La critica della settimana: “Wild”, quando una scelta estrema ti fa ritrovare chi sei.

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Perdere qualcuno che amiamo può essere destabilizzante.

Di improvviso ci ritroviamo immersi in un mare di emozioni, nel quale rischiamo di affogare se non troviamo la forza di nuotare, fino alla riva.

E’ questo che deve aver provato Cheryl Strayed, protagonista della storia autobiografica narrata nel libro “Wild”, che ha visto la sua esperienza trasformarsi in un film intenso, interpretato dalla bravissima Reese  Witherspoon.

Cheryl è una bambina bionda e delicata, costretta a vedere subire da sua madre ogni sorta di violenza da parte dell’uomo che amava.

Ha anche un fratello al quale è molto legata. Il loro sembra un legame indissolubile fino al momento in cui la madre si ammala e muore di cancro a soli 45 anni.

La “corda della famiglia” a quel punto si spezza di netto e Cheryl, convinta di essere sola nel suo dolore, intraprende la strada dell’eroina e del sesso con svariati uomini.

In realtà Cheryl non è sola, ha un marito, Paul, che le rimane accanto nonostante tutto fino al settimo anno della loro unione, momento in cui entrambi stabiliscono che la loro storia è ormai al capolinea e per suggellare tale momento si fanno tatuare un cavallo sul braccio sinistro.

Quel cavallo, così emblematico e così importante per lei perchè la ricollega alla madre, amante dei cavalli, sarà per Cheryl il punto di partenza per lavorare su sè stessa.

Deciderà di intraprendere un viaggio estremo, lungo 3 mesi, percorrendo a piedi 1.100 miglia da Lost a Trovato sul Pacific Crest Trail, accompagnata solo da uno zaino contenente la sua sopravvivenza nel deserto.

Le emozioni saranno molteplici e Cheryl si sentirà spesso combattuta, persa e impaurita, non ritenendo fino alla fine di stare compiendo un viaggio coraggioso.

Non comprenderà, fino a che non si troverà di fronte al “The Bridge of God” – il ponte di Dio, nell’Oregon – che il vero viaggio risiede nel cammino che abbiamo compiuto internamente e non solo nel singolo passo o chilometro che le nostre scarpe hanno percorso.

Ella guarderà il fiume e sentirà davvero la vita scorrere dentro di lei, avvertirà ogni respiro vibrante nel suo petto, lascerà che la sua vita finalmente prosegua libera da quei demoni che l’avevano trascinata all’inferno.

Ho molto apprezzato questo film per la similitudine tra Cheryl e Laura, la protagonista del romanzo che sto scrivendo (che poi è simile pure alla mia); entrambe perdono qualcuno che amavano, entrambe scelgono di vivere da sole, senza nessuno, il proprio dolore.

Entrambe chiudono il cuore per poi riaprirlo.

Non è semplice guarire dal dolore, ma è possibile che nel viaggio, sia esso semplice o estremo, troveremo il senso a quel percorso che proprio senza quel dolore, non avrebbe avuto senso di esistere.

Auguri, Cheryl!

Letizia T.

Lo scotto di una vita da puttana…

Nudo+di+donna+bianco+e+nero+3663

Mi guardo allo specchio.

I miei occhi sono piccoli da quante lacrime ho versato, partecipare al funerale di Andy è stato anche peggio che spargere le ceneri di mio padre su quella spiaggia.

Non avevo più nessuno. Se avete perso qualcuno che amate, allora sapete come ci si sente.

In quel momento capii che la vita è una scelta che va assaporata giorno per giorno, senza paura di limitarsi, perché all’amore vero non vi è limite.

Ne ero cosciente ora dopo essermi consumata nei miei continui ripensamenti, per mezza vita avevo sempre limitato me stessa nel lato sentimentale quando non avevo invece limitato la mia parte fisica, che avevo dato senza alcun pudore a qualsiasi uomo.

Oggi posso dirVi che mi sono resa conto che fare quello che ho fatto è stato un gesto di viltà nei confronti della mia vita stessa, avrei potuto scegliere di fare la commessa o la cameriera o peggio ancora, l’impiegata sacrificata su una scrivania, ed invece ho fatto la puttana perché convinta che era solo il mio corpo ad esserne coinvolto.

