Chi sono…

Non è semplice dire chi siamo soprattutto di fronte a un pubblico vasto come quello della rete, non vi sono parole atte alla descrizione di una persona a mio avviso, se non le sue esperienze e il suo percorso.

Quando conosco una persona, preferisco sempre sapere anche da quali esperienze provenga prima di lasciare che mi racconti di lei/lui…

La mia esperienza, come quella di tutti voi, è complessa così come il mio percorso.

Posso però attraverso un piccolo stralcio del mio libro (il terzo per me) farvi capire chi sono, perchè un libro dopotutto non è che una parentesi di ciò che siamo realmente (nella realtà introspettiva) ed è un modo per parlare attraverso il manoscritto al lettore.

“Il nonno si rivolgeva a me come fossi un’adulta perché era consapevole della complessità del mio essere.

Lo capì proprio quando mi regalò il primo caleidoscopio prodotto da una ditta tedesca che produsse anche i primi giochi di legno.

Iniziai a studiare affascinata l’oggetto portentoso. Tutti quei colori che ruotavano assumendo forme sempre diverse, quei frammenti triangolari e quadrati colorati come piccoli pezzetti di vetro che ruotavano al movimento della mia mano.

La totale immersione della vista dentro il misterioso buchino dal quale era possibile intravedere un altro lato del mondo, quasi come qualcosa di sconosciuto aldilà del mondo stesso che mi era possibile percepire.

Di solito utilizzavo per un paio di giorni un gioco e poi prendevo la fatidica decisione: lasciarlo nel cassetto per passare ad altro oppure smembrare il gioco per vedere al suo interno cosa si celasse.

Fin da bambina amavo vedere nel profondo delle cose, quindi decisi che era arrivato il momento di capire cosa vi fosse all’interno del caleidoscopio.

Ricordo ancora la mia delusione quando scoprii che altro non era che un cilindro contenente pezzetti di plastica ed iniziai a piangere chiedendo a mio nonno perché mi avesse regalato un oggetto che mi aveva illuso di essere ciò che non era.

-“E’ questo il punto. Ti sei creata un’aspettativa ed essa è stata delusa. Succede così quando abbiamo il desiderio di vedere oltre le cose, oltre quello che c’è. Vedi? Non è che un oggetto, privo di significato se non fosse che sei tu a dargli quel valore. Quindi sei tu con la tua visione che lo rendi importante. Ma lui, lui è solo un oggetto, un puro intrattenimento per bambini. E come tale va preso. Non può diventare il misterioso oggetto dei tuoi desideri, a meno che non sia tu stessa a farlo diventare tale.”

Non riuscii a capire le sue parole, in quel momento vedevo solo la mia delusione. Come sarebbe che non dovevo considerarlo un oggetto magico? Allora che importanza aveva farmi quel regalo?”

Ancora oggi mi interrogo sulle parole di mio nonno (che sono frutto della mia fantasia), ma che rispecchiano essenzialmente ciò che penso delle delusioni della tenera età, quelle che ci fanno scoprire come stanno davvero le cose… ed è vero che un oggetto, così come tutto ciò che ci contorna, ha significato e valore solo se siamo noi a darglielo.

Per mio conto, io credo ancora a Babbo Natale e alla sua magia.

A presto, Letizia T.

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