La stanza degli specchi – Capitoli 5 e 6

Capitolo 5. L’uomo misterioso

Andrea non chiamò per tutto il resto del giorno. 

Nel frattempo Jack si era recato al 9210, un Pub vicino a casa e aveva ordinato il solito London Dry.

Sentì due uomini mormorare alle sue spalle.

‒ Hai sentito di quella ragazza? Pare che sia stata uccisa mentre la violentavano.

‒ A me non sembra di avere sentito che sia andata così. Pare che abbia corso per chilometri prima di essere presa e uccisa. ‒ bisbigliò un altro, ancora.

‒ Ma che vai dicendo? È stata ammazzata perché era una prostituta, stava battendo, deve averla uccisa qualcuno del giro.

Jack D. era confuso. In una piccola realtà come quella, un paese di circa 15 mila abitanti, udire pettegolezzi e frottole varie non era una novità. Ma quel cicaleccio lo irritava, gli procurava insofferenza. Aveva voglia di battersi il petto perché era stato lui a trovarla, lui per primo aveva visto quel corpo dilaniato dalla tirannia di uno sconosciuto, lui era il primo a voler difendere e proteggere il suo amico.

Lasciò il Pub rattristato, con le mani in tasca e Zed al guinzaglio.

Giunte le nove di sera, mentre la televisione trasmetteva le solite notizie nefaste, il telefono di casa squillò.

‒ Ce ne hai messo di tempo per chiamarmi.

‒ Avresti dovuto farti gli affari tuoi!

Una voce sconosciuta e profonda lo minacciava.

‒ Chi parla?? 

Non fece in tempo a proseguire, che avevano già interrotto la comunicazione.

Chiamò subito Andrea, che non rispose. Decise di lasciare un messaggio in segreteria.

‒ Andrea, devi chiamarmi subito. Qualcuno mi ha telefonato per minacciarmi!

Uscì per chiudere subito le finestre della cucina.

Fece appena in tempo ad alzare lo sguardo; un’ombra scura e alta vestita con un cappotto lungo e un cappello nero, lo stava osservando.

‒ Chi c’è lì? 

Zed uscì di colpo abbaiando, e l’ombra si dileguò facendo perdere le sue tracce.

A quel punto Jack si sentì davvero spaventato. Doveva esserci qualcosa di più dietro alla morte di quella ragazza.

‒ Nulla avviene per caso ‒ Lo ripeté tra sé e sé più volte restando inchiodato alla poltrona.

Capitolo 6. Il sopralluogo

Era finalmente giunta la chiamata da parte di Maggi, il proprietario della Cascina Bibbiena. 

Andrea aveva deciso di andare lì da solo senza consultare nessuno, perché voleva andare a fondo in quella storia.

La cascina si presentava come un comprensorio di più casolari, con diverse stalle e molti operai che lavoravano per il Sig. Maggi, un uomo distinto per nulla simile ai suoi operai che apparivano rozzi, quasi tutti tarchiati e con mani grossolane, indice del grande lavoro svolto per una vita.

Una grande fontana troneggiava al centro della proprietà. Andrea ebbe l’impressione di trovarsi di fronte a una piccola impresa di lusso, più che una modesta cascina agricola.

Il Sig. Maggi non si dimostrò affatto nervoso, fu un padrone di casa molto collaborativo e si disse rammaricato del fatto che nei terreni di sua proprietà fosse stato consumato un delitto tanto efferato.

Offrì da bere ad Andrea, che rifiutò, più che mai determinato a svolgere il suo lavoro con la diligenza che gli si addiceva.

‒ Sono costretto a chiederglielo nuovamente, non ha mai visto questa ragazza?

Andrea mostrò a Maggi la foto di Matilda. Un lampo rosso come i capelli della ragazza, attraversò il suo sguardo; poi alzò gli occhi al cielo e con estrema calma ripose la foto nelle mani di Andrea.

‒ Credo che mi sarei ricordato di un così bel fiore, semmai l’avessi vista. Torno a ripetere, non la conosco. Adesso, se vuole scusarmi, avrei molto lavoro da fare. A meno che lei non voglia arrestarmi devo congedarmi, perché ho molte cose da fare.

‒ D’accordo, si ricordi di chiamarmi se dovesse avere delle novità o se qualcuno dei suoi uomini dovesse ricordare qualcosa. Gliene sarei molto grato.

Maggi annuì con un piccolo cenno della testa e lo congedò con gentilezza.

Uscendo per raggiungere la macchina, Andrea notò un dettaglio che lo lasciò colpito: le balle di fieno che venivano utilizzate come foraggio erano legate da un nastro giallo che le avvolgeva, proprio quello che era stato rinvenuto sulla scena del crimine, vicino al volto di Matilda.

Andrea ebbe la sensazione che fosse lo stesso usato per strangolare e terminare la ragazza se non fosse morta per le coltellate.

‒ Solo un’ultima cosa, Sig. Maggi. ‒ si voltò verso l’uomo con un ghigno di sfida.

‒ Parli e chieda pure. ‒ tuonò quasi scocciato.

‒ Le balle di fieno sono della sua azienda o gliele fornisce qualche ditta esterna?

‒ Sono nostre, mi costerebbe troppo farle produrre da altri. Qui tutto è di nostra produzione.

‒ La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato. 

Andrea lasciò la cascina con la consueta impazienza.

ph: Kenneth Josephson

Tratto da “La stanza degli specchi”

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