Ora so perfettamente che non è così, anche la tua anima viene compromessa da certe scelte.

Ho narrato la mia storia perché possiate comprendere che ad ogni scelta fatta nella vita corrisponderà infine un esito.

E’ vero, ho scelto io (almeno apparentemente) quale doveva essere il mio destino, ma ne ho riportato anche delle grandi sofferenze quando è stato il momento di fare dei bilanci del mio vissuto.

Quello che io ho passato non è una cosa che potrei raccontare a chiunque, neppure guardando i miei nipoti riuscirei mai a dirgli che lavoro ho fatto per un terzo della mia esistenza. Non me ne vergogno perché mi ha garantito di stare bene e di far stare bene le persone che amo, ma non ne parlerei con il primo che incontro per strada e non mi sentirei più orgogliosa di chi sceglie di lavorare con umiltà la terra piuttosto che dentro un ufficio. Non vi è differenza tra chi è schiava di un amore distorto e chi invece è schiava di un datore di lavoro, Vi assicuro.

Non Vi dirò se mi sono pentita, non è quello che conta e non credo che Vi aiuterebbe a capire meglio la storia di una donna che sceglie di diventare Amanda, dimenticando per sempre di essere Louisiana.

Aldilà del muro-Diario e confessioni di una Escort di Letizia T.

http://www.bookrepublic.it/book/9788868559694-aldila-del-muro-diario-e-confessioni-di-una-escort/

Rosso Rossetto – Make up Day! Quando una piccola realtà merita di essere premiata!

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In un tempo in cui le attività non fioriscono perché la crisi dilaga ovunque, vi sono piccole realtà che invece nascono e cercano di resistere differenziandosi da tutte le altre.

Attività che vanno promosse perché il coraggio di coloro che investono su se stessi è da premiare.

Se è vero che la crisi è ciclica e a volte ricreata dai sistemi forti, è anche vero che la gente ha paura di investire, quindi non ha il coraggio di aprire la sua realtà per mancanza di denaro e, sovente, di sovvenzioni da parte delle istituzioni.

Ho avuto la preziosa opportunità di essere truccata da una ragazza giovane, che ha aperto il suo negozio (il nome è una geniale pensata “Rosso Rossetto”), nel centro del piccolo Comune di Catanzaro Lido (Calabria), e che sin da bambina ha coltivato il sogno di fare la truccatrice.

Diplomata presso l’Accademia Nazionale del cinema di Bologna, Ilenia, bellissima ventitreenne, supportata da due splendidi genitori, ha creato la sua piccola realtà dove le persone possono, anche solo per un giorno o in vista di un’occasione speciale, trasformarsi sentendosi meravigliose e belle.

E’ questo ciò che ho provato io dal momento in cui ho messo piede all’interno del negozio, riscontrando un’ospitalità e un’accoglienza incredibilmente piacevole.

Ilenia è una ragazza dall’approccio delicato, nei modi di fare ed in come si pone nei confronti del make up. Essere sfiorati dalle sue mani su una comoda poltrona rossa (il mio colore preferito) posta in fondo al negozio nella tranquillità, ti fa immergere nel magico mondo della bellezza dove sai che dopo esserne uscita non sarai come quando ne sei entrata… una sorta di macchina del tempo del make up!

Io stessa non potevo credere al risultato ottenuto una volta terminata la sessione che è durata circa 50 minuti.

Questi sono gli interventi che Ilenia ha eseguito su di me raccontati da lei:

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“Ho iniziato dalla base, ho coperto le occhiaie con un correttore fluido e sono passata direttamente al fondo, un fondo leggero, infatti il fondotinta che ho utilizzato Aegyptia ha dato il nome di plume fluid proprio per esaltare la leggerezza.

Ho utilizzato questo fondo su di te perché non hai discromie sul viso e quindi volevo lasciarlo limpido senza andare ad alterarne il colore o renderlo troppo pesante ma solo per uniformare.

Ho utilizzato successivamente una cipria in polvere per opacizzare e fissare il fondo. Per quanto riguarda gli occhi ho voluto valorizzare i tuoi occhi a mandorla, aprirli di più rendendoli così ancora più grandi, non dimenticando però di Illuminare lo sguardo con i punti luce. Tanto tanto mascara, del blush rosa per risaltare gli zigomi e ovviamente sulle labbra rossetto rosso mat!”

