E tu dietro una finestra guardi fuori.

Non sento poi molto, non sento più nulla.

Mi avevano detto che questo giorno sarebbe arrivato, ma non volevo crederci; o forse, non volevo vederlo.

Avrei dovuto acquistare uno di quei registratori portatili di colore rosso con i tasti gialli, per registrare ogni frammento di vita che sentivo sulla pelle. Avrei dovuto perché ora, proprio ora, avrei necessità di sentire ancora quei battiti pronunciati dalle mie labbra.

Proprio ora, che non sento più niente. Il passato riposa in un cassetto, e contiene al suo interno vestiti puliti che non posso barattare con quelli logori che ora porto.

Mi rammarica non riuscire a trovare l’entusiasmo di un tempo. Ormai tranne che in casa, non mi entusiasma più il mondo esterno.

È normale – dicono – con l’età impari a selezionare, diventi più critico verso molte cose!

E quando te lo dicono quasi sempre serri la bocca e abbassi il mento con un cipiglio strafottente, come se la cosa non ti riguardasse. Ignori completamente che un giorno arriverà quel momento anche per te, in cui difficilmente piangerai per un film, in cui dopo un abbandono soffrirai sempre meno e ci metterai sempre meno tempo a realizzare che fosse giusto e che le cose dovessero andare così, che non ti emozioneranno più allo stesso modo certe canzoni e che avrai bisogno di ben altro, per ritrovare quel vigore di una volta.

Proprio così, passa il tempo e tu non senti più niente. Un bel niente. Indifferenza, mestizia che trasuda dagli occhi, noia, astenia, apatia che diventa cronica.

Dio, è davvero tanto difficile tornare alle cose di prima? Il tempo è così stronzo quando ci si mette, o sono i substrati che nel frattempo si sovrappongono a noi e al nostro volere? I nostri desideri vengono offuscati in cambio di una blanda sicurezza.

Le emozioni vere barattate, con la pessima qualità del vivere.

Ora colleziono bottoni e fotografie, esco poco per fare brevi passeggiate, lascio fuori dalla porta le scarpe sporche di fango. Scrivo e leggo solo perché sono triste; un tempo scrivevo soltanto se ero triste, cambia molto il senso di questa cosa.

Ci vuol coraggio ad ammettere di non provare più nulla, almeno quanto ce ne vuole per provare tutto il resto, restando attaccati alla finestra da cui vedo il mondo passare.

Letizia Turrà

Ph: Dan Hayon

3 pensieri su “E tu dietro una finestra guardi fuori.

    1. Mi sembra un modo eccezionale di portare un pezzo di vita e di tempo altrui con sé. I bottoni, così come molte delle cose che collezioniamo, non sono che un simbolo del nostro volerci soffermare qui, accumulando tesori che riposano nei nostri cassetti o in vista sulle nostre credenze. Servono a identificarci con tutto il resto. Davvero straordinario. Pensa che nella realtà io colleziono macchine da scrivere molto vissute. ❤

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