Dopo lo spumeggiante spettacolo che si è tenuto al Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio lo scorso sabato 2 settembre, la prossima tappa di DisneiAmo sarà il 30 settembre/1° ottobre presso Vicenza Comics&Games!
Domenica 01 ottobre, dalle 17:00 sul palco principale preparatevi ad una passeggiata musicale nel mondo #disney per un’esperienza unica e irripetibile nel suo genere!
Saremo coadiuvati in questo nuovo viaggio dalla nostra Elisa Rosselli, già nota al pubblico per essere autrice e cantante delle sigle della serie animata “Winx”!
Sabato 2 Settembre alle ore 18 sul Main Stage di Magico Mondo del Cosplay, vi aspetta uno show imperdibile: Disneiamo, uno spettacolo musicale e interattivo che ripropone le atmosfere Disney dal 1937 ad oggi!
DisneiAmo ripercorre in musica i più grandi capolavori animati creati dal papà di Topolino dal 1937 fino ai nostri giorni, tra medley, sketch e canzoni indimenticabili che hanno fatto sognare intere generazioni!
Uno show live frizzante e interattivo con quattro protagonisti d’eccezione: Stefano Bersola, Pietro Ubaldi, Letizia Turrà e Giorgia Vecchini.
Un’occasione per vivere tutta la magia dei sogni Disney in un unico spettacolo, per grandi e piccini.
Vi aspettiamo nella splendida location del Parco Giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio.
Dopo pranzo abbiamo visitato l’Isola dei Pescatori, la sola ad essere ancora abitata.
Esiste una piccola chiesetta edificata nel 1878.
Non poteva mancare un piccolo cimitero, quasi a ricordare che non di solo turismo vive l’uomo. La morte ci riporta tutti sul piano dell’umiltà, ancora una volta.
Il caldo torrido ci ha quasi fatti impazzire, ma non ci siamo persi d’animo, mancava l’isola più importante e a mio avviso l’ultima tappa che riconduce reiteratamente la Natura madre all’Uomo.
Questo è infatti il nome dell’ultima isola che abbiamo visitato.
Con i suoi otto ettari di estensione, l’Isola Madre è la più grande delle Isole Borromee. Flaubert la definì “il luogo più voluttuoso al mondo“. L’anima dell’isola è rappresentata dal suo parco; un tempo tenuta agricola con ulivi, castagni e ciliegi, oggi si è trasformato in una terrazza enorme di aranci, limoni, cedri e splendidi giardini all’italiana.
Addentriamoci nel Palazzo principale…
La culla con l’incisione “humilitas” di cui vi ho parlato che si trova all’interno del dipinto della Contessa Borromeo.
La stanza del collezionista.
Gli splendidi giardini di fiori di loto, lacaffetteria e Book shop
Alberi maestosi, salotti veneziani, Teatri di marionette si mostrano orgogliosi ai visitatori nonostante siano ormai prossimi ai due secoli di vita.
Le sale del Teatro delle marionette sono tra le più importanti e contengono al loro interno allestimenti, marionette, interi copioni, ricevute di pagamento, partiture musicali: un vero e proprio teatrino davanti al quale la famiglia Borromeo intratteneva i suoi ospiti.
Un ultimo giro a Stresa, prima di fare ritorno a casa…
La nostra intensissima giornata è volata come volano le foglie nel vento ed io sono ancora grata per questi momenti meravigliosi che abbiamo condiviso con il nostro amico Agostino. Non finirò mai di ringraziarlo per la sua preziosa amicizia.
Come lui stesso ha scritto: L’umiltà è un fiore prezioso e raro…come ci insegna la saggezza popolare, l’albero carico di frutti sta con i rami abbassati. Semplicità e umiltà sono forze silenziose e discrete che accompagnano e rendono forti le persone creative e di effettivo valore.
Un abbraccio a tutti voi e grazie per essere giunti fin qui.
Abbiamo un tempo limitato su questa terra. La vita, sebbene ci conceda lo spazio, è qui da molto molto più tempo di noi e il suolo sul quale poggiamo lo sguardo e rivolgiamo i nostri passi può essere una severa macchina del tempo che sovente ci rimprovera, ricordandoci che l’umiltà ha un’enorme importanza.
“Humilitas” è la parola che ci ricorda lo stretto legame della famiglia a cui appartengono questi tesori: l’umiltà davanti a Dio e alle virtù, simbolo dello stemma dei Borromeo, una importante famiglia italiana molto influente nella città di Milano e nelle zone, appunto, del Lago Maggiore.