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Nel negozio sono utilizzati (e venduti) solo ed esclusivamente prodotti professionali per garantire alla cliente massima efficacia e durata.

Sono senza parabeni nè profumi, quindi anche adatti a chi soffre di allergie cutanee.

La gamma di prezzo varia a seconda delle aziende. Sono prezzi in ogni caso modici.

Dai 6 € /13€/16€ per una matita occhi/labbra a finire ai 25€/ 28€/32€/35€ /40€ per il fondo.

Ci tengo a fare un grossissimo in bocca al lupo a questa ragazza speciale, mi auguro tu possa proseguire felice questo cammino anche se il momento potrebbe rivelarsi difficile, sei una ragazza forte e so che non demorderai!

Se volete visitare la pagina questo è il sito di Rosso Rossetto https://www.facebook.com/pages/Rosso-Rossetto/1563395700606359?

A presto, Letizia T.

Qualcuno da amare…

Tutti sentiamo il desiderio di essere amati, desideriamo essere apprezzati, toccati da quel brivido che riempia la nostra vita…

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Necessitiamo di qualcuno che ci rimbocchi le coperte

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Qualcuno che condivida i semplici piaceri della cucina con noi

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Qualcuno che ci stia accanto quando piove fuori, e dentro noi il sole si è spento

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Qualcuno che ci abbracci forte fino a frantumarci le costole

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Qualcuno che balli con noi anche se non è capace

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Qualcuno che ci abbracci forte e ci baci anche prima di affrontare la giornata

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Qualcuno che ci prepari una torta nel giorno del nostro compleanno

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Qualcuno che canti con noi canzoni stonate… piene di felicità!

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Vi auguro presto di trovare questo tipo di amore e di sentirvi completi e gratificati!

A presto,

Letizia T.

Photo: Art People Gallery (Facebook)

Un colloquio qualunque! Storie di ordinaria follia quando cerchi un impiego!

segretaria Dal mio primo libro “Manuale della mamma fai da te”

Di solito esco di casa che non bado neppure a quello che trovo nell’armadio, metto la prima cosa che capita, non mi è mai importato un granché di vestiti, anche se adoro i giornali di moda, ma per me la moda vera non è mai stata accessibile, ecco perché forse ne ho una sorta di rifiuto quasi paragonabile alla paura.

Ma oggi non è un giorno come gli altri, oggi potrebbe essere il giorno in cui la mia vita potrebbe cambiare, oppure il giorno in cui tutto potrebbe sembrarmi peggio di com’è. Questo è ciò che penso mentre mi infilo i collant, metto la matita per valorizzare il mio sguardo, metto anche il profumo che non metto mai, proprio quello lì, sì quello di quei due stilisti tanto per restare nell’argomento moda. Ci sono 15 gradi, quindi farebbe ancora freddo se non fosse che a Milano 15 gradi sono uguali a un caldo pazzesco, ma metto comunque il mio bel cappottino leggero, è la cosa più carina che possiedo.

Poi metto il rimmel (sono inseparabile dal rimmel, toglietemi tutto ma non il mio Rimmel), mi trucco anche le labbra (ma dove penserò mai di andare??) e mi infilo una gonna e un paio di decolleté; una collana di perle serve a coronare il tutto, il resto lo fa il pensiero che ho di me stessa, che in quest’oggi è una favola, sto bene per avere 30 anni, quasi 31 domenica, penso!

Poi mi reco al colloquio, non conosco il tragitto da percorrere, so solo che ho un’ora e credo che ce la farò, ce la farebbe anche un imbranato dentro Milano che è così ben servita dai mezzi.

Devo fare un bel tragitto per arrivare lì, ed ecco che il mio tacco 7 (dopotutto un tacco onesto) si imbatte nei marciapiedi milanesi che sono terribili e pieni di buche, tutti da fare obbligatoriamente in obliquo e dentro di me rido mentre il dito mignolo del piede batte contro la punta della scarpa che comincia a farmi male dato che non sono abituata ai maledetti tacchi (viva la comodità), inoltre Milano ha anche un altro grossissimo limite: quello dei numeri Civici. Quando li hanno creati si vede che hanno voluto risparmiare, perché a Milano oltre a mancare i numeri civici, gli unici che ci sono non sono in alcun modo collegati con l’ordine numerico del cervello umano.

