Chiara Fedele, un valido supporto per la copertina del mio terzo libro…

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Ho deciso di avvalermi, per la copertina del mio terzo libro (che mi auguro di pubblicare presto), dell’aiuto di una mia compaesana, bravissima illustratrice, Chiara Fedele, che si occupa da molti anni di illustrare libri per ragazzi e non solo.

Nata a Milano il 24 Settembre 1973 Dopo il diploma al Liceo Artistico, frequenta l’accademia di Brera a Milano e si diploma alla Scuola Del Fumetto a Milano. Lavora come illustratore freelance dal 2001.

Dall’illustrazione scolastica, alla varia, agli albi illustrati, principalmente per l’editoria italiana ed internazionale. Insegna da una decina di anni disegno e tecniche pittoriche e illustrazione.

Le ho voluto dedicare questo piccolo articolo perchè sono certa che le persone di valore e che insegnano qualcosa che apporta altro valore alle vite altrui meritino un degno riconoscimento ed io sono promotrice degli elogi alle persone che lo meritano.

Grazie Chiara, spero collaboreremo presto insieme! Potrete intanto, se volete, visitare anche il suo blog: http://chiarafedeleillustrator.blogspot.it/

Un ulteriore abbraccio va alle bravissime Tullia Masinari (promotrice e praticienne del metodo di Arno Stern denominato “Closlieu”) e Simona Traina, anche loro bravissime illustratrici (il mio paesello è denso di talenti)!!

A presto, Letizia T.

PHOTO: Illustrazione Bianca e Francesco- una storia d’amore (il libro verrà presentato il 28 giugno alle ore 17.30 presso la Casa Comunale di Tromello.. Vi aspettiamo!)

CONSIGLI SU COSA FARE NEL WEEK END A MILANO

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Qual è la peculiarità degli appartamenti Milanesi? I PICCOLI SPAZI.

I monolocali sono la soluzione migliore per iniziare la vostra vita qui, anche se non sono disponibili a prezzi abbordabili, perchè solitamente sono situati nel centro storico e a prezzi non proprio per tutte le tasche.

Un artista è stato in grado di dare un senso ai piccoli spazi, quelli da condividere con vicini e amici, dove il cibo e la chiacchierata sono sempre dietro l’angolo pronti a regalare emozioni che dopo molto tempo si ricordano ancora.

Quei piccoli spazi che ci insegnano come razionalizzare lo spazio e gli angoli nel modo giusto, scoprendo che anche da un piccolo vano si può recuperare una mini libreria!

Si chiama Vanni Cuoghi e ha creato delle mini-scatole, piccole stanze che vi faranno entrare nel mondo dei micro spazi in un modo insolito e divertente, esposte nella una mostra “Monolocali: tutte le mattine del mondo” a Milano fino al 23 luglio Galleria Area B-

info sul sito http://www.vannicuoghi.com oppure info@areab.org

A presto,

Letizia T.

Photo: sito Internet

Ciò che una volta presente non ci turba….nell’attesa ci fa impazzire.

uomo e donna

Arrivata nella piazza cominciai a roteare con il corpo e con gli occhi sperando di essere arrivata in ritardo in modo che fosse stato lui a vedermi per primo.

Poi mi fermai in attesa che qualcosa avvenisse.

Di improvviso, la parola d’ordine alle mie spalle, come una carezza del vento.

-“ Ciò che una volta presente non ci turba….”

Ed io ribattei: “Nell’attesa ci fa impazzire.”

Avere davanti qualcuno come Giorgio fu straordinario se si prova ciò che provai io.

Non era solo bello, era attraente e le sue labbra emanavano calore, come le sue parole che scorrevano con leggerezza al pari di un fiume tranquillo.

Aveva le braccia di chi può stringerti per farti riposare, donare pace, e le mani di chi sapeva regalare emozioni, di qualunque genere.