Le Isole Borromee si trovano in un arcipelago di 20 ha situato nel medio Lago Maggiore. Questo tratto di lago bagna i principali comuni turistici di Stresa, Verbania e Baveno.
Partendo dalla principale Isola, non si può che restare folgorati dall’immensità di un lago che tanto assomiglia al mare; a bordo di un motoscafo noi quattro e il nostro amico Agostino incominciamo il nostro viaggio diretti verso Isola Bella, dove ha sede il Palazzo Borromeo, il quale gode di un giardino barocco all’italiana.
Isolabella
Sul motoscafo
Noi
tra le rocce
La spiaggia
Prima della visita al Palazzo, ne abbiamo approfittato per godere di un giretto sulla spiaggia, abitata da migliaia di uccellini e da gabbiani.
All’interno del Palazzo, si trova La Galleria Berthier, uno dei rari esempi di collezione barocca conservata nel Nord Italia: un mosaico di oltre 130 quadri che include capolavori, opere d’arte barocche e alcune copie dei grandi maestri del passato quali Raffaello, Correggio, Tiziano, Guido Reni.
Questo splendido dipinto è stato realizzato dalla Contessa Elisabetta Borromeo in persona. Il titolo è “La culla dell’erede col cane che sorveglia” e riprende il tenero atto di protezione dei due cani di casa intenti a vegliare sul piccolo Giberto, ancora neonato in fasce. Troneggia la parola “humilitas” sulla culla. La stessa che più avanti vi farò vedere.
Magnifici affreschi raffiguranti scene di natura a cui si mescolano animali quali pavoni e civette troneggiano in alto, tramutandosi quasi in occhi indisturbati che sorvegliano gli avventori.
Uomo e natura, continuamente rievocati nei dipinti che raffigurano la vita quotidiana.
Questo straordinario tavolo è stato realizzato con mini tessere di mosaici, un’opera di notevole bellezza!Si tratta del dono di Papa Leone XII a Giberto Borromeo.
Molto belle anche le collezioni di burattini e di giocattoli.
Questo documento fu stilato e siglato dai rappresentanti del regno d’Italia (tra cui Benito Mussolini), di Gran Bretagna e Francia, che cercarono un accordo per contrastare le mire espansionistiche della Germania hitleriana.
Le Grotte sono uno dei tratti distintivi dei Palazzi dei Borromeo (Villa Litta Borromeo, che ho visitato due anni fa presenta le stesse caratteristiche).
Erano pensate per stupire gli ospiti e offrire refrigerio dal caldo estivo.
Passiamo al Salone Nuovo, lo spazio più ampio del palazzo che si eleva oltre i tre piani dell’edificio. Realizzato alla fine del ‘600 su ispirazione della Chiesa milanese di San Lorenzo, possiede pareti azzurre su cui risalta il bianco delle decorazioni a stucco. Tra queste, quattro putti reggono gli emblemi in bronzo che campeggiano nello stemma di famiglia: il dromedario, l’unicorno, il morso e il cedro.
La galleria degli arazzi lascia stupefatti per la ricchezza di dettagli con ben sei arazzi fiamminghi. Merita sicuramente un occhio più attento (pochi si soffermano in questo ambiente considerato che è l’ultimo tra le esposizioni al chiuso).
Uscendo si incontra l’atrio di Diana, uno spazio di forma poligonale, elemento di raccordo tra il palazzo e il giardino. Prende il nome dalla stessa statua collocata dietro la fontana. La continuità tra l’ultimo ambiente – quello degli arazzi – e questo – è dato dalla pavimentazione a ciottoli neri e bianchi.
Una magica scalinata investita da un potente raggio di sole ci introduce al Teatro Massimo, cuore del giardino. Le stature e gli obelischi che decorano le esedre sovrapposte, sono state quasi tutte realizzate da Carlo Simonetta alla fine del ‘600. In alto, le personificazioni di Arte e Natura. Svetta l’unicorno, simbolo della famiglia, mentre ai lati si trovano i quattro elementi che governano la Natura: aria, acqua, terra e fuoco.
Il tripudio di colori e l’esplosione di una natura a tratti sconosciuta lascia stupefatti di fronte alla cura e all’amore che questi ambienti ricevono – e di conseguenza – restituiscono.
Abbiamo lasciato il magico Giardino d’amore con enormi alberi di tasso, ulivi secolari, piante di limoni, aiuole perfettamente scolpite con motivi geometrici, un Belvedere su tutto il panorama e due pavoni bianchi, completamente indifferenti ai visitatori ai quali, è evidente, sono fin troppo abituati.