Infatti imbocco la via che sono al 23, devo arrivare al 36, quindi già capisco che devo proseguire per logica… dopo il 35 secondo voi cosa mi viene automatico fare? Attraversare perché di fronte troverò il 36! Ehm…dicevo? Mi ritrovo davanti alla piscina, al numero 24! Ma com’è possibile scusate?

E già comincio a sclerare perché sono in ritardo, prendo nervosamente il telefono che ho spento per non essere disturbata durante il colloquio, quindi devo aspettare pazientemente che si accenda altrimenti il numero come faccio a formularlo?

Non ci crederete mai, ma sapete dove stava il 36 (e ho fatto tre chiamate rischiando pure di essere presa per deficiente dalla segretaria)? Dopo il 28!!!??!!!!! Mi chiedo ancora come sia possibile!

Detto ciò, arrivo sudata all’ingresso del portone, dove una sgarbata custode mi indica il piano.

L’ascensore arriva lentissimo, ed io mi sento scrutare da questa piccola donna, riflettendo sul fatto che non c’è niente di peggio che essere squadrati da testa a piedi da un’estranea.

Arrivo al piano dove una sorridente e pacioccona segretaria mi apre l’ingresso; l’ambiente è molto informale, moquette verdi come non se ne vedevano dal 1986, “a portata d’uomo” come ambiente, nel senso letterale del termine, dato che l’organico è composto da un massimo di quattro persone, compreso il grande capo.

Lui si aggira misterioso per l’ufficio, andando avanti e indietro e gridando al telefono a questo e a quello frasi astruse, riservandosi nel frattempo di fare anche giganteschi cazziatoni alle due segretarie.

Quella che mi ha accolto mi spiega che il colloquio durerà circa un’ora, la prima prova consiste in uno scritto da tradurre dall’italiano all’inglese in un tempo di circa 30 minuti, poi una domanda sul perché si voglia lavorare in uno studio che collabora con l’Estero (e lì mi stupisco dato il tempo imposto di 20 minuti per rispondere ad una semplicissima domanda nella tua lingua madre), e alcune spiegazioni su come si gestiscono i pagamenti del capo. Tutto per renderti noto che quest’uomo (e chiamalo scemo) possiede una incredibile fortuna immobiliare, 7 auto, 2 moto, 15 polizze su tutto, persino per l’angolo del ginocchio destro e l’ascella sfortunata, ed ha bisogno di un’altrettanto sfortunata segretaria che gli curi tutti i suoi desideri ed effetti e – permettetemi il gioco di parole – affetti personali.

Guarda a malapena il mio curriculum, poiché trascorre tutto il suo tempo tra una telefonata e l’altra.

Continuo a pensare nel mio intimo che è un pazzo…

Mi propone uno stage iniziale lungo da quattro a sei mesi (mi sembrava di essere tornata a quando avevo 18 anni), per poi inserirmi a tempo indeterminato nel suo organico.

Ora, io sul fatto che uno sia ricco non ho nulla da ridire, credo che solo gli invidiosi critichino i ricchi perché non sono anche loro nella stessa condizione, ma l’idea di lavorare con un pazzo che se gli sbagli a pagare la rata dell’affitto del suo immobile numero 125 e non ti assicuri che sia davvero dovuto ogni singolo importo, o che ti usi come scudo per litigare con le assicurazioni, non mi entusiasmava profondamente.

Mentre torno verso casa un po’ delusa, e salgo sul tram con i piedi che ormai non sento più, penso che per oggi preferisco il posto di lavoro dove sto, sono sanamente pazzi, ma fanno ormai parte della mia “mappa” e del mio quotidiano se non altro.

E domani torno in ufficio con una nuova consapevolezza, sono una persona che vale, una mamma tosta, accidenti ma cos’altro potrei desiderare?

Mi manca solo il bacino delle mie piccole, che sono già a letto e che stasera non ho potuto salutare.

Salgo in silenzio le scale.

Entro nella loro camera, glielo darò mentre dormono, è ancora meglio.

 

A presto,

Letizia T.

