tua felicità?! Condividere?? Vuoi scherzare?!

Il nulla COSMICO.

Nei gruppi in cui si viene inseriti di prepotenza accade la stessa cosa: tu posti qualcosa di tuo che non smuove neppure per un secondo le acque melmose dove tutti sembrano sostare nonostante vi siano 7.000 membri aderenti, e tutto finisce con una sagra dell’individualismo, più che la cura della propria individualità (prestate bene attenzione alla differenza).

Inoltre il danno peggiore è associato alla nostra mancata presenza e permanenza nella vita REALE, quella che ci dà il vero valore valore aggiunto, oltre ad un tozzo di pane per tirare a fine mese e pagare il mutuo.

Conosco persone che detengono i ruoli di amministratori (de che poi?) in almeno 15 pagine.
Quindici pagine, capite?

Ed io mi sento una cerebrolesa perché a malapena reggo la mia personale e quella di scrittrice e il blog, che aggiorno con notevole difficoltà.

Non sarebbe bello riunire persone che DAVVERO rincorrano il sogno di trovarsi dal VIVO a parlare, mangiare una pizza e discutere di quanto è più bello il cuore umano rispetto alla tecnologia?

Abbiamo un cuore e un cervello, atti a costruire gruppi ben più potenti: quelli dei sogni, degli obiettivi, della condivisione…niente che abbia a che fare con un gruppo virtuale che ti impone di vivere lì la tua esistenza, racchiuso in quei cavi elettrici che non arricchiscono nessuno, se non il detentore dell’azienda che fornisce energia.

Pensiamoci, pensiamo davvero se ne vale la pena rinchiuderci in una gabbia fatta di fili, o se non sia meglio una passeggiata all’aria aperta, dove la massima condivisione può essere la manina di tuo figlio che ti chiede di spingerlo sull’altalena.

A presto, Letizia T.

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2 pensieri su “Gruppo o non gruppo…questo è il problema!

  1. Ciao cara.
    Ammetto che leggendo questo pezzo mi sono domandata “ma che gruppi ci sono in giro?!”, poi ho aperto il gruppo di un noto marchio di contenitori in plastica per la casa, gruppo da cui tento la fuga da anni senza riuscirci, e ho capito tutto.
    Ammetto che quello che scrivi sul far parte di un gruppo è vero, ma in alcuni casi proprio perché il gruppo si fonda su una vera passione in comune (che non sia il feticismo dei piedi… sì, esiste davvero! O l’odio per tutti quelli che non seguono la Bibbia alla lettera, un controsenso) si incontrano persone stupende.
    Alcuni anni fa, quando ho creato un profilo in cui non ho inserito nessuna delle persone che conosco dal vivo, ho conosciuto anche te su una pagina Facebook e sono entrata in alcuni gruppi dove ho conosciuto persone che in alcuni casi usavano un nome finto. Queste persone si sono dimostrate più reali di tante che conosco da anni e con più passione per ciò che fanno di molti con cui ho a che fare ogni giorno. Nonostante non abbia mai incontrato nessuna di loro, solo per questione logistiche di spostamento, ho trovato più costruttivo avere un rapporto di scambio su gruppi vari con queste persone che non incontrando vecchie amiche per una pizza. Bisogna anche dire che l’isolamento culturale che a volte sento nel mio paesino spiega perché i gruppi basati sulla lettura, la scrittura e il cinema, sono preferibili ad una pizza condita dall’ultimo pettegolezzo o fatto che non mi riguarda se non per comprendere meglio le persone.
    Come te, spero anch’io di poter incontrare le persone che fanno parte di questi gruppi e poter creare un rapporto più diretto e intimo, sapendo che la conoscenza fatta in precedenza non verrà tradita da comportamenti o idee del tutto opposte a quelle espresse sul gruppo.
    Credo che il problema dei gruppi non siano i gruppi in sé ma le persone che ne entrano a far parte senza voler davvero condividere un’esperienza o una conoscenza e cercando di avere sempre ragione su tutti e tutto come spesso accade nei gruppi di persone che finiscono per diventare veri è propri branchi di bulli.
    Spero di essere stata chiara nello spiegare la mia esperienza per lo più positiva con i gruppi.
    Mi piace molto il tuo interesse per vari argomenti.
    A presto.

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    1. Grazie a te tesoro, in realtà questo articolo tende a non trattare casi isolati, bensi’ un fenomeno generale. Si tratta più ampiamente di una riflessione legata a qualcosa che vada al di fuori della tecnologia stessa. sono d’accordo con te su molte delle cose che hai detto, essendo una persona che fa parte di una piccola comunità. Ti abbraccio forte

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