Perché non è giusto rinunciare ai propri sogni!

once upon a time

“Buongiorno Casa Editrice, avrei 81.660 parole del mio ultimo romanzo da mandarvi, volevo sapere come fare per portarlo alla luce e farvelo conoscere?”

La modalità è sempre la stessa, così come lo sono i sogni di chi ogni giorno stipa il suo manoscritto nel cassetto polveroso dei ricordi, nella speranza che qualcuno arrivi a riesumare questo “capolavoro” letterario del quale il lettore non potrà più fare a meno.

Sogni racchiusi in parole non dette mai, in pensieri astrusi che ci tengono svegli la notte. Fervida immaginazione che si fa largo tra le righe di un passato e un presente narrato attraverso le nostre voci; quella pila di parole per alcuni senza senso, ma per noi indispensabile esplicazione dell’anima, unico linguaggio plausibile in un mondo dal quale, in fondo, non ci sentiamo accettati e di cui sentiamo di non fare parte concretamente.

Parte la musica dei commedianti, di coloro che si mettono in attesa fra milioni di “loro”, molti dei quali davvero dotati e meritevoli sicuramente di essere ascoltati.

Scarichi un’infinita lista di 25 pagine circa con tutti gli indirizzi mail ai quali inviare la tua opera, guardi quelle che trattano il tuo genere e con le quali ti piacerebbe lavorare e invii…sperando in una risposta, quanto meno più celere del canonico periodo di sei mesi.

Ed ecco che giunge la tanto agognata replica: “La sinossi che ci ha inviato non corrisponde al genere di cui tratta la nostra Casa Editrice.”

Oppure ancora: “Mandi il suo manoscritto in versione cartacea al seguente indirizzo di posta. Il materiale non verrà restituito, e ci riserviamo di non rispondere in caso non risulti interessante quanto ci verrà sottoposto.”

Una marea di dubbi assale l’autore, egli passerà diverse ore (in alcuni casi, anche settimane) a chiedersi se “il gioco valga la candela”. Se sia giusto, cioè, mandare il proprio stampato alla Casa Editrice con il rischio che venga magari rubato, contraffatto o che gli Editori perdano il suo numero di telefono, così che nessuno saprà mai come ricontattarlo.

In molti casi, neppure tanto rari, viene richiesto all’autore emergente di pagare per vedere pubblicata la propria opera. Si parla in quel caso di Editoria a pagamento, che prevede un investimento iniziale di un bel po’ di quattrini per l’autore e di costo ZERO per la casa Editrice, che si assumerà il rischio di ingaggiarti solo nel caso in cui capiranno che sei uno che vende!

Quante volte abbiamo rinunciato in partenza, perché terrorizzati, seppure ormai vicini all’obiettivo, che il nostro romanzo non fosse stato scritto bene, o che avesse imperfezioni grammaticali o peggio ancora, che facesse proprio schifo e che piacesse solo a Zia Ernestina proprio perché è nostra zia, quindi manca di obiettività nel giudicarlo?

Per una come me che scrive dall’età di undici anni, è piuttosto deludente apprendere che si debba affrontare un tale tortuoso percorso per vedere diffuse le proprie “memorie”.

Sì, perché quello che scriviamo non sono solo espressioni buttate a caso su un foglio, sono figli che caviamo direttamente dal nostro fianco, e che non abbiamo intenzione di condividere con il primo che passa, perché un figlio non si cede, MAI.

E così parte la ricerca verso un mondo alternativo.

C’è chi ce l’ha fatta a farsi spazio nella miriade di autori. C’è un tuo amico che si è appena auto-pubblicato e si è trovato bene, così bene che si sente spinto a proseguire nel suo percorso di futuro scrittore.

Così anche tu decidi di partire.

La prima cosa che fai è recarti in libreria per trovare ispirazione tra le pagine dei “grandi” che le famose Case Editrici hanno ritenuto meritevoli di essere pubblicati.

Quindi copi i margini, tiri giù le idee, le frasi ad effetto ed in alcuni casi, se sei anche abbastanza “attento”, incontri errori palesi, erroracci grammaticali o refusi che non dovrebbero essere presenti in un libro in prima fila sullo scaffale…

Quindi cominci a riflettere, macini la consapevolezza dentro te che potrai farcela anche tu. Ma sei ignaro del fatto che vi sia un Editor dietro ogni libro che vedi nelle grandi distribuzioni.

Poi ti imbatti in un libro auto-pubblicato e vedi che è scritto benissimo, con scorrevolezza, sublime chiarezza e ti intrattiene, ruba il tuo tempo e ti fa entrare nella storia.

