Un altro Natale identico al precedente…o forse no.

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Ph: My Home

Sono passati quattro anni dall’ultima volta in cui le mie figlie emozionate alla finestra pronunciarono “LA NELE!!”

In realtà ciò che volevano dire era “la neve”, ma all’epoca sorrisi comunque nel vedere lo stupore sui loro visini paffuti, al punto che non ebbi il coraggio di correggerle.

Da bambina non l’avevo mai vista la neve, poiché provengo dal profondo Sud nel quale ho vissuto i primi quindici anni della mia vita. Se mi affacciavo sul davanzale del balcone, io riuscivo a scorgere solo il mare.

Da vent’anni vivo al Nord, e lavoro in un ufficio legale per gran parte della giornata in compagnia di occhiali da vista neri, pile di file cartacei, qualche libro polveroso di quelli che mi piace leggere, e milioni di idee in testa che mi spingano a proseguire nella redazione del mio prossimo libro.

Ho una vita piena, eppure sento che qualcosa (sempre) mi manca.

Se penso alla terra da cui provengo, penso anche a mia madre e alla sua presenza, trattenuta ossessivamente e vigorosamente per venticinque anni nella mia vita.

Tutto ciò è successo perché l’ho voluto io, è colpa mia se vive con me 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

Poi mi ritorna il magone se penso ai miei nonni e agli anni in cui non esistevano i telefonini, e la felicità che mi veniva tolta durante l’anno, di colpo mi veniva restituita proprio nel periodo di Natale, attraverso i doni che più avevo desiderato e le parole calde di mio nonno, e le favole sotto le coperte di mia nonna.

Ricordo che mi addormentavo spesso mentre lei narrava di storie assurde su streghe e donne malvagie, e puntualmente mi sentivo richiamare da lei, perché dovevo tornare nel mio letto freddo.

Così facendo non prendevo più sonno, e restavo sveglia a leggere o a giocare anche fino alle due (non vi dico le scenate al mattino per alzarsi, poi!).

Alcuni sostengono che il nuovo anno dovrebbe rappresentare un momento di svolta per molti di noi. Così, da almeno un mese ho stabilito che dovevo distaccarmi da molte cose, per non consentire loro di continuare a tormentarmi.

Sono partita proprio da mia madre. Ho lasciato andare la sua mano che fino al giorno prima avevo tenuto stretta, perché ho compreso che non c’era più nulla di materico che la tenesse legata a questa terra.

Poi sono passata agli oggetti.

Con mio grande rammarico ho donato ai piccoli compagni di scuola di mia figlia il primo albero che comprammo per la nostra casa.

Grande, imponente e pieno di rami, al punto da sembrare vero. Talmente impegnativo che le bambine ci lavoravano tre ore per completarlo.

Ricordo come fosse oggi l’emozione e la soddisfazione, quando magicamente le luci prendevano vita con la loro danza.

Così l’ho comunicato anche alle bambine, mentre intrecciavo i loro capelli come faccio ogni mattina, e mentre parlavo dell’albero e del suo trasloco verso la scuola piangevo, davanti ai loro sguardi stupiti.

Non possono infatti ancora comprendere cosa significhi per me lasciare un pezzo dei ricordi più belli della nostra famiglia, seppure si tratti solo di un albero di plastica!

Poi ho sorriso dolcemente alla piccola, riflettendo sul fatto che molti bambini godranno della presenza del nostro albero, e lo guarderanno con gli occhi belli, come lui merita.

Per quanto riguarda me, la strada del distacco non è completa e forse non lo sarà mai, ho ancora molte cose in sospeso da lasciare dietro di me.

E la cosa bella è che sono cosciente che sia giusto così.

Forse approfitterò di questo Natale per continuare a scrivere. Magari andrò in giro a fare foto di quello che mi emoziona, e donerò un sorriso e qualcos’altro a chi ne ha bisogno, come faccio sovente. Forse ancora visiterò un cimitero, e piangerò sulla tomba di un perfetto estraneo, perché a me piace fare anche questo. O ancora, me ne starò in silenzio ad osservare una strada silenziosa, con i profili bagnati dalla nebbia del mattino, quando in giro non c’è nessuno.

Penserò ai miei nonni, tutti, ai miei parenti, gli amici, a mia madre…a tutti quelli che mi hanno insegnato che il bene e il male non hanno un confine, e risiedono in ciascuno di noi.

O forse ancora resterò qui, nell’attesa che qualcuno si faccia vivo, perché la solitudine può lacerare anche i più forti.

Vi auguro un felice Natale, e vi ringrazio perché anche se non vi conosco, so che alcuni fra voi mi leggono con affetto, come se mi conoscessero.

Vi stringo forte, Letizia T.

 

 

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2 pensieri su “Un altro Natale identico al precedente…o forse no.

  1. Ci mancano tante di quelle cose che enumerarle richiederebbe una vita. Ed è per questo che la vita continua e i ricordi divengono l’anima di ciò che ci manca. Ci sentiamo circondati da tutte queste anime che a volte ci fanno sentire in compagnia. Ma poi le nostre mani cercano altre mani da toccare, da stringere come quando eravamo bambini. Allora sì che la solitudine ci sospinge un’altra volta indietro verso quella strada che abbiamo percorso e la troviamo vuota di tutti coloro che abbiamo amato, come tanti sogni caduti giù dai rami del nostro albero dei desideri. E ci aggrappiamo a coloro che sentiamo vicini anche senza conoscerli. Ma le mani nel vuoto… Buon Natale, Letizia. Forse nel vuoto riusciamo reciprocamente a sentire il calore di un fiato.

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  2. Mi piace molto la tua definizione di “sogni caduti giù dai rami del nostro albero dei desideri”, che trovo perfettamente calzante con il mio modo di vedere le persone e gli affetti come fossero alberi. Grazie a te, infinitamente, e buon Natale!

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