Vi porto con me a scoprire le Isole Borromee! Parte I (Isola Bella)

Abbiamo un tempo limitato su questa terra. La vita, sebbene ci conceda lo spazio, è qui da molto molto più tempo di noi e il suolo sul quale poggiamo lo sguardo e rivolgiamo i nostri passi può essere una severa macchina del tempo che sovente ci rimprovera, ricordandoci che l’umiltà ha un’enorme importanza.

“Humilitas” è la parola che ci ricorda lo stretto legame della famiglia a cui appartengono questi tesori: l’umiltà davanti a Dio e alle virtù, simbolo dello stemma dei Borromeo, una importante famiglia italiana molto influente nella città di Milano e nelle zone, appunto, del Lago Maggiore.

Le Isole Borromee si trovano in un arcipelago di 20 ha situato nel medio Lago Maggiore. Questo tratto di lago bagna i principali comuni turistici di Stresa, Verbania e Baveno.

Partendo dalla principale Isola, non si può che restare folgorati dall’immensità di un lago che tanto assomiglia al mare; a bordo di un motoscafo noi quattro e il nostro amico Agostino incominciamo il nostro viaggio diretti verso Isola Bella, dove ha sede il Palazzo Borromeo, il quale gode di un giardino barocco all’italiana.

Prima della visita al Palazzo, ne abbiamo approfittato per godere di un giretto sulla spiaggia, abitata da migliaia di uccellini e da gabbiani.

All’interno del Palazzo, si trova La Galleria Berthier, uno dei rari esempi di collezione barocca conservata nel Nord Italia: un mosaico di oltre 130 quadri che include capolavori, opere d’arte barocche e alcune copie dei grandi maestri del passato quali Raffaello, Correggio, Tiziano, Guido Reni.

Questo splendido dipinto è stato realizzato dalla Contessa Elisabetta Borromeo in persona. Il titolo è “La culla dell’erede col cane che sorveglia” e riprende il tenero atto di protezione dei due cani di casa intenti a vegliare sul piccolo Giberto, ancora neonato in fasce. Troneggia la parola “humilitas” sulla culla. La stessa che più avanti vi farò vedere.

Magnifici affreschi raffiguranti scene di natura a cui si mescolano animali quali pavoni e civette troneggiano in alto, tramutandosi quasi in occhi indisturbati che sorvegliano gli avventori.

Uomo e natura, continuamente rievocati nei dipinti che raffigurano la vita quotidiana.

Questo straordinario tavolo è stato realizzato con mini tessere di mosaici, un’opera di notevole bellezza! Si tratta del dono di Papa Leone XII a Giberto Borromeo.

Molto belle anche le collezioni di burattini e di giocattoli.

Questo documento fu stilato e siglato dai rappresentanti del regno d’Italia (tra cui Benito Mussolini), di Gran Bretagna e Francia, che cercarono un accordo per contrastare le mire espansionistiche della Germania hitleriana.

Le Grotte sono uno dei tratti distintivi dei Palazzi dei Borromeo (Villa Litta Borromeo, che ho visitato due anni fa presenta le stesse caratteristiche).

Erano pensate per stupire gli ospiti e offrire refrigerio dal caldo estivo.

Passiamo al Salone Nuovo, lo spazio più ampio del palazzo che si eleva oltre i tre piani dell’edificio. Realizzato alla fine del ‘600 su ispirazione della Chiesa milanese di San Lorenzo, possiede pareti azzurre su cui risalta il bianco delle decorazioni a stucco. Tra queste, quattro putti reggono gli emblemi in bronzo che campeggiano nello stemma di famiglia: il dromedario, l’unicorno, il morso e il cedro.

La galleria degli arazzi lascia stupefatti per la ricchezza di dettagli con ben sei arazzi fiamminghi. Merita sicuramente un occhio più attento (pochi si soffermano in questo ambiente considerato che è l’ultimo tra le esposizioni al chiuso).

Uscendo si incontra l’atrio di Diana, uno spazio di forma poligonale, elemento di raccordo tra il palazzo e il giardino. Prende il nome dalla stessa statua collocata dietro la fontana. La continuità tra l’ultimo ambiente – quello degli arazzi – e questo – è dato dalla pavimentazione a ciottoli neri e bianchi.

Una magica scalinata investita da un potente raggio di sole ci introduce al Teatro Massimo, cuore del giardino. Le stature e gli obelischi che decorano le esedre sovrapposte, sono state quasi tutte realizzate da Carlo Simonetta alla fine del ‘600. In alto, le personificazioni di Arte e Natura. Svetta l’unicorno, simbolo della famiglia, mentre ai lati si trovano i quattro elementi che governano la Natura: aria, acqua, terra e fuoco.

Il tripudio di colori e l’esplosione di una natura a tratti sconosciuta lascia stupefatti di fronte alla cura e all’amore che questi ambienti ricevono – e di conseguenza – restituiscono.

Abbiamo lasciato il magico Giardino d’amore con enormi alberi di tasso, ulivi secolari, piante di limoni, aiuole perfettamente scolpite con motivi geometrici, un Belvedere su tutto il panorama e due pavoni bianchi, completamente indifferenti ai visitatori ai quali, è evidente, sono fin troppo abituati.

Non può mancare la visita all’ultimo capolavoro mozzafiato: la “Serra Elisa” (la più grande dell’isola), nata a inizio Ottocento come giardino d’inverno, oggi trasformato in un micro-ambiente che raccoglie piante esotiche e rarità botaniche.

Abbiamo pranzato in un ristorante davvero molto carino: il Lemontree, che possiede un proprietario sopra le righe: un appassionato collezionista di chitarre appartenute a famosi musicisti. Merita assolutamente una visita 😉

Un abbraccio a tutti voi e grazie per essere giunti fin qui. Ci vediamo nella parte II.

Letizia Turrà

ph credits: Letizia Turrà

Info sulle isole: brochure delle Terre Borromee

4 pensieri su “Vi porto con me a scoprire le Isole Borromee! Parte I (Isola Bella)

  1. Complimenti Leti. Le foto sono molto belle ed evocative ed il testo davvero interessante ed esplicativo. Ci fanno entrare nella magie e nelle forti energie che percepiamo quando visitiamo questi luoghi ricchi di storia. Ho visitato molte volte le Isole Borromee, nel Lago Maggiore. La bellezza, il fascino e l’energia che emanano queste Isole mi provocano ogni volta emozioni e sensazioni diverse, che variano in base allo stato d’animo o alle persone che sono con me. La bellezza e l’energia di questi luoghi e oggetti antichi ispirano la creatività dei visitatori. Ogni volta queste Isole sono diverse, ogni volta vediamo cose nuove, nuovi particolari. Questi luoghi e oggetti antichi sono intriganti, circondati da un senso di mistero che è difficile non percepire. Questo suscita nelle persone come me che considerano il viaggio una metafora della vita, un’atmosfera di magia e meraviglia. Grazie Leti per questo bellissimo questo viaggio dell’anima che ci hai fatto rivivere.

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    1. Grazie a te per essere sempre presente quando conta. Penso che un luogo così lasci sempre qualcosa di nuovo ogni volta, soprattutto se lo si visita a distanza di tempo, avendo maturato certi concetti e certe esperienze di vita. Ti abbraccio con tutto il cuore!

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