Siamo giunti alla fine del racconto scritto da mia figlia, Gaia.
Volevo ringraziare le persone che seguono il mio Blog, che mi scrivono sui canali Social dove sono maggiormente attiva (anche se vado a fasi alterne e sento molto più “casa” questo Blog o microspazio che il Web mi concede). Grazie di cuore, da parte mia e di mia figlia.
Buona fine di lettura.

Paese di morte
Le ho viste nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie
Sulle labbra vaghi sorrisi di attesa e chissà che
Scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie
Povere belle donne innamorate d’amore e della vita
Le ragazze dell’Est.
Chi era davvero Matilda, la donna che aveva amato?
Andrea non riuscì a fornire a sé stesso nessuna risposta certa. Non avrebbe mai trovato pace, neppure ascoltando le parole di quel brano di Claudio Baglioni, che dal giorno del ritrovamento non aveva mai smesso di sentire.
Quel loop sembrò potesse parlargli di lei e il dolore diventò pian piano come il vento che ogni tanto passa, per poi tornare da dove è venuto.
Un sacco di cose, però, non tornavano: l’uomo fuori dalla casa di Jack che aveva voluto aiutarli, le scarpe pulite di Matilda quando lo stesso Maggi aveva sostenuto che la ragazza fosse fuggita fuori dal casolare per scappare nel bosco e tutto quello scenario che si era posto davanti alla sua vita, senza una reale ragione, strappandogli via dalle mani la persona più cara.
Andrea non aveva potuto sapere cosa fosse successo davvero nel mattino in cui fu uccisa.
Un piccolo paese di provincia si era trasformato di colpo in un luogo di morte.
Fu solo in grado di pregare per lei, pregare un Dio inesistente che ci porta via le persone che amiamo, che ci dilania il cuore e la mente per mezzo di un libero arbitrio lasciato nelle mani di un essere incontrollabile, creato a “sua immagine e somiglianza”, come gli aveva detto un giorno Jack.
L’amore non si controlla, così come l’odio e la rabbia che indurisce il cuore di chi attende che giustizia sia fatta.
In quanto a Jack D., non parlò più con nessuno di quello che era successo né mai ritornò nel luogo in cui era stato all’inizio di quella tragica storia.
Vendette la casa che aveva condiviso con Clara e si traferì insieme al suo cane Zed a Milano, dove iniziò a studiare criminologia forense, ottenendo nel giro di poco tempo una cattedra come insegnante all’Università Statale.
Per diverso tempo lui e Andrea continuarono a sentirsi telefonicamente, fino a quando quella fiammella che li teneva uniti si spense e le telefonate si interruppero.
Ciò che Jack D. si augurava in cuor suo, era che Andrea un giorno potesse ricominciare a vivere.
“Nulla accade per caso”, continuava a ripetersi nella mente.
Nulla davvero, neppure l’incontro con la morte che viene a ricordarti quanto sei minuscolo di fronte al suo orrore, in una giornata qualunque.
Una mattinata come tante, uguale alle altre.
Note dell’autrice: tutti i riferimenti a persone, luoghi e fatti sono da considerarsi casuali e frutto della fantasia dell’autrice.
Tratto da “La stanza degli specchi”
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Copyright © 2024 · Gaia Fabiani · all rights reserved.
Ph: O. Stoian

magnifico 🤩
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Grazie mon amour!!! ❤
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