La recensione del mese: “Dodici minuti di pioggia”- Manuela Kalì

Brano consigliato per la lettura:

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<<Da bambino guardavo tutto con meraviglia, quel tanto che basta per distaccarsi impercettibilmente dal resto del mondo. La vita è la cosa più fragile che esista, più del cuore. A dispetto di quello che la gente crede, il cuore si adatta, è un muscolo resistente, anche quando crediamo di averlo in frantumi per la troppa sofferenza. Il cuore, forse, è l’organo più forte di tutti…>>

“Dodici minuti di pioggia”

Ci sono libri che equivalgono ad intraprendere un viaggio. Inizialmente sappiamo quale sarà la meta, ci convinciamo che il nostro bagaglio sarà sufficiente per aiutarci ad affrontare le difficoltà, laddove si presentassero. Abbiamo soldi a sufficienza, aria nei polmoni, un documento regolare e l’animo predisposto al viaggio.
Eppure, ci sono degli aspetti che troppo spesso non contempliamo in tutto questo girovagare.
Un libro può cambiarci la vita, totalmente, in bene o in male.
E seppure ricerchiamo una parte di noi in ogni riga o quasi, leggendolo a fondo capiremo che può dirci molto sull’autore, piuttosto che fornirci adeguate risposte su noi stessi.
Così la meta non diventa più la ragione, nè la stazione di arrivo, bensì diventa emozione, contemplazione, estasi, pianto, un sapore sconosciuto ed amaro, la ragione per cui siamo partiti.
C’è un’esperienza che ci si porta dietro quando si legge, che non si può fare a meno di percepire.

Manuela Kalì è una eccellente fotografa, e date le sue notevoli qualità visive e fotografiche, oltre ad una mente aperta alla filosofia e alla comprensione delle parole “sensate”, riesce con disincantato stupore a raccontarci di una storia che analizza la vita dal punto di vista più semplice, eppure più doloroso: La VITA e la MORTE.
Entrambe possono apparire lontane tra loro. Tuttavia, non lo sono poi così tanto.
Siamo sempre a un passo dalla morte, e restiamo aggrappati per un soffio alla vita.

Alice è una ragazza come tante, giovane ma non per questo meno profonda di un’adulta.
Il lavoro che svolge la soddisfa senza esagerazioni. Sa bene di avere un potenziale, ancora tutto da dimostrare.
Non ha mai vissuto l’amore, piuttosto ritiene che ciascuna delle persone che ama l’abbiano abbandonata, in un modo o nell’altro.
Una madre che fatica a dirle che le vuole bene e che sia felice che lei sia venuta al mondo, e un padre, che spreca la preziosa opportunità di svolgere adeguatamente e responsabilmente il suo ruolo, dileguandosi quando lei ha poco più di sei anni.
Solo il fratello sembra essere in grado di comprendere cosa le succeda.

Sembra quasi vivere una vita sospesa, fino ad un mattino, in cui le capita di imbattersi in un incidente stradale, nel quale è avvenuta la morte di un ragazzo.
Alice oltrepassa la scena come un fantasma, portando via con sé un oggetto ritenuto importante per lei, rinvenuto sul luogo dell’impatto: una bussola, in gran parte danneggiata e riportante tre sole lettere “AND”.

Un oggetto che inizialmente la incuriosisce, infine la porta verso un mondo sconosciuto.
Il destino resta lì ad attenderla, finché a seguito di un incidente non entrerà in uno stato di coma e incontrerà il proprietario del misterioso oggetto.

Andrea le spiegherà che quelli come lei sono definiti i “Senza nome”, per via del loro stato transitorio in quel limbo, dove lui ora si trova destinato, al contrario, a rimanervi in modo permanente.
E’ stato lui a richiamarla a sé, in quanto prova per Alice un amore profondo. Al termine del loro stare insieme le confesserà: <<Il mio cuore è pieno di ricordi con te che non ho mai vissuto.>>

Alice è stordita, per via delle sensazioni magiche che l’incontro con Andrea le ha lasciato.
Non è ancora conscia che finirà per provare un’ossessione nei riguardi degli interrogativi che continuerà a porsi sull’aldilà, una volta uscita dallo stato comatoso.

Andrea le avrebbe donato l’amore che meritava, se solo i loro mondi non fossero stati tanto contrapposti. Come si può amare qualcuno che si trova aldilà dei nostri schemi, della nostra vita stessa?

<<…Sono io a dover proteggere il mio cuore nuovo, che tu mi hai regalato.>>

Andrea ha regalato ad Alice un mondo nel quale sentirsi per la prima volta amata, desiderata, “odorata” nel profondo.

Il ritorno alla vita di tutti i giorni le sembra impossibile, seppure doveroso, per evitare di soffrire.

“Il dolore appartiene solo a chi subisce una perdita”, e questo Alice lo sa bene.
Deve convincersi che sia necessario il distacco da Andrea.
Lei è destinata a rimanere qui, tra i “vivi”, sentendosi morta dentro.

“Sostengo il peso delle notti, perchè il tempo che mi separa dal tuo è una giostra. Serve un gettone e poi un altro. Ci sono luci ovunque, anche sotto il letto. Mi ricordano che sono sveglia, che addormentarmi per raggiungerti è sbagliato e le illusioni non sono lecite per prendere coraggio dai tuoi occhi. Fuori è inverno, non so più scrivere.”

E’ inverno dentro e fuori, quando Alice compie un ultimo, estremo tentativo, per raggiungere Andrea nel suo mondo lontano.

“Ho pensato che se avessi avuto l’amore che mi è stato negato, adesso non sarei come sono. Ho pensato che questi lividi, in fondo, mi hanno resa bella, anche se il sole sorge per farmi male ogni giorno.”

Nel disperato tentativo di rivedere nuovamente Andrea, Alice incontra Gabriele. Un angelo custode forse, che lavora come volontario nella struttura dove è finita perchè accusata di avere disturbi mentali.

Alice non soffre di disturbi mentali. L’unica sofferenza è quella dovuta all’abbandono subito da suo padre, al quale scrive una lettera, quasi obbligata, per concludere questo percorso di sofferenza e tribolazione.

Non posso negare di essere stata travolta da una serie inesplicabile di emozioni, simili a un macigno nello stomaco, per essermi ritrovata nelle parole di Alice e quindi, di Manuela.

Lascio a voi la conclusione di questo romanzo, perchè possiate porvi delle domande, o semmai darvi delle risposte.
Tutti noi speriamo che vi sia una vita dopo la morte, fosse anche solo per riabbracciare coloro che abbiamo amato in questa vita terrena.

Forse è proprio come dice l’autrice: <<Non saprai mai la verità su questa storia, è solo mia. Da oggi in poi darai ragione solo a quello che ti dice il cuore perchè, vedi, ci sono cose che non siamo tenuti a sapere. Le vite degli altri sono a tal punto complicate e fragili che, spesso, non abbiamo il diritto di entrarci.>>

Così, in punta di piedi depositerò questo libro tra i miei libri, lasciandolo fuori almeno un pezzetto, pronta un giorno a riaprirlo.

Sono certa che Alice e Andrea non si separeranno mai, nonostante i loro mondi siano separati dal tempo.
Non esiste distanza in grado di placare le domande di un cuore che ha sofferto. Esso continuerà a ricercare un senso a tutte le cose in ogni dove, in ogni persona, in ogni volto, tra le pagine di un libro, in questa… o in un’altra dimensione.

Buon tutto dal cuore, Manuela.
A presto,
Letizia T.

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