
7.
Un indizio è pur sempre un indizio…
Il telefono di casa squillò intorno alle 11. Jack D. aveva quasi paura di rispondere.
Per quella stessa paura non aveva nemmeno portato fuori Zed che continuava ad abbaiare reclamando la sua uscita giornaliera.
‒ Pronto, chi è?
‒ Chi vuoi che sia? Sono io, Andrea, sono l’unico ad avere il tuo numero.
‒ Non direi che sei l’unico! Ieri sera ho ricevuto una telefonata che mi ha messo in allarme!
‒ Quale telefonata?
‒ Ho il terrore di parlarne così, ora. Non hai sentito il messaggio in segreteria? Devi venire qui, io non voglio più parlare al telefono!
Jack si dimostrò risoluto, oltre che impaurito.
Andrea si precipitò a casa sua, trovando tutte le finestre serrate.
‒ Pensavo che nel frattempo avessi cambiato idea e fossi uscito, qui è tutto chiuso. Non è mai successo che tu chiudessi tutte le finestre!
‒ È quello che succede quando vieni minacciato da qualcuno al telefono. Ieri sera qualcuno era qui fuori da casa mia, e mi spiava dal cancello dietro la siepe.
‒ Non essere assurdo, sarà suggestione la tua. Forse non dovrei continuare a coinvolgerti in questa storia.
‒ Non essere ridicolo. Io ho paura per davvero, Andrea! C’è qualcuno che mi osserva e non vuole che io ti aiuti in questa storia. E poi come puoi chiedermi di restarne fuori dal momento che io ho trovato il corpo di quella ragazza!! Devo farmi un tè, ho bisogno di un tè, devo rilassarmi.
Cominciò a farfugliare agitato, sbattendo tutti gli stipetti della cucina.
‒ Lo faccio io il tè, basta che ti calmi. Sono andato alla cascina e ho parlato con Maggi, ho avuto l’impressione che fosse pulito ma qualcosa mi ha insospettito quando stavo per uscire: un dettaglio sul nastro giallo che avvolgeva le balle di fieno. Era lo stesso del fieno trovato vicino al corpo di Matilda.
‒ Mio dio…credi che sia coinvolto nell’omicidio?
‒ Se non è Maggi quello coinvolto, c’è qualcuno che lavora per lui che senza dubbio potrebbe dirmi di più su questa storia. Ho bisogno di un mandato autorizzato dal Magistrato.
‒ Loro sanno che frequentavi quella ragazza? I tuoi colleghi e altre persone, intendo.
‒ No, nessuno sapeva nulla perché era troppo giovane e si vergognava di far sapere che stava con un uomo più grande di lei.
‒ È un vero peccato. L’amore non ha età. Il tempo non conta niente di fronte a un sentimento come l’amore.
‒ Dici una cosa vera. Ed io la amavo, te lo giuro, non so esprimere quello che sto sentendo, non dormo da quattro giorni. Ormai non ragiono più lucidamente.
Andrea era visibilmente stanco. Decise di restare a casa dell’amico tentando di rintracciare il Magistrato per ottenere il mandato.
Jack ebbe incubi per tutta la notte.
Nei suoi sogni c’era Matilda, il suo corpo dilaniato dalla violenza e infine Clara, che gli sorrideva, seduta sulla poltrona intenta a leggere alcuni passi della Bibbia.
Fu una notte interminabile.
8.
La ricomparsa
Come uno che afferra le ombre e insegue il vento, così chi si appoggia ai sogni.
Siracide
Clara amava leggere le parole della Bibbia. Era una fervente cattolica, frequentava la Chiesa e da piccola era stata anche chierichetta.
Jack non credeva più a nulla ma di tanto in tanto, reclamava quel Dio implorando la sua pietà Divina.
Dio avrebbe potuto salvare una donna devota come Clara?
Dio avrebbe potuto fermare colui che aveva ucciso Matilda?
Matilda era davvero coinvolta in un giro di prostituzione?
Doveva avere dei segreti inconfessabili, senza dubbio, proprio per questo era stata fatta tacere per sempre.