Poi ne leggi un altro ancora e trovi una marea di errori, è scritto obiettivamente male, è un brutto libro.

Molti credono (erroneamente) che siccome vi sia un auto produzione dietro un libro, esso non godrà di una buona qualità perché non ha la “spinta giusta”.

Non c’è concetto più sbagliato.

Il Selfpublish è un ottimo modo per farsi largo e rendere noto il proprio talento anche ad un pubblico di nicchia, che pian piano, con i mezzi giusti, potrebbe diventare più ampio.

Cominci ad usare anche tu quella piattaforma, alcuni acquistano incuriositi. Quasi mai senti arrivare un “Brava/o” dagli amici o dai parenti, che ti aspetti invece si complimentino con te per il tuo operato; fai tutto da solo perché vuoi dimostrare a te stesso che ce la puoi fare e un secondo dopo la pubblicazione il cuore ti sale in gola come cibo solido, pronto da masticare per il timore di avere fatto una cazzata.

Piovono complimenti e critiche, che fanno male come pugni dritti in faccia, non capisci dove hai sbagliato, cosa non abbia entusiasmato il lettore; lo stomaco si contorce perché si parla di qualcosa di tuo.

Poi vai sui principali motori di vendita e ricerca, e vedi che anche sui libri stra venduti la gente ha pur sempre qualcosa da dire.

E’ difficile scrivere, fare lo scrittore, è difficile SOGNARE in generale, perché la vita le tenta tutte per spezzarti le gambe.

E’ per questo che vi dico: CONTINUATE A SCRIVERE, NON MOLLATE, SIATE AFFAMATI DI PAROLE E CERCATE LA CONSAPEVOLEZZA IN VOI, SENZA ASPETTARVI CHE ARRIVI DALL’ALTO LA RISPOSTA CHE STAVATE CERCANDO!!

Su questo ora rifletto, mentre il mio gomito viene sorretto da un libro per il quale mi accingerò tra qualche settimana a fare la mia recensione.

Non dirò il titolo, ma è uno di quelli vendutissimi di una Casa Editrice “grossa”. Ho dato un’occhiata alle recensioni, molte delle quali negative, che mi hanno fatto pensare che lo leggerò proprio perché voglio farmi un’idea mia, non accetto di vivere sul riflesso di ciò che pensano gli altri.

Non smetterò mai di scrivere questo è certo, anche se le mie parole rimarranno pile di parole, una affianco all’altra, nel mare degli emergenti.

Come Jeremy Irons sosteneva:

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni.”

A presto, Letizia T.

Image credits: Google research

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3 pensieri su “Perché non è giusto rinunciare ai propri sogni!

  1. Bellissimo articolo, non posso che ritrovarmi in ogni parola. Scriviamo perché è il nostro sogno, ma dietro quante fatiche, quanti dubbi, perché il fatto che sia un sogno non vuol dire che non richieda il massimo impegno da parte nostra affidare al lettore quelle che anche io chiamo le mie creature. E allora avanti, sempre con umiltà, ma con gli occhi puntati al cielo, affidando a ciò che ci fa sentire vive. le parole.

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    1. Esattamente Eli! E’ proprio così. Sento continui dibattiti che poco hanno a che fare con il mero intento di comunicare attraverso i propri scritti. Chi parla di soldi, chi di ricchezza, chi di editoria a pagamento. Io ritengo che in amore non si debba essere furbastri, quindi NO alle case editrici che richiedono un esborso all’autore! Un abbraccio e grazie per avere letto e condiviso. Leti

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      1. Anche io sono assolutamente contraria all’editoria a pagamento e la ritengo non editoria. Per quanto riguarda invece il senso di “comunicare” ecco… per me è proprio questo, perché la scrittura in qualche modo ci isola nel nostro mondo immaginario, ma allo stesso tempo mette in contatto la nostra parte più profonda con il mondo.
        Poi, dietro ogni libro c’è un lavoro ed è giusto che ci sia un compenso, questo permette all’autore di dedicare più tempo alla scrittura, ma io lo vedo più come un premio che alla fine i lettori possono tributare a un autore che apprezzano, non come il fine perché, se si vuol guadagnare o gonfiare l’ego come obiettivo principale, credo non sia il caso di scegliere il mestiere della scrittura, ma altro. La cosa bella è che i lettori la passione e l’amore li sentono, per questo sento di affidare a loro e solo a loro le mie creature. Un abbraccio e in bocca al lupo anche a te ❤

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