Non può mancare la visita all’ultimo capolavoro mozzafiato: la “Serra Elisa” (la più grande dell’isola), nata a inizio Ottocento come giardino d’inverno, oggi trasformato in un micro-ambiente che raccoglie piante esotiche e rarità botaniche.
Abbiamo pranzato in un ristorante davvero molto carino: il Lemontree, che possiede un proprietario sopra le righe: un appassionato collezionista di chitarre appartenute a famosi musicisti. Merita assolutamente una visita 😉
Un abbraccio a tutti voi e grazie per essere giunti fin qui. Ci vediamo nella parte II.
Vieni a trovarmi se puoi fra un taxi e una telefonata un contratto e un’arrabbiatura tra un giornale e una preghiera tra un film e un aperitivo vieni a trovarmi finché son vivo una mattina una sera scambiamoci un sacco d’idee sbagliate invecchiamo un’ora insieme.
delle prime cerette alle gambe perché volevi sentirti donna anche se di peli non ne avevi molti
dei due di picche grossi come case da parte del ragazzo che ti piaceva, duri da incamerare; erano porte prese in piena faccia e bruciavano come schiaffi sul viso.
dei Take that e di Mark Owen
del giornalino “Cioè” che conteneva sempre una sorpresa regalo
delle lettere scritte a mano
delle cartoline che ricercavi in edicola e sulle quali avevi poco spazio per scrivere
delle giornate al mare infinite e di come ci addormentavamo sotto il sole cocente
della magrezza estrema perché ci dicevano che eravamo grasse
di tutti i complessi che ci facevano venire per le smagliature
delle lacrime copiose per esserci fidate delle amiche sbagliate
dei genitori dal polso duro che ci punivano con durezza
delle carezze dei nonni
della salsa e del vino che contornavano tutte le nostre estati con loro
dei diari di Smemoranda
dello zaino pesante Seven e Invicta
dei tragici anni della scuola media in cui mi sentivo una sfigata
del Walkman con la musica a palla
del Karaoke di Fiorello con i vicini che non ne potevano più
delle serie Tv come “otto sotto un tetto”, “Il principe di Bel Air”, “Magnum P.I.”, “Supercar”
del Crystal Ball che era tossico e ti dava alla testa
del calcio Balilla sul lido d’estate
dei Jukebox con le canzoni di Bon Jovi, Raf, Tozzi e Luca Barbarossa
delle prime parole in spagnolo che ci siamo dette, io e Paola, e che ancora oggi risuonano nella mia mente.
Mi dispiace vedere che lei fa più affidamento sui pettegolezzi e le sciocchezze di altre persone che non su di me e che, anzi, non ha alcuna fiducia in me. Le garantisco però che questo non mi turba; che scrivano pure fino a diventare ciechi e lei creda pure loro, se così le piace, ma io non cambierò di un capello.
Deve essere frustrante per taluni applicarsi tanto per far vedere di essere felici, quando esistono persone che non hanno bisogno di tutto quello sforzo per esserlo.
Perché la felicità o la serenità interiore, quando è vera, non ha bisogno di chiavistelli; richiede soltanto di essere vissuta con genuina semplicità.
Ci sono persone che continuano a parlarmi come se fossi la stessa persona di un tempo; ma io non sono la stessa di ieri, e domani non sarò la stessa di oggi. Ho scelto di evolvermi, di cambiare, detesto la noia e le preoccupazioni stagnanti.
Desidero essere libera di pensare diversamente da chi si è adagiato nella propria culla di vita; so che essa è troppo breve per continuare a desiderare di avere sempre di più come se questo rappresentasse il vero nutrimento dell’IO.
In realtà non c’è niente che là fuori vi soddisfi più dell’aver coltivato voi stessi apprezzando quanto già possedete. Non ci sarà sesso, né passione, né complicità, né vera amicizia, se prima non avrete fatto amicizia con voi stessi.
Coltivate pensieri felici, abbracciate chi avete vicino, ricordate perché avete scelto quelle persone al vostro fianco e ricordate che anche una fiamma spenta può riaccendersi e deve essere rispettata nel suo fioccare lento. Perché anche la fiamma ha bisogno di evolvere, di modificarsi.
Ricordate soprattutto che la solitudine sarà uno dei prezzi da pagare per aver imboccato certi percorsi; coltivate pure quella, la preziosa solitudine e il silenzio, che tanto insegna.