Andrea rimase tutto il tempo in attesa di una risposta dai piani alti per ottenere il tanto bramato mandato, ma non arrivò nessuna risposta.
Decise di prendere un giorno tutto per sé che passò insieme a Jack D., leggendo alcuni passi della Bibbia.
‒ Tu credi in quello che leggi? ‒ Andrea lo guardò con gli occhi visibilmente lucidi.
‒ Non ne sono stato sempre così certo. Passo la maggior parte del tempo a interrogarmi sulla natura contraddittoria dell’uomo, di questo essere fatto a immagine e somiglianza di qualcuno che non vedremo mai. Mi sento forse più vicino a mia moglie, quando apro questo libro. È come se ci fosse lei a guidarmi e mi sento sicuro, ecco perché lo tengo in questo cassetto accanto alla poltrona dove di solito si sedeva lei.
‒ Allora continua pure a leggere.
‒ Vi vergognerete delle querce di cui vi siete compiaciuti, arrossirete dei giardini che vi siete scelti, poiché sarete come quercia dalle foglie avvizzite e come giardino senza acqua. Il forte diverrà come stoppa, la sua opera come scintilla; bruceranno tutte e due insieme e nessuno le spegnerà.
Sfogliarono diversi passi di Siracide fino ad annoiarsi.
‒ C’è una donna che mi scrive costantemente. Sono certo che nutra un interesse nei miei confronti, ma io non rispondo quasi mai. Preferisco rimanere da solo, piuttosto che contornarmi di donne che non mi darebbero comunque ciò che voglio. E se mi chiedi cosa voglio, in realtà non so rispondere con precisione. Credo di volere quello che vogliono tutti, un po’ di pace su cui contare e bei ricordi da lasciare, in coloro che resteranno.
Jack D. strinse con entrambe le mani i bordi della poltrona.
‒ Io quello che mi bastava credevo di averlo già. Da quando mia moglie è scomparsa, mi sono chiesto se fosse davvero così, cioè se avevo davvero quello che mi rendeva felice già prima. Credo di non essere mai stato davvero felice, nemmeno un tempo. Forse la verità più profonda è che non sono tagliato per il matrimonio.
‒ Il matrimonio è una trappola per topi, Jack D..
‒ Non puoi saperlo, non sei mai stato sposato.
‒ Ma tu sai che è vero.
Andrea gli diede una gomitata, canzonandolo.
‒ A questo punto potrei dire di sì. Una trappola bella grossa e stretta stretta. Stai ancora scrivendo per lei?
‒ Ogni giorno. Lo faccio come se fosse un esercizio contro il dolore.
‒ E se fosse la distanza a rendere tutto più potente? Voglio dire, se fosse la distanza a far aumentare l’amore? Amiamo perché non possiamo più dire certe cose all’altra persona, non possiamo più viverla, abbracciarla e parlarle e proprio a causa di questa distanza aumenta la nostalgia.
La sera era ormai giunta e Jack D. uscì per chiudere le finestre.
Nuovamente alle sue spalle ricomparve quell’ombra che aveva già visto la sera precedente.
‒ Ancora tu, ma chi diavolo sei. Andrea, vieni subito!!!
Alla vista di Andrea, l’uomo alzò le braccia e si avvicinò quel tanto che bastava per restare ancora nell’ombra.
‒ Chiedetegli della stanza degli specchi e dell’Orfanotrofio Merula.
‒ Chi sei, di che diavolo parli? ‒ Andrea intimò all’uomo di presentarsi.
‒ Solo uno che vuole aiutarvi, capirà a tempo debito come arrivare a risolvere questo caso.
L’uomo si allontanò a gran velocità prima che potessero raggiungerlo.
Andrea rimase nuovamente scosso per quell’avvenimento, già provato per tutto il trambusto mediatico e giudiziario che si era aperto dal ritrovamento di Matilda.
Che collegamento c’era tra l’Orfanotrofio Merula, e Matilda?
Doveva e voleva scoprirlo.
Tratto da “La stanza degli specchi”
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In sottofondo https://youtu.be/ZWe5ml8Zb74?si=B2MyuCMm2AaaUqO4