Non trascorse minuto che non desiderai di fare l’amore con lui mentre parlavamo davanti a un caffè.

Era vestito elegantemente ed aveva scelto con cura ogni dettaglio.

Non mi sentii imbarazzata a stare con lui perché avvertivo che potevo imparare molto dalla sua sapienza.

Fu un incontro che non durò a lungo ma che lasciò in entrambi qualcosa di proibito, di atteso per lungo tempo, da ripetersi perché era giusto.

Letizia T.

Photo: Internet

Chi sono io…

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Non è semplice dire chi siamo soprattutto di fronte a un pubblico vasto come quello della rete, non vi sono parole atte alla descrizione di una persona a mio avviso, se non le sue esperienze e il suo percorso.

Quando conosco una persona, preferisco sempre sapere anche da quali esperienze provenga prima di lasciare che mi racconti di lei/lui…

La mia esperienza, come quella di tutti voi, è complessa così come il mio percorso.

Posso però attraverso un piccolo stralcio del mio libro (il terzo per me) farvi capire chi sono, perchè un libro dopotutto non è che una parentesi di ciò che siamo realmente (nella realtà introspettiva) ed è un modo per parlare attraverso il manoscritto al lettore.

“Il nonno si rivolgeva a me come fossi un’adulta perché era consapevole della complessità del mio essere.

Lo capì proprio quando mi regalò il primo caleidoscopio prodotto da una ditta tedesca che produsse anche i primi giochi di legno.

Iniziai a studiare affascinata l’oggetto portentoso. Tutti quei colori che ruotavano assumendo forme sempre diverse, quei frammenti triangolari e quadrati colorati come piccoli pezzetti di vetro che ruotavano al movimento della mia mano.

La totale immersione della vista dentro il misterioso buchino dal quale era possibile intravedere un altro lato del mondo, quasi come qualcosa di sconosciuto aldilà del mondo stesso che mi era possibile percepire.

Di solito utilizzavo per un paio di giorni un gioco e poi prendevo la fatidica decisione: lasciarlo nel cassetto per passare ad altro oppure smembrare il gioco per vedere al suo interno cosa si celasse.

Fin da bambina amavo vedere nel profondo delle cose, quindi decisi che era arrivato il momento di capire cosa vi fosse all’interno del caleidoscopio.

Ricordo ancora la mia delusione quando scoprii che altro non era che un cilindro contenente pezzetti di plastica ed iniziai a piangere chiedendo a mio nonno perché mi avesse regalato un oggetto che mi aveva illuso di essere ciò che non era.

-“E’ questo il punto. Ti sei creata un’aspettativa ed essa è stata delusa. Succede così quando abbiamo il desiderio di vedere oltre le cose, oltre quello che c’è. Vedi? Non è che un oggetto, privo di significato se non fosse che sei tu a dargli quel valore. Quindi sei tu con la tua visione che lo rendi importante. Ma lui, lui è solo un oggetto, un puro intrattenimento per bambini. E come tale va preso. Non può diventare il misterioso oggetto dei tuoi desideri, a meno che non sia tu stessa a farlo diventare tale.”

Non riuscii a capire le sue parole, in quel momento vedevo solo la mia delusione. Come sarebbe che non dovevo considerarlo un oggetto magico? Allora che importanza aveva farmi quel regalo?”

Ancora oggi mi interrogo sulle parole di mio nonno (che sono frutto della mia fantasia), ma che rispecchiano essenzialmente ciò che penso delle delusioni della tenera età, quelle che ci fanno scoprire come stanno davvero le cose… ed è vero che un oggetto, così come tutto ciò che ci contorna, ha significato e valore solo se siamo noi a darglielo.

Per mio conto, io credo ancora a Babbo Natale e alla sua magia.

A presto, Letizia T.

Photo: Letizia Turrà photographed by L.M. ART Luca Beat Molino

Le parole che potrei consegnare al tempo per mia madre…

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-“Mamma guarda! La luna ci segue!” dicevo convinta a mia madre.