I bambini sanno qualcosa che gli adulti hanno dimenticato! I sei anni di mia figlia Gaia…

GAIA 6 ANNI

Sei anni fa nel totale silenzio di una sala parto Milanese nasceva mia figlia.

Ho sottolineato nel silenzio perché ero stata molto attenta a non urlare per evitare di spaventarla. Fu il mio personalissimo modo di dirle: “Benvenuta al mondo”!

Rumori a parte, quella dell’esperienza genitoriale è qualcosa che nessuno ti insegna, né un libro, né tutti i consigli che genitori, nonni e zii potranno impartirti.

E quello che ho compreso è che il tempo vola quando sei insieme a tuo figlio, non invecchi, ma hai la preziosa opportunità di crescere.

Crescere con loro ti insegna quanto diventi stupido da adulto, pieno del tuo orgoglio, pieno di te, pieno dei tuoi pensieri e delle tue distrazioni. Comprendi che non ti riservi mai davvero il reale diritto di amare, di ricevere un abbraccio senza remore.

Quando mia figlia dice di volermi bene, io sono certa che lo dica cosciente che è ciò che sente.

Da adulti non sempre baciamo con sincerità la pelle rugosa degli anziani, mentre il bambino abbraccia i suoi nonni e chiunque incontri senza pensare ai futili dettagli che lo possano distrarre dal semplice, reale, affettuoso gesto fine a se stesso.

Da adulti cominciamo ad odiare la routine che per i bambini invece rappresenta la loro sicurezza, il loro benessere. Quei rituali tanto irrilevanti per noi sono invece segno per il bambino che “NOI CI SIAMO”.

Ogni mattina mia figlia ci salutava dalla finestra della sua classe fino a che non ci vedeva scomparire fuori dal cancello.

Devo ammettere che questa mattina quando mi ha detto: “Mamma non è più necessario che ti saluto dalla finestra” è stato per me come ricevere un pugno in pieno stomaco.

E’ cresciuta ora, non ha più bisogno di quel rituale.

Tuttavia sono consapevole che se ne aggiungeranno altri, ma questo, il primo e il più importante, a mia figlia non serve più.

Ho imparato tanto e ogni giorno imparo da lei, mi arricchisce, mi fa stare bene e mi fa amare il mondo del quale mi sono contornata.

Mi sono sempre chiesta che genere di madre io sia. Sono una donna che lavora, moglie che gestisce una casa, i social, il canale di ricette, ora anche un blog cercando di dimenarmi in tutte queste attività la cui conciliazione richiede non poca fatica il più delle volte.

Mia figlia ogni tanto mi guarda e mi dice: “Vieni mamma, ti vedo stanca, ti faccio un massaggio, mettiti giù”… è quello il momento migliore della giornata, quando posso ricevere le sue coccole sincere.

Sono una donna fortunata ad avere tanto, tanto amore e vorrei che ogni genitore capisse che non esiste valore maggiore di un figlio, che tutto ciò che prima avevamo ha finalmente trovato la sua giusta collocazione e che l’orgoglio con un figlio è superfluo perché è lui la persona che ci farà crescere, non invecchiare.

Oggi ci tengo a dirti Auguri GAIA, e grazie per aver portato nella mia vita il raggio di sole più grande fra tutti, un giorno mi auguro che leggendo questo articolo capirai quanto ti amo e quanto ti amerò sempre, bambina mia.

Letizia T.

Il labirinto di orchidee – le porte del cuore

vcollage7 Durante un’esistenza fatta soprattutto di riflessioni, ho avuto modo di conoscere persone eccezionali, dotate di un carattere e di un’umanità eccellenti.

Persone di una cultura e di uno spessore emotivo aldilà di ogni immaginazione.

Ho riscontrato anche la crudeltà umana constatando come l’uomo possa arrivare a toccare il fondo facendo del male ad altri pur di condiscendere alla propria insoddisfazione.

Ed ora ero nella fase di valutazione, quella in cui si tirano le somme.

Sono cresciuta in un contesto austero, con una madre borghese, dannatamente ancorata al suo ricco passato, che ho visto autodistruggersi persa nella chirurgia plastica e nell’alcool. Non sapevo mai quando era il giorno in cui stavo comunicando con mia madre e quando con la signora del rhum.

