La stanza degli specchi – Capitoli 9 e 10

9.

La stanza degli specchi

I funerali di Matilda si svolsero nel completo silenzio. La ragazza non aveva nessun parente, solo qualche documento immacolato che serviva a identificarla nel mondo. Nessuno si era presentato, neppure per il riconoscimento. Solo Andrea sapeva cosa volesse dire amarla nel profondo. Lui e Jack D., insieme a qualche collega di Andrea condussero la salma al cimitero urbano. 

Fu un momento molto triste anche per Jack che ricordò il giorno del funerale di Clara. 

Che cosa era la stanza degli specchi?

Ma soprattutto, a chi doveva porre quella specifica domanda?

Iniziarono a cercare su Internet per comprendere che cosa fosse la stanza degli specchi.

Ne uscì il titolo di un romanzo, una serie tv americana con Charles Bronson e un locale ormai chiuso che era una specie di bordello degli anni cinquanta che aveva sede a Ferrara.

Nessun altro indizio. Un altro chiacchierone ubriacone dei Pub che tentava di depistare le indagini.

Nel corso di tre settimane in centrale avevano ricevuto più chiamate di presunti testimoni oculari, che denunce per furti.

Andrea cominciava ad essere impaziente, sempre più iracondo e insoddisfatto.

Forse in cuor suo cominciava a concepire l’idea che Matilda fosse morta per mano di ignoti e non ci fosse molto altro da fare, la verità ci avrebbe messo troppo tempo per emergere.

Eppure non poteva finire così. Matilda meritava giustizia, così come ogni vittima.

Frattanto, giunsero i risultati degli esami scientifici del DNA sui frammenti di pelle ritrovati sotto le unghie.

Dal materiale organico emerse che i residui organici appartenevano ad un maschio caucasico, presumibilmente sulla quarantina. La vittima presentava gli stessi residui anche in corrispondenza dell’addome, unitamente a piccole porzioni di sangue e liquidi di colui che l’aveva abusata.

Fu una rivelazione ancora più scioccante.

Dopo settimane un piccolo spiraglio si apriva e Andrea seguitò ad indagare.

Nel frattempo il mandato di perquisizione era giunto nelle sue mani quasi per miracolo, considerato che non c’erano valide motivazioni che spingessero a sospettare del proprietario della cascina.

Il particolare del nastro giallo e dell’uomo che aveva parlato della stanza degli specchi avevano convinto il Magistrato che forse potesse essere opportuno controllare più accuratamente. 

Da ulteriori indagini emerse infatti che Maggi non era completamente pulito. Diversi anni fa aveva ricevuto una condanna per detenzione illegale di armi non autorizzate e incitamento alla prostituzione.

Eppure Andrea non lo riteneva capace di un simile gesto; non era così giovane, non era prestante e le coltellate erano state inferte da qualcuno dotato di una forza incontrollabile. Si trattava di un delitto passionale, legato a questioni finanziarie.

Inoltre l’uomo era stato così disponibile da non destare i suoi sospetti.

Andrea aveva ormai raggiunto una vasta esperienza con simili casi, al punto che fu quasi certo che quello sarebbe stato un ulteriore buco nell’acqua.

10.

Matilda

Le ho viste portare fiori e poi fuggire via

E provare a dire qualcosa in un italiano strano

Io le ho viste coi capelli di sabbia raccolti nei foulards

E un dolore nuovo e lontano tenuto per la mano.

‒ Voglio portarti al mare.

Andrea accarezzava piano il profilo di Matilda, lasciando che le sue mani non perdessero neppure un dettaglio di quella bellezza giovane.

‒ Il mare mi fa paura. Ci sono punti dove non si tocca.

Un’innocenza mai vista prima di allora, raccolta in un groviglio di occhi e capelli tinti di rosso, pronti a mostrare una tenerezza sconosciuta al mondo.

Matilda era una donna bellissima, di una bellezza rara, non solo perché fosse bella dal punto di vista oggettivo del termine. Quello che di lei colpiva era il fatto che portasse negli occhi la sua storia. C’era uno strato spesso come il cemento che la separava dagli altri.

Lei e Andrea si erano conosciuti a Milano, poco prima di Natale. Faceva la hostess per un evento organizzato dall’associazione disabili di cui la sorella di Andrea era la presidentessa.

Venne subito attratto da lei e rapito da quei lunghi capelli rossi che apparivano come un velo dietro cui tentava di nascondersi.

Poche parole, molti sguardi e tra i due era scoppiata la scintilla. Andrea raggiungeva Matilda appena poteva; gli incontri si susseguirono più e più volte, fino a quando divenne una vera e propria relazione, seppure ci fosse sempre un alone di mistero che Matilda tendeva a mantenere. Odiava specchiarsi, come se il suo riflesso le procurasse vergogna.

Non rivelò mai ad Andrea dove vivesse né da quale passato provenisse.

Solo una volta, mentre erano a letto, gli aveva confessato di avere avuto un’infanzia difficile con una sorella che era stata crudele con lei e un padre violento che la picchiava con la cinghia; confessò di aver provato una felicità immensa nel giorno della morte del padre, una felicità della quale si vergognava e che ancora bruciava dentro di lei. Nel raccontare quella storia, tutta la vicenda assunse i contorni di un horror, al punto che per Andrea divenne difficile riuscire a riportarla alla serenità.

Probabilmente le ferite di Matilda erano più vistose di quanto non lasciasse trasparire.

Andrea amava ogni lato di quella donna, anche il suo accento dell’Est molto pronunciato che le faceva aggrovigliare la lingua mentre tentava di pronunciare determinate parole.

A quel punto un sorriso si apriva su quel volto sbarazzino e gli occhi si spalancavano come quelli di una bambina, la mattina di Natale.

Matilda fu un regalo importante nella vita di Andrea. Forse, il più importante.

Non restava che il ricordo di quella donna.

Una nostalgia che non serve, che ti consuma e non fa che accrescere il senso di impotenza.

Tratto da “La stanza degli specchi

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