Nonno Nestor biasimava le cattive abitudini di mia madre.
Anche se non disse mai apertamente quello che pensava riguardo questa cosa, poiché rispettava enormemente le scelte di mio padre, era possibile intuire il suo pensiero dagli sguardi e le occhiatacce ogni volta che metteva piede in casa nostra.
Fece in modo che io passassi più tempo possibile con lui per portarmi al di fuori di quelle quattro mura.
Mio padre era ormai rassegnato per la situazione e anche io dovetti constatare che quella donna che tanto avevo amato da bambina, si era trasformata nella sua controfigura imbruttita e a tratti sprezzante.
Solo a volte.
Perché vi sono stati momenti in cui ho davvero tentato di comprendere che quello che mia madre ha vissuto non è stato semplice e che forse io stessa mi sarei chiusa in me stessa se avessi visto mio padre morire davanti ai miei occhi.
Forse fare i genitori non è facile come si possa pensare, soprattutto quando si hanno ferite inconcluse, e certi capitoli sono ancora tanto vistosamente aperti.
Probabilmente come figlia avrei dovuto essere in grado di perdonare mia madre per le sue mancanze e lasciare il passato alle spalle accettando quello che nel presente le persone amate scelgono di diventare.
Mi mancavano tanto i momenti in cui le chiedevo cosa fosse quella grande e luminosa palla gialla nel cielo che tutti chiamavano “luna”.
La guardavo spesso chiedendomi se ci stesse seguendo perché, da qualunque parte ci girassimo lei era sempre lì, ferma e nella stessa posizione.
-“Mamma guarda, la luna ci segue!”, le dicevo convinta.
-“Non è così, tesoro. Siamo noi che continuiamo a girare con la macchina, ma la luna rimane sempre lì, ferma sullo stesso posto.”
Nonostante la sua risposta che doveva servire a togliere ogni dubbio, continuai a ritenere a lungo che fosse la luna a seguirci. “Ci segue eccome”, mi dicevo.
Sto tentando in tutti i modi di mantenere sana la mia mente, di riportare su un piano di pace il mio volere, di arricchire i miei interessi e la mia visione con lo scopo di crescere interiormente. Ogni giorno, mi trovo alla disperata ricerca di nutrimento per la mia mente, di piccoli atti di gentilezza che mi mancano terribilmente.
La realtà è che ci sono più persone che dormono intorno a me, rispetto a quelle “sveglie” e capaci di tenere stretta un’amicizia.
Ho trovato qualche risposta a questa mia necessità specchiandomi nella natura. Solo Lei mi sostiene in questo. Se ne sta lì buona buona come una grande amica, mi invita ad avere la pazienza di aspettare, mi richiama ogni qualvolta qualcosa fa capolino dal mio orto, pronto per essere raccolto. Mi insegna che nulla può essere raccolto, se prima non hai seminato. L’uomo è troppo presuntoso per comprendere questa immensa verità.
La natura mi sta educando a quella gentilezza, a quella pazienza, mi invoglia a credere ancora nell’Universo.
Ogni giorno nell’affrontare la quotidianità, le ardue strade della vita e tutto ciò che la contorna, non facciamo altro che prepararci alla morte.
Ogni gesto, ogni pensiero, ogni fallace certezza, non ci porta che all’unico traguardo finale, uguale per tutti. Eppure proviamo collera verso la morte, ci scagliamo contro le sue azioni, quasi con la pretesa di controllare il dolore che lascia con il suo passaggio.
Ignoriamo che il dolore è qualcosa di antico di cui nessuno ti dice nulla; nessuno ti spiega cos’è veramente soffrire neppure da bambini, quando facciamo un sacco di domande ritenute superflue dagli adulti.
Forse accade perché quantificare, dare un nome o misurare un dolore, non è possibile. Lo devi sentire, e basta. E mentre consenti al dolore di scavarti, a quel punto ti dimenticherai di chi eri prima della sua venuta. Ti ritroverai solo in una stanza a vetri e ti sarà concesso di guardare da fuori le onde di un mare irrefrenabile, che finirai per paragonare alla tua vita.
Il bello del giardinaggio: le mani nello sporco, la testa baciata dal sole, il cuore vicino alla natura. Coltivare un giardino non significa nutrire solo il corpo, ma anche l’anima.
(Alfred Austen)
Le patate si sono rivelate un ottimo esperimento, sembra stiano crescendo bene 😉 Resto in ascolto di quanto la terra avrà da dirmi; lei è maestra Divina, unica compagna in cui credo, dopo la musica!