Mio padre era greco. Sebbene un uomo di cultura e uno scrittore affermato, non aveva mai avuto la cosiddetta vena di padre, trascorreva molto tempo a scrivere.

Esprimeva concetti buttati dapprima su un foglio, poi lo appallottolava e imprecava contro il cestino della carta dove era diretta la pallina di idee.

In cerca di ulteriore ispirazione, guardava fuori dalla finestra il nostro labirinto…

“Il labirinto di orchidee” di Letizia T.

I rapporti forti come una casa…

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Era lui il filosofo di casa, il poeta greco da cui mio padre aveva ereditato la passione per la lettura e la prosa.

Di lui manterrò sempre ricordi piacevoli molto più che con i miei genitori. A dire il vero manterrò gli unici ricordi che possiedo solo grazie a quell’uomo e ai suoi precetti.

Un amore forte il nostro, fatto di sguardi che erano sufficienti a comunicare. Non servono parole quando è il bene sincero a sostenerci.

Il nostro rapporto era iniziato lentamente come la costruzione di una casa che per molto tempo era rimasta priva di finestre.

Provate a immaginare un piccolo mattone. Lentamente aggiungete gli altri fino a formare una casa.

Ora pensate alla casa completamente eretta ma senza ancora le finestre.

Pensatela anche in un giorno di freddo e vento.

L’aria passerebbe in ogni pertugio, ogni apertura, creando così una forte corrente.

Ecco cosa succede a quel tipo di rapporti. Hanno la solidità di una casa ma allo stesso tempo non possiedono il calore di un focolare perché permettono all’aria fredda di penetrare.

E’ una casa a metà, dove non ci si sente sicuri.

Avrà bisogno di finestre prima o poi per essere vissuta.

Finestre che permettano di godere di quello che c’è fuori pur restando dentro, al sicuro.

A presto,

Letizia T.

ROMA MIA…

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Lo vedi Charlie Chaplin al semaforo?

No. Perchè da tempo non ti concedi di vedere più intorno a te cosa il mondo ti riservi.

Sei assuefatto dagli odori della spazzatura sotto casa, dal degrado dei marciapiedi, dagli sguardi spenti che incroci.

Non ti sei neppure accorto che il platano del giorno in cui sei nato, che era lì da 20 anni davanti al tuo portone, oggi non esiste più.

Non te ne sei accorto perchè a te piace stare qui, nella Città Eterna, in mezzo all’olezzo, osservando quel degrado che sembra non appartenerti.

Una volta, quando possedevi occhi per vedere, ti arrabbiavi forte con lo Stato.

Pure tuo nonno lo faceva, ma poi in vecchiaia smise perchè rassegnato.

Oggi esci da quel portone e la tua Città non la riconosci più, niente è più uguale.

Di tutti i negozi che c’erano na vorta c’è rimasto solo Mimmo “er fioraio”.

Mimmo ama tanto le sue piante, le nutre e le accudisce senza badare a chi gli sta intorno.

E tu lo invidi perché sta nel suo mondo Mimmo, che ha reso fiorito pe’ nun vedè quanto è cambiata ROMA SUA….

Letizia T.

Image: Roma.

Piazza Navona…

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Da vent’anni Gino dorme sul sagrato di questa chiesa e ancora qualcuno passando gli lancia un’occhiataccia quasi disturbato dalla sua presenza.

Nella piazza un gran viavai di gente.

Chi è qui da sempre, chi per un giorno, chi un giorno se ne andrà.

La vergine si erge fiera dalla fontana posta al centro della piazza.

Persino il piccione vuol mangiar dalla sua testa.

“Lasciami stare! – sembra ella volergli dire – che di eternità voglio campare!”

Intanto in Piazza Navona l’artista cerca sconsolato l’approvazione di un pubblico acquirente.

Di improvviso un boato si ode dal cielo, è un tuono che pretende di squarciarlo.

L’artista con occhi imprecanti nasconde i suoi tesori perchè non si bagnino.

Solo un quadro rimane fermo, come nel dimenticatoio: quello di una fanciulla munita di ombrello.

La vergine statuaria sembra rivolgerle lo sguardo.

Entrambe vivranno in eterno.

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Letizia T.

Photos: Piazza Navona, 9 giugno 2015