-“Non è così, tesoro. Siamo noi che continuiamo a girare con la macchina, ma la luna rimane sempre nello stesso punto.”

Nonostante la sua risposta che doveva servire a togliere ogni dubbio, continuai a ritenere a lungo che fosse la luna a seguirci. “Ci segue eccome”, mi dicevo.

Mi incuriosiva per quel suo sguardo tanto sofferente e quella parvenza femminile.

Mia madre diceva che la luna aveva un volto sofferente per via di tutto il male nel mondo e che dovevo ritenermi fortunata perché non tutti i bambini possedevano ciò che avevo io.

La mia infanzia ha dell’incredibile se analizzata dall’esterno.

Me ne rendo conto ogni qualvolta mi accingo ad aprirmi con qualcuno oppure provo a narrarla nei miei libri.

Ogni tanto provo anche a immaginarmi piccola piccola, una piccola Letizia, con i suoi occhi grandi e sempre attenti al mondo che la circonda, i capelli castani a caschetto con un vestitino color cielo e le scarpe bianche, sporche di terra.

C’è qualcuno che mi tiene la mano ma, nel bel mezzo del viaggio la lascia andare, senza un apparente motivo.

Non ci sarà mai troppo che riuscirò a sapere di me né di chi mi è appartenuto nel passato perché, per volere della vita e talvolta del mio carattere, ho perduto persone molto care.

So solo che l’unica persona con cui ho stabilito un vero legame e alla quale ho sempre desiderato somigliare era mia madre.

Ho sempre pensato che fosse una donna fantastica, piena di carisma e portata per gli affari con il pubblico.

Era libera nel vero senso della parola, non aveva timore di dire agli altri qual era il suo pensiero, né aveva timore delle opinioni altrui perché non conta cosa gli altri pensino di te. Un giorno sei in cima, l’altro sul fondo e questo lei lo sapeva bene.

Rimanemmo sole che io ero una bimba in fasce e lei dovette farmi da madre e da padre. Io dal canto mio, diventai marito e sostegno, oltre che figlia. Non fu facile ritrovarsi da sole a ricoprire più ruoli, senza sentirsi davvero pronte a farlo.

Avevamo un rapporto di completa simbiosi per le poche volte in cui era presente, e faceva di tutto per rendermi felice e soddisfare i miei bisogni. La seguivo dovunque in casa: in bagno, nella stanza, in cucina o mentre eravamo con amici, come fosse una cosa naturale. Mi bastava respirare l’aria che respirava lei per sentirmi felice, davvero felice.

Nel momento in cui subentrava un’altra persona a rompere i nostri equilibri (un compagno ad esempio), in me cresceva la disperazione per il fatto di perdere quella sintonia e di non essere più al centro delle sue attenzioni; intentavo perciò ogni genere di manovra pur di averla solo per me senza comprendere che naturalmente, lei avesse bisogno dei suoi spazi al di fuori di me, e di NOI.

La realtà è che ci sono legami che neppure il tempo né la morte potranno mai cambiare.

Quelle catene esistono e sono inscindibili, non sono fatte di puro contatto fisico, né di telefonate, o di lettere scritte e di parole consegnate al vento. Vanno ben oltre.

Non so se accetterò mai di aver perso mia madre, l’unico specchio di acqua pura in un’esistenza talvolta priva di valori. Non so neppure dove si trovi dopo tutti questi anni.

Mi chiedo se non ci sia una porta che un giorno mi condurrà a lei, oppure se un giorno quasi per caso, incapperò in una persona col suo stesso sguardo, che magari diventerà per me un punto fermo, un’amica su cui contare.

A volte mi piace pensare che sia partita per un viaggio lungo diretta verso un posto lontano in cui non ci sono mezzi di comunicazione e quindi da 24 anni non le è possibile chiamarmi. Vorrei fosse così.