Una notizia che mi ha lasciata un po’ così…tempo fa avevo chiesto alla Prof. di inglese di passarmi il suo numero perché volevo sentirlo.
Era una persona semplice, dalla voce incredibilmente rauca a causa delle decine di sigarette che fumava al giorno; era un po’ sbilenco e con l’andatura affaticata; dimostrava il doppio dei suoi anni; amava il soul americano e mi faceva spesso dono delle sue cantanti preferite incise sulle audiocassette. Proprio nel momento in cui ne ho ritrovata una tra i vecchi libri di scuola, mi è tornato alla mente e ho ricordato le sue continue sollecitazioni affinché continuassi a cantare perché lui adorava sentirmi cantare.
La dicitura è scritta in stampatello: “A LETIZIA, UN GIORNO LE CANTERO’ A MODO MIO“.
Perché in fondo è così che si vive la propria vita: a modo proprio, seguendo le proprie note.
Non so più come vivesse la sua, di vita. Credo sia morto da solo, nell’indifferenza di un mondo che si spinge avanti tra le gomitate di chi cerca di andare oltre, pure lui, a suo modo.
Lo si credeva in giro per il mondo mentre invece era chiuso in casa da chissà quanto tempo.
Non aveva risposto ai miei messaggi e neppure alle mie telefonate, neppure quando gli avevo scritto chi ero. Forse si era addirittura dimenticato di me. O forse, si sentiva troppo solo per rispondere al mondo esterno.
Che la terra ti sia lieve, Gianni, io ora mi sento come una bambina senza di te, sento che sto crescendo e che molti di coloro che ho conosciuto se ne stanno andando.
Meravigliosa Albenga, in compagnia degli amici giusti, con le mani esperte di Niccolò che preparava il pane e dolci fatti in casa, rendendo il nostro tempo ancor più speciale.
La mia adorata amica Giuseppina ci ha fatti sentire a casa, come nessuno mai.
Alfredo con i suoi sorrisi mi ha ricordato mio nonno e quell‘amore che ancora oggi non mi abbandona.
Circondatevi di persone preziose, sarà valsa la pena di viverla questa vita inafferrabile.
La mia puppulina si trova in gita e si sta divertendo. Sono qui, seduta nella penombra milanese delle ore 17, con i gomiti appoggiati sulla scrivania e penso a quanto tempo è passato da quando fotografavo le sue gambe cicciotte e i suoi codini biondi carichi di boccoli.
Èpartita per la gita e già mi manca. Lo dico senza sentirmi ridicola, ho un rapporto bellissimo con lei; lei disegna, ha la testa piena di cose e di idee, ha un sorriso vincente e due occhi luminosi che non si possono non adorare; lei supera gli ostacoli nonostante abbia un Dsa, è gentile anche con chi non lo è con lei, sa rispondere a tono se serve, canta a squarciagola le canzoni della Houston. Di Gaia ho già parlato in passato per i suoi disturbi dell’apprendimento e continuerò a parlarne perché tutti sappiano cosa significa vivere nel loro mondo.
I suoi disegni saranno esposti in una mostra entro fine mese, è l’inizio di un percorso che lei sogna e che tutti i giorni le dona un respiro nuovo, una nuova grinta e una nuova spinta per proseguire.
È nato tutto da una serie TV. Stranger Things le ha letteralmente cambiato la vita. Dal momento in cui la serie è finita mi sembra di veder scorrazzare per casa un’adolescente del 1987 con la permanente e la musica nelle orecchie proveniente da un walk-man (inutile dire che ho dovuto comprarne uno per farla felice e ho dovuto farle fare la permanente come mia madre)!
Mi scrive che si sta divertendo, che è arrivata in albergo, la Toscana le piace e tutti le stanno simpatici! Sono felice, le ho scritto di divertirsi, che questi giorni voleranno.
Lo dico ripensando ai miei, di giorni, che sono volati con la velocità di un soffione nel vento come se qualcuno ci abbia posto uno sbuffo sopra.
“Saremo figli di una nuova era, di una nuova vita e di nuovi colori, di nuovi modi e di nuove stagioni.
Tutto non sarà come prima.
Saremo consapevoli della sottile e fragile corda della vita, che basta poco per stuccarsi. Saremo nuovamente ammaliati dalla disarmante bellezza delle piccole e semplici cose, ma come prima, torneremo ad essere distratti.”