Il legame che può esistere tra una persona e una canzone.

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Capitolo primo

“Way down Louisiana close to New Orleans, way back up in the woods among the evergreens…”.

Spegne la radio. Spegne la sigaretta.

Da un po’ di tempo ha anche iniziato a fumare, dapprima per darsi un tono, poi col tempo, anche quella si è trasformata in un’abitudine da cui è divenuto difficile separarsi.

Per un’intera settimana il volto di Milano è stato uggioso, la pioggia non ha mai cessato di battere sui marciapiedi e questo brano sembra essere l’unico raggio di sole che filtra nella sua stanza buia.

Sul tavolino un bicchiere d’acqua mezzo pieno, un flacone degli inseparabili tranquillanti, quel famoso libro di William Shakespeare.

Ascolta quella canzone consapevole del legame che c’è tra lei ed essa. E’ strambo pensare che ci sia un legame tra una persona e un brano musicale, ma è così.

Tutto merito del luogo da cui proviene, tutta colpa di suo padre: amante di Chuck Berry e della musica  Soul in

generale, Richard Backer è General Manager di un’industria farmaceutica di origini irlandesi cresciuto in Florida. Sua madre Margareth, nata e cresciuta fino all’età 17 anni a New Orleans, è una casalinga tutta casa e chiesa, puntigliosa e taciturna in quasi tutte le occasioni, tranne che durante le manifestazioni parrocchiali, fa parte infatti del gruppo della parrocchia di East Baton Rouge, da anni combatte ardentemente per la raccolta fondi e per la riunificazione delle comunità dei ragazzi di colore.

Ecco perché lei si chiama così.

Nonostante nessun problema in apparenza, Louisiana si sentiva oppressa all’interno del nucleo famigliare e da quel luogo dove era nata e cresciuta. I soldi nella loro casa non erano mai mancati ma il prezzo da pagare era stata la totale assenza della figura paterna nella sua vita.

La madre le aveva imposto un indottrinamento religioso ossessivo che l’aveva portata ad avere repulsione della religione e di Dio, come conseguenza.

Riteneva infatti che non potesse esistere un Dio superiore che ci aveva creati “a sua immagine e somiglianza”, ma che piuttosto eravamo frutto di un’energia proveniente da chissà dove e tutti gli eventi che si verificarono intorno a lei (come l’arrivo dell’uragano), le fecero pensare sempre di più che aveva ragione.

“Una spiritualità che va oltre la religiosità imposta da mia madre, che mi scava la pelle arrivando fino al mio sangue. Una spiritualità forte come il legame che ho sempre avuto con il sesso ma che gestisco con opportuno riserbo, che bagna i miei occhi di lacrime e mi fa intravedere quel ritorno all’illuminazione, alla luce forte che staziona in ognuno di noi. Avrei voluto godere di quella normalità e quella pace a lungo ricercata, ma non vi è mai stato modo per me di mantenerla sempre lì costante, tanta era la voglia della pace di rifugiarsi in un luogo misterioso dove nessuno avrebbe mai potuto scovarla”.

Ormai Louisiana vive a Milano da quattro anni, è una studentessa di 23 anni, dai capelli mori e ricci, alta carismatica e dai grandi occhi.

E’ bella lei, talmente bella che non ha bisogno di mettere abiti che la rendano appariscente, gli uomini la noterebbero comunque. Non ha amici, tranne una compagna di stanza con la quale condivide un grande affetto e una grande stima.

Questa è la storia in cui si narra la mia vita.

Sarà raccontata senza ipocrisia e senza ritocchi fantasiosi nè riassunti, perché quando si parla della vita delle persone non si può ridurre tutto a due minuti di riassunzione degli eventi, ogni vita merita rispetto e il mio unico dovere sarà quello di raccontarvela, per quanto possibile, interamente.

Se pensate che leggendo questo racconto vi sentirete più leggeri o saprete quello che fa una studentessa tutti i giorni dal mattino fino alla sera come fosse una sorta di diario giornaliero, allora vi consiglio di cambiare libro.

Questa è una storia seria, piena di sentimento, e rappresenta la vita di una donna che ha davvero amato, oltre ogni aspettativa: me stessa.

Stralcio Capitolo primo tratto da “Aldilà del muro- Diario e confessioni di una Escort”  di Letizia Turrà

Photo: Google

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