Non mi resta che pensare al fatto che quel legame, così profondo che ci ha unite, proceda oltre il tempo, oltre una telefonata, oltre un articolo scritto, oltre le parole che potrei consegnare al tempo.

Letizia T.

Foto: Internet

LA CRITICA DELLA SETTIMANA: “50 Sfumature di …. GIGIO”.

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Sarà che amo il fascino discreto dell’amore, ma dopo molto titubare ho visto (ahimè) come molti di voi il film tratto dal primo libro della trilogia di E. L. James “50 sfumature di grigio.

Naturalmente ho formulato un mio giudizio riguardo la pellicola e mi sono anche posta nel frattempo una domanda: perchè mai una persona senta il desiderio di essere amata e amare a sua volta qualcuno che la sodomizzi nella piena coscienza che per lui/lei si tratti pur sempre di un gioco?

Dall’amore dovremmo pretendere quantomeno di essere amate e non rifiutate nel gioco dominatore-sottomesso, precisato per giunta in un contratto talmente dettagliato da far tremare.

Di questo mi farebbe piacere parlare e non tanto del film che trovo fortemente stereotipato, assurdo e costituito da dialoghi surreali.

Già solo l’approccio iniziale doveva far capire alla povera Anastasia, la protagonista, che Grey era un uomo maledetto e destinato a rimanere solo.

A soli 27 anni già detentore di un patrimonio multimiliardario (assolutamente improbabile per un uomo di quell’età), Grey è un uomo che sa bene ciò che vuole e sa anche bene come ottenerlo.

E’ evidente che la furba e attempata autrice che sicuramente ha fatto i soldi parlando di un argomento attorno cui ruota il mondo da sempre (sesso, soldi), ha pensato bene che questa storiella dai contorni “cenerentoleschi” poteva essere data in pasto alla maggioranza.

Aggiungiamoci anche uno sterile dialogo tra i due in cui lui improvvisamente sembra volergli dire di più su di lui e sul suo inesistente lato affettivo ma sempre con il contagocce altrimenti come si fa a far sospirare il lettore/pubblico.

Passiamo alle scene più impegnative. Christian rivela alla ingenua Anastasia che lui ama fare sesso, e farlo forte, che per lui conta solo quello e che non intende nè intenderà mai concedere e concedersi una storia d’amore con nessuna donna.

Sorprendentemente (ma non troppo) le rivela anche che in quella casa ci sono state appena 15 donne, quindi questo dovrebbe servire a rassicurare la ragazza che non si trova davanti a un gigolò con strane manie sessuali.

Le dice anche di avere gusti particolari e che lei non capirebbe, astuta manovra che garantisce al nostro business man di avere le donne ai suoi piedi.

Ma passiamo alle condizioni: ella dovrà analizzare passo dopo passo un elaboratissimo contratto che Mr. Grey propina con dovizia ad ogni poveretta prenda in considerazione l’idea di “giocare” con lui nella stanza rossa, riguardante anche l’uso degli arnesi e degli strumenti che vengono utilizzati in quella stanza: fruste, corde, fascette, manette ed ogni genere di arnese che neppure il sexy shop più rifornito al mondo possiede!

A quel punto ho pensato (e lo ha pensato anche Anastasia) che cosa ci guadagnerà?

E lui, con fare goliardico le risponde “ME”. Ma scherzi tutte sognano di avere nel letto Mr. Grey!

Lui, che sa bene cosa vogliono gli altri!

Mi aspetto dunque che gli ultimi 50 minuti di film saranno basati su scene talmente bollenti da farmi desiderare di incontrarlo!

Purtroppo le mie aspettative vengono deluse, pochi minuti dedicati a sole quattro sequenze sessuali.

Forse il nostro Mr Grey non voleva approfittare di una vergine come Anastasia che si è pure innamorata di lui durante questi quattro minuti.

Resto dunque in attesa del momento in cui anche lui si innamorerà di lei. Ma Christian è un osso duro, lui non conosce sentimenti e non sgancia neppure un’informazione sul suo inizio difficile, tranne una notte in cui le racconta della donna che lo ha concepito, mentre lei dorme, così la poveretta perderà anche quell’ulteriore dettaglio che lo riguarda.

Nel frattempo dovunque lei si trovi lui la va a scovare presentandosi all’improvviso in ogni stanza, locale, sottopasso, lenzuola o corridoio dovunque Anastasia si trovi, perchè lui ama avere il controllo sulle donne con cui sceglie di fare i suoi giochetti.

Sfortunatamente il modo in cui culmina il film è ancor più deludente dell’inizio.

Anastasia sceglie (volontariamente) di farsi mostrare qual è il fondo di Mr Grey e altrettanto volontariamente fugge da Christian lasciandolo da solo e, forse, intuendo che stare con un uomo del genere possa diventare pericoloso.

Sarebbe un bene se così fosse, ma sappiamo bene che mancano ancora due libri, e ben due film che a questo punto mi auguro non vedranno mai la luce.

Anche perchè mi ha ricordato il remake di più film messi insieme.

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Ad esempio quanti fra voi ricordano Pretty Woman, un film che io comunque reputo molto bello, in cui la nostra Vivian (Julia Roberts) sceglie di fare il lavoro della prostituta cosciente che sia il modo più veloce di fare soldi e conosce un ricco e desiderato scapolo multimilionario (Richard Gere), e i due si innamorano nel tragitto di questa bislacca conoscenza.

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Poi mi è venuta in mente la sequenza di nove settimane e mezzo, un film con fantastici protagonisti (Kim Basinger e Mickey Rourke) in cui lui passa del ghiaccio sul corpo di lei (con quel lieve erotismo tipico dei film ben fatti) e, neanche a farlo apposta, la stessa sequenza viene riprodotta nel film di Sam Taylor- Johnson. Il protagonista di quel film poi si chiama Gray con la A, un nome molto vicino al nostro Grey.

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Abbiamo anche visto come i ruoli si possano ribaltare in Basic Instinct, in cui il detective Curran (Michael Douglas) diventa succube della dominatrice del sesso nonchè affascinante e bellissima scrittrice di libri Thriller Catherine Tramell (Sharon Stone), diventando pazzo di lei pur sapendo che è lei l’omicida dei casi sui quali egli sta investigando.

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Con un sorriso leggero voglio pure ricordare la mitica (e anche la mia favorita) Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker), una scrittrice di sessualità e amante dell’alta moda nella mitica New York City, che muore d’amore per Mr. Big, un uomo che la abbandonerà persino sull’altare perchè incapace di gestire l’amore che prova per lei.

Queste storie, così apparentemente differenti tra loro, hanno un comune denominatore: il sesso legato all’amore.

Ma l’amore rimane sempre il fattore primario è l’amore che con la sua potenza sposta gli argini dei fiumi e le montagne più grandi e questo deve averlo calcolato la nostra Sig.ra James dall’altro dei suoi 52 anni!

D’altronde si sa, quando si tratta di fare denaro ci si dimentica anche di cosa sia l’amore!

Ora vorrei porre una domanda a ciascuno di voi:

“Se è vero che tutti cercate l’amore, come è possibile che alcuni tra voi ritengano bello ed emozionante un film come 50 Sfumature di Grigio”? Cosa c’è di bello nell’essere frustati, maltrattati, privati della necessaria intimità di un rapporto (come quella di dormire insieme al vostro partner) pur di sentirsi sessualmente appagati?

Siete davvero sicuri che tutto ciò non avrà conseguenze  negative sulla vostra psiche?”

Devo dire che a me fa più tremare Topo Gigio quando chiede di essere strapazzato. In quel caso quantomeno viene chiesto di ricevere amore e affetto. COCCOLE, nient’altro.

A presto,

Letizia T.

Foto: